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Astore scrive al Presidente Antimafia, Beppe Pisanu

06-07-2011
 
 

On. Sen. Beppe PISANU
Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia
Palazzo San Macuto
Via del Seminario, 76
00186 R O M A

e. p.c. a: 
Ministro dell'Interno, On. Roberto Maroni
Ministro della Giustizia, On. Angelino Alfano
Ministro della Difesa, On. Ignazio La Russa

 

Oggetto: Segnalazione e richiesta di intervento.

 

Presidente Pisanu,
nella “Relazione sui costi economici della criminalità organizzata nelle Regioni dell’Italia meridionale”, approvata dalla Commissione da Lei presieduta nella seduta del 9 febbraio 2011, il Molise insieme all’Abruzzo, Umbria e Veneto è inserito nella cosiddetta «regione sintetica», in cui la presenza delle organizzazioni criminali non ha assunto carattere endemico.
E’, invece, concreto il rischio - che lo scrivente aveva già segnalato in passato, quando è stato componente proprio della Commissione Antimafia - che anche in Molise, a torto considerata “isola felice” dalla sua classe dirigente, la presenza delle mafie diventi strutturale per poi organizzarsi in forma di coabitazione con la società, l’economia, le istituzioni e la politica.
Così come è concreto il rischio che la presenza di una classe dirigente incapace (tale si dimostra!) di coniugare sviluppo e legalità, rappresenta un modo per impedire al Molise di competere nei confronti delle altre regioni del centro-nord al meglio delle sue possibilità e, di fatto, integrandolo nel contesto socio-economico del Mezzogiorno in ritardo di sviluppo.
Sono tanti i segnali inquietanti che si colgono.
C’è il recente caso del giornalista molisano Michele Mignogna, già minacciato in passato diverse volte per le sue inchieste su interessi e intrecci illegali, in particolare sui traffici di rifiuti che dal casertano e dal napoletano arrivano in Basso Molise e sulle connivenze di amministratori pubblici locali, che due settimane fa ha trovato la testa di un animale e un biglietto con parole offensive in una busta sulla soglia di casa come avvertimento.
E’ un salto di qualità, un segnale allarmante di una mentalità e di metodi ampiamente sperimentati dalla malavita organizzata, che vengono introdotti in Molise per operare non solo contro la libertà di stampa e di informazione, ma anche contro la libertà di pensiero e contro la persona.
Questo è solo l'ultimo di una serie di gravi casi verificatisi di recente.
Dopo l'arresto del 21 giugno 2011 del 41enne Gianluca Pasquale Pagano, affiliato al gruppo Iovine del clan dei Casalesi, il 28 giugno un altro camorrista è stato arrestato sempre a Venafro (IS).
Si tratta del 35enne Andrea Letizia, reggente del clan dei "Piccolo", accusato di estorsione ai danni di un imprenditore edile di San Nicola la Strada.
Il provvedimento è stato emesso dai pm della Direzione distrettuale di Napoli. Il 35enne si era trasferito a Venafro al seguito di un divieto di dimora in Campania e Lazio emanato dal gip del Tribunale di Napoli. Due anni fa Letizia era stato arrestato insieme ad altri due esponenti del clan dei Piccolo di Marcianise, conosciuti come i “Quaqquarone”, organizzazione che agisce a Marcianise e dintorni e si oppone a quella dei “Mazzacane” che fa capo alla famiglia Belforte. Il clan dei Piccolo è storicamente alleato con i Casalesi.
Tutto questo si aggiunge a tanti altri episodi chiave che fanno capire quanto, ad esempio, nel Basso Molise le infiltrazioni camorristiche siano radicate da tempo per il riciclaggio di “denaro sporco”, per nuovi investimenti, per comprare terreni sui quali smaltire illegalmente rifiuti:
1999 - La Polizia di Stato di Campobasso disarticola un'associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro dei Casalesi, attraverso alcune ditte di calcestruzzi molisane;
2000 – I Carabinieri di Termoli arrestano il latitante Bidognetti Aniello, figlio di Bidognetti Francesco, detto "Cicciott' ‘e mezzanotte", ex capo dei capi dei Casalesi;
2004 – Operazione Mosca: “I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino - per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia.”
2007 – Petacciato – Terreni molisani fra i beni sequestrati al clan dei Casalesi.
Tutto ciò conferma quanto sostiene la Direzione Nazionale Antimafia nel suo ultimo rapporto annuale, e cioè che da tempo in Molise si registrano tentativi di infiltrazione - ma a questo punto si può tranquillamente affermare che ormai siamo in presenza di una effettiva espansione - da parte della criminalità organizzata delle regioni limitrofe.
In particolare, esponenti ''qualificati'' dei clan si mostrano interessati al settore dello smaltimento illecito dei rifiuti, al riciclaggio di denaro in immobili e attività commerciali nelle località della costa e del venafrano e al controllo degli appalti pubblici.
Una affermazione, quella della DNA, che conferma l'allarme lanciato già da tempo da numerosi osservatori che hanno denunciato l’espansione e la presenza delle organizzazioni criminali negli affari molisani.
Si tratta soprattutto, secondo le fonti investigative, di clan camorristici soprattutto dell'area del casertano.
Pur essendomi limitato a riportare alcuni episodi più recenti con altri maggiormente lontani nel tempo, ritengo che il quadro malavitoso descritto richieda l’immediata attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia, per un preciso approfondimento di quanto sta emergendo e un intervento specifico, avvalendosi dei poteri di inchiesta che la stessa Commissione ha.
Perché, in effetti, pur apprezzando l’efficacia delle azioni di contrasto poste in atto in Molise sul piano repressivo giudiziario, l’impressione è che non siano stati adottati meccanismi e procedure idonee per sottrarre risorse alla criminalità organizzata, che sta in maniera pervasiva, seppure subdolamente, tentando di infiltrarsi nell’economia, negli appalti, e soprattutto, nella pubblica amministrazione regionale, con conseguenti effetti che non potranno non essere devastanti.
E’ un maggiore e più incisivo impegno quello che va chiesto agli organi di polizia giudiziaria e alla magistratura, che talvolta danno l’impressione di essere in ritardo e silenti su questo come su altri fronti, tra cui i reati contro la Pubblica Amministrazione.
Come pure sarebbe auspicabile, ai fini di una maggiore efficacia delle attività di contrasto alla criminalità organizzata, un potenziamento del ruolo e della presenza sul territorio molisano della Direzione Investigativa Antimafia e dei nuclei specializzati del ROS e del G.I.C.O.
Presidente Pisanu,
sono certo che raccoglierà questa segnalazione per l’accertamento e la valutazione della natura e delle caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni del fenomeno malavitoso in Molise e di tutte le sue connessioni, comprese quelle politico-istituzionali.
Fiducioso, resto in attesa di un Suo cortese e sollecito riscontro.
Con stima.

 

 

Giuseppe Astore
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 
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