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Il
personaggio Roberto Saviano, scrittore da tanti considerato (a torto in
quanto scrittore) paladino dell'antimafia, ha risposto in modo piccato
alla Mondadori a seguito delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Oggi
Massimiliano Parente, scrittore e collaboratore de Il Giornale, scrive a Dagospia il suo disappunto. Giudicate voi.
Così in questi giorni, dopo il botta e risposta tra lo scrittore martire
San Saviano e Marina Berlusconi, mi è chiaro quanto la retorica dell'intoccabilità
di Saviano sia arrivata a un paradosso tanto grottesco da essere quasi
invisibile a chi non stia attento. Il suo vittimismo sistematico è
diventato una cortina fumogena e una griffe che produce mostri.
Saviano non è un uomo, è un marchio, un feticcio, un logo, una fanzine,
una maglietta, un sito d'identificazione ("io sono Saviano"), un
mammaceccomitocca perenne, e come tale derealizza la realtà, rende la
camorra una fiction e la cruda realtà evapora, si derealizza, si
annulla, si savianizza.
L'aveva capito Andy Warhol che ripetere per duecento volte su una tela
un incidente automobilistico ne cancellava la tragicità, e tra un "Disaster"
e una "Campbell's Soup Can" non c'era più differenza. Questo avrebbe
dovuto dire Berlusconi anziché parlare ingenuamente e grossolanamente di
"pubblicità negativa" per l'Italia: la camorra non è più la camorra
bensì Gomorra, infatti per molti quotidiani sono sostantivi
interscambiabili.
La camorra sta diventando un prodotto di Saviano, infatti se tocchi
Saviano, se artisticamente il suo libro ti fa cagare come a me per
esempio, sei un camorrista. Il suo potere di derealizzazione è tale che
a nessuno frega un cazzo di sapere chi è in prima linea, perché insomma
ci sarà un magistrato eroe, un quasi Borsellino, un quasi Falcone, un
capo della squadra mobile, un cronista, un poliziotto dietro ognuno dei
clamorosi arresti di questi mesi e anni o no? No, c'è Saviano, e c'è
Gomorra. Si esprime solidarietà verso la griffe e chi s'è visto s'è
visto, e si vede solo Saviano. |