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Autovelox, strumenti di truffa

13-05-2010
 

Per un periodo più o meno lungo, i Comuni d’Italia (e quelli molisani non secondi a nessuno) hanno intascato cifre enormi da una speculazione “intelligente”, che si copriva con il manto della legalità; anzi, è stato considerato da sempre, il rimedio alla diffusa illegalità: quella di percorrere percorsi stradali non rispettando i limiti di velocità che la legge impone.
Avevano i nostri solerti amministratori, dato finanche l’impressione di rigidi custodi dell’illegalità diffusa. Ed addirittura, non era raro il caso del Sindaco-sceriffo, di quell’amministratore solerte che si sostituiva al vigile ammalato o assente dal servizio, per procedere in prima persona all’irrogazione di multe salate per i compaesani indisciplinati.
Poi, si è inserito il sospetto che a muovere tanto attivismo non era tanto la voglia di ripristinare legalità ed ordine, ma quella di impinguare le casse comunali. Cioè, che si era trovato il sistema scientifico per fare il “terno al lotto”: mettere gli autovelox in tratti di strada, anche a scorrimento veloce, purché ricadenti in territorio del proprio comune. Possibilmente “imboscati”, cioè nascosti alla vista degli ignari automobilisti, che cadevano così, più facilmente, nella “imboscata”. E il posto in cui venivano situati questi strumenti di moltiplicazione di ricchezza comunale, di una tassa aggiuntiva sostanziosa capace da sola a pareggiare addirittura il bilancio dissestato, veniva scelto con cura, con arte diabolica, nei pressi di un dosso o al riparo di arbusti copiosamente frondosi.
Il trucco è stato penosamente svelato, vuoi per le innumerevoli sentenze che accompagnano i ricorsi degli automobilisti (specie quando la contravvenzione è accompagnata dalla sottrazione di punti dalla patente), vuoi perché il gioco era smaccatamente controllabile.
Nascondere gli autovelox è una truffa contro gli automobilisti. Rischia, infatti, una condanna, oltre al sequestro degli apparecchi, la società che li ha in gestione e che si accorda con l'amministrazione per aumentare il numero dei verbali.
Lo stop alle imboscate è arrivato soprattutto dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11131 del 13 marzo 2009, ha sottolineato come l’uso degli apparecchi debba essere necessariamente corretto e non finalizzato alle esigenze di cassa dei comuni e delle società private che hanno in appalto il servizio di rilevamento della velocità.
“L’articolo 142 – scrivono i giudici di legittimità – prevede che le postazioni di controllo debbano essere segnalate e ben visibili”. Insomma, le postazioni di controllo devono “sempre essere segnalate con adeguato anticipo e in modo da garantire il tempestivo avvistamento”.
Il testo integrale della sentenza può essere scaricato, gratuitamente, dall’homepage del sito www.cassazione.net

 

 

Luca Martino

 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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