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La
Pira, Giovanni XXIII°, Dossetti, Martini (il cardinale, non il drink).
Ad evocare tutte queste persone non è stato, come voi potreste credere,
monsignor Bregantini, ma Peppe Di Fabio, sindaco di Campobasso.
Interrogato nel corso di una trasmissione televisiva, ha fatto la recita
del prefetto cattocomunista. “Sindaco, ma la sua maggioranza?”, e lui
sfodera La Pira. “E la Macchiarola, Massa, Ruta e il piddì?”, e lui,
trattandosi di trapassati, che risponde? “Ma sa io tutti gli anni vado a
Bologna, a far visita alla tomba di Dossetti”. “E del terzo polo, che ci
dice?”. “Sa io e D’Ascanio, che abbiamo l’hobby del profetismo,
l’abbiamo fondato a Gerusalemme dove spesso ci rechiamo per le
meditazioni notturne insieme al cardinale Martini”. E così, via
celiando, Peppe Di Fabio ha salmodiato per un’ora intera mettendo a dura
resistenza le palpebre del nostro amico Peppe Saluppo, uno dei
giornalisti presenti in studio. Ad un certo punto Saluppo, guardando Di
Fabio, deve aver pensato alla felicità che può dare la vita vegetale e
si è infilato il pigiama, le pantofole e si è coricato. E’ stato a quel
punto anche noi, vinti definitivamente dalla noia, ci siamo abbandonati
ad un sonno vagamente felice. “La Pira, Giovanni XXIII°”, (ronf, zzz,
ronf, zzz); “Dossetti, Martini, Gerusalemme” (ronf, zzz, ronf, zzz). La
condizione di dormiveglia nella quale ci eravamo venuti a trovare si è
però bruscamente interrotta quando abbiamo udito aggiungersi alla lista
dei nomi quello di un fantasma: Prodi. A quel punto, riavutici, un moto
di fiducia ci ha colto. Che Di Fabio si sia deciso a parlare di orrori e
pronunci la parola Romagnoli? Macchè! “La Pira, Dossetti, Martini,
Gerusalemme, Prodi”, tutto ma Romagnoli nemmeno per sbaglio. In fondo
nessuno glielo ha chiesto e chi poteva farlo, Saluppo, a quel punto
dormiva. Buonanotte. |