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L’agricoltura
è da tempo che invoca i cambiamenti e la verità è che ha perso favolose
opportunità per la logica dell’assistenzialismo, lenta naturale premessa
dell’abbandono.
Bisogna fare uscire il mondo contadino da questa logica che impera
imperterrita, ancora oggi, e che è servita a bloccare le straordinarie
potenzialità di questo mondo soprattutto per ciò che riguarda i suoi
valori, quelli che il consumismo ha ridotto a poca cosa con la crescita
dell’urbanizzazione.
Bisogna riportare l’agricoltura al suo ruolo naturale che la pone, oggi
più che mai, al centro dell’economia come perno intorno al quale far
ruotare tutte le novità che aspettano di essere attivate e ciò,
soprattutto per far capire a chi parla di crescita che essa è possibile
solo se viene affermata questa centralità.
Una centralità che, da una parte spiega la modernità di questo settore
economico di fronte ai bisogni veri, primo fra tutto il cibo, la sua
disponibilità; dall’altra fa capire che bisogna ripartire da ciò che
abbiamo, sapendo che solo quello che abbiamo ha il senso di base, cioè
piattaforma sulla quale è possibile programmare e progettare il futuro.
C’è bisogno di cogliere tutte le opportunità e di trasformare i
risultati in puntuali risposte da dare al mercato, al consumatore, alla
società.
Sta qui la cura e l’amore per la ruralità; la necessità e l’urgenza di
dar vita a un forte associazionismo, libero, non controllato dall’alto,
ma nelle sole mani dei produttori; lo sviluppo della multifunzionalità e
l’utilizzo delle occasioni che essa mette a disposizione; l’impegno a
produrre qualità e tipicità per rendere i prodotti testimoni sempre più
credibili di questo o quel territorio; la determinazione che serve per
difendere, tutelare e promuovere il territorio, ponendo, oggi più di
ieri, l’attenzione che meritano sia l’ambiente che il paesaggio.
In questo modo la centralità dell’agricoltura acquista maggior
significato e più forza facendo propria l’altra centralità, di più
recente acquisizione, che è la questione ecologica, l’ambiente.
Si vanno a moltiplicare le energie e, insieme, le ragioni per imporre la
discontinuità e l’inizio di un nuovo percorso, o, se volete, di un nuovo
Rinascimento nel Molise e in Italia.
Sta in questa nuova centralità, agricoltura-ambiente, sicuramente più
complessa ma anche più efficace, l’attualità delle due questioni, la
loro modernità, la loro capacità di entrare prontamente nei processi
promossi dall’era della conoscenza, che hanno forte bisogno di
progettualità e di partecipazione, di tempo e di spazio, di regole
rispettose della natura e non distruttive come le attuali, capaci di
arricchire il pianeta e non di impoverirlo, com’è successo in questo
lungo periodo che ha portato al consumismo ed allo spreco. |