|
In
Piemonte come in Inghilterra e in tante altre parti d'Europa e del Mondo
permane ancora una antica tradizione aristocratica: la caccia al
cinghiale. In alto Molise qualche volta, ma sempre più raramente, si
riesce a mettere assieme un gruppo di cacciatori interessati alle
battute di caccia al cinghiale selvatico. Purtroppo, in Molise come
nelle Puglie ed in altre Regioni d'Italia, la maggior parte delle
battute di caccia al cinghiale viene condotta da qualche cacciatore
solitario, bracconiere e cacciatore di frodo come quello che in agosto
ha ammazzato, per errore, un prete accampato scambiandolo per un
cinghiale.
La battuta di caccia di gruppo è sempre stata molto affascinante e non
solo per le bardature dei cavalli e i vestiti dei cacciatori ma
soprattutto era ed è interessante il lavorio e lo spettacolo dei cani e
dei loro latrati oltre al loro cacciare correndo in gruppo. Un altro
attore ha funzione interessante: il”canettiere”, colui che tiene la muta
dei cani e li dirige verso la presa. Quando la caccia arriva al momento
giusto, il “canettiere” arriva nel posto giusto con i cani a guinzaglio
e li libera a breve distanza dal cinghiale in fuga. I cani accelerano la
corsa e si lanciano al seguito del cinghiale ormai impaurito. La battuta
continua sino a quando il cinghiale non viene messo alle strette o
isolato e quindi fermato in modo da potere essere colpito facilmente da
una fucilata di qualche gentiluomo a cavallo.
Questa bella tradizione settecentesca e ottocentesca, ovviamente
avverata dagli animalisti o animaliste alla Brambilla, è ormai andata
perduta anche in alto Molise anche perché, in parte, i cinghiali
sembrano avere abbandonato l'alto Molise e calati a valle in territorio
isernino. Mimetizzandosi fra i normali maiali, porci e scrofe varie i
cinghiali scesi in val d'Isernia si sono adattati al luogo, e così
vagano a fauci spalancate, verruti, sempre affamati e pronti a carpire
la preda rimanendo in agguato ad ogni angolo. In realtà si sono
costruiti anche un codazzo di maiali, porci e scrofe affamate e neofiti
che seguono il cinghiale passo dopo passo: una sorte di corte o codazzo
La caccia al cinghiale isernino, feroce, aggressivo, tirannico,
egocentrico e mai sazio ha cambiato il volto e le regole del gioco di
caccia al cinghiale piemontese o inglese. Così, il canettiere, pur
rimanendo sempre in agguato con la sua muta di cani pronti a saltare
addosso al cinghiale, ha sempre osservato l'ordine del Capocaccia prima
di liberare i cani. Ora, il suo compito è diventato sempre più difficile
a causa dell'aumentata astuzia del cinghiale che gli consente di evitare
gli attacchi della muta di cani. La moderna astuzia del cinghiale
isernino è strategicamente supportata ad oltranza dalla simulazione,
dalla copertura e dalla omertà che riceve dalla sua squadra di piccoli
cinghiali adepti e consigliori. In questo modo, il canettiere moderno
riesce, solo molto raramente, a liberare la muta dei cani, anch'essi
resi famelici dalla astinenza, spingendoli a correre dietro al
cinghiale.
Le regole del gioco della caccia al cinghiale son quindi cambiate. I
gentiluomini a cavallo preferiscono correre dietro al cinghiale isernino
e cercare di colpirlo con un giusto colpo di pistola o di fucile senza,
peraltro, aspettare che i cani isolino e mettano all'angolo il cinghiale
isernino.
La moderna caccia è più libera e meno organizzata: l'operazione di
eliminazione del cinghiale isernino consente di impiegare procedure
moderne, articolate, fantasiose, immaginose e, al limite, scientifiche.
Nuove e moderne politiche e strategie di chiusura e messa all'angolo del
cinghiale isernino sono state sviluppate e altre verranno sviluppate e
definite al fine di migliorare il gioco al massacro del cinghiale
isernino. Ad esempio, è stato osservato da molti che, da alcuni anni,
nei campi e nei boschi dell'altro Molise sono stati installate
moltissime pale eoliche, che ruotano quasi mai per mancanza di vento, ma
che impauriscono il cinghiale isernino con il suono o rumore di fondo
che fanno, senza produrre energia. Allora in alto Molise è tutto un
fuggi fuggi. Fugge il cinghiale isernino, fugge la sua corte di
cinghialini, fuggono persino i consigliori per paura che qualche “pala
eolica” si spezzi e, inavvertitamente, qualche pezzo li colpisca in
testa. La variabilità della direzione del vento, la variabilità della
intensità e della frequenza del vento e quindi la variabilità della
densità del vento e della pressione applicata alle pale può indurre,
dopo un certo numero cumulativo di rotazioni, qualche colpo ben
assestato che induca la rottura della pala... con conseguenti incidenti
critici.
La probabilità di rottura di una pala eolica è, quindi, un evento
possibile con probabilità dell'ordine di 10-4 all'anno. Questo valore di
probabilità è incluso nell'intervallo medio di rischi accettabili da
parte dell'individuo medio italiano.
Tutti questi elementi nuovi fanno cambiare le regole del gioco della
caccia al cinghiale isernino che, nella sua fuga verso lidi più sicuri
si è diretto in basso Molise sperando di sfuggire alla caccia. Al limite
il cinghiale isernino è arrivato persino lungo le spiagge di Termoli e
Campomarino rendendosi subito conto della inospitalità dei luoghi:
spiagge occupate da case e palazzi dappertutto, e al limitare del
confine con la Puglia vuoto assoluto. I poveri cinghiali isernini hanno,
così, scoperto una vasto campo di “pale eoliche” e si sono di nuovo
impauriti perdendo la bussola e non sapendo più dove fuggire. Impazziti
dalla paura della eventuale rottura delle pale eoliche, i cinghiali, con
a capo il cinghiale isernino, corrono a caso in modo aleatorio in tutte
le direzioni emettendo suoni strani di terrore.
Il cinghiale isernino si consola pensando al passato quando, nei secoli
delle invasioni turche, lungo la costa marina esistevano solo le
torrette torrette a riparo contro i barbari turchi all'attacco. Adesso,
invece, pensava il cinghiale isernino, esistono le pale eoliche che ci
difendono dagli arrembaggi dei turchi e siamo più sicuri. Non ricorda
però, il cinghiale isernino che i turchi forse usavano “impalare” dalla
parte posteriore il capo (o Governatore) dei loro nemici che aveva perso
la battaglia o la guerra!!!
Alcune volte il cinghiale isernino riesce a sfuggire anche nuovi turchi
ma, con il suo seguito, si perde nel labirinto della zona industriale a
ridosso di Termoli e Campomarino. Eppure rimanendo in zona e cercando di
sfuggire all'inquinamento industriale il cinghiale isernino comincia
riflettere e si impaurisce pensando alla eventualità di un gusto critico
di tipo catastrofico in una o in tutte e due le aziende chimiche locali.
Allora il pensiero corre agli eventi di Bhopal e di Seveso e il
cinghiale isernino decide di ritornare a correre in alto Molise in mezzo
alle montagne laddove il rischio di incontrare un cacciatore di frodo,
un bracconiere oppure un gruppo organizzato di cacciatore all'antica è
sempre più basso di quello che si corre nella zona industriale di
Termoli e Campomarino laddove anche l'eventuale incidente catastrofico
della centrale a turbogas non sarebbe proprio un evento del tutto
salubre per la popolazione locale. Allora il cinghiale isernino comincia
di nuovo a correre e questa volta verso l'alto Molise in cerca
dell'antica salvezza e libertà.
Qualche malpensante continua, invece, ad asserire di credere che i
cinghiali abbiano, in realtà, paura delle elezioni piuttosto che della
rottura delle pale eoliche!!!????
Forse è piuttosto il caso di raccomandare che il popolo molisano sia
attento al cinghiale isernino ed ai suoi “supporters”!! |