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“Le
parole del ministro Luca Zaia in relazione al consumo di alcol hanno
rimesso all’ordine del giorno il concetto del bere moderato, che
sembrava destinato ad essere sommerso da posizioni eccessivamente
rigide”.
Così Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di Ricerca
dell’Università Cattolica di Campobasso, dove sono stati effettuati
numerosi studi scientifici sul rapporto tra alcol e salute.
“Non intendiamo discutere sui limiti di tasso alcolemico o sulle
principali cause di incidenti stradali, non è il nostro campo. Quello
che ci sta a cuore è invece l’aspetto culturale della questione, che
parte dal recupero delle tradizioni mediterranee come scelta di vita,
non solo di alimentazione. I principi cui dovremmo ispirarci si trovano
nella dieta mediterranea, quella che tutto il mondo ci invidia, mentre
noi la stiamo lentamente abbandonando. È proprio lì la chiave. Un
equilibrio basato sulla moderazione, alcol compreso, una virtù che una
volta si chiamava temperanza. Il paradigma dei due bicchieri di vino al
giorno o del binomio pizza-birra nasce dalla filosofia mediterranea che,
senza demonizzare nessun alimento, consente di mantenere un equilibrio
accettabile da chiunque”.
E a proposito delle statistiche che vedono i giovani come i principali
bersagli delle politiche di restrizione, de Gaetano insiste sul fattore
culturale.
“I nostri ragazzi sono oggi come in un limbo. Fortunatamente lontani dai
coetanei del nord Europa, che del binge-drinking hanno fatto una regola,
ma non indifferenti al piacere dell’alcol fuori pasto. Come mostra un
recente rapporto presentato a Roma da Renato Mannheimer, i giovani
italiani riescono ancora a distribuire il consumo di alcol nel corso
della settimana, a differenza di inglesi, tedeschi e persino dei
francesi. La stragrande maggioranza dei ragazzi italiani preferisce bere
poco ma bene, accompagnando l’alcol, vino o birra che sia, con del buon
cibo. Non prenderne atto significherebbe stroncare quello che di buono
ancora conservano della nostra cultura mediterranea, e consegnarli nelle
mani di mode che incitano all’autodistruzione. A cominciare dalla
famiglia, dobbiamo impegnarci a indirizzarli ad un consumo consapevole
di uno degli alimenti chiave della dieta mediterranea, la quale continua
a vincere le competizioni con gli altri modelli alimentari, sempre e
comunque. Demonizzare il bere anche moderato significa mettere in
discussione l’intero modello mediterraneo. Se si bandisce l’alcol,
bisogna necessariamente rinunciare alla dieta mediterranea, che dei
famosi due bicchieri non può proprio fare a meno. La domanda allora è:
siamo disposti a rinunciare ad un paradigma alimentare salvavita, pur di
vietare il consumo moderato di alcol? Ci auguriamo di no”. |
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