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Il Cinghiale e il Canettiere

di Giuseppe Quartieri *
13-09-2010
 

In Piemonte come in Inghilterra e in tante altre parti d'Europa e del Mondo permane ancora una antica tradizione aristocratica: la caccia al cinghiale. In alto Molise qualche volta, ma sempre più raramente, si riesce a mettere assieme un gruppo di cacciatori interessati alle battute di caccia al cinghiale selvatico. Purtroppo, in Molise come nelle Puglie ed in altre Regioni d'Italia, la maggior parte delle battute di caccia al cinghiale viene condotta da qualche cacciatore solitario, bracconiere e cacciatore di frodo come quello che in agosto ha ammazzato, per errore, un prete accampato scambiandolo per un cinghiale.
La battuta di caccia di gruppo è sempre stata molto affascinante e non solo per le bardature dei cavalli e i vestiti dei cacciatori ma soprattutto era ed è interessante il lavorio e lo spettacolo dei cani e dei loro latrati oltre al loro cacciare correndo in gruppo. Un altro attore ha funzione interessante: il”canettiere”, colui che tiene la muta dei cani e li dirige verso la presa. Quando la caccia arriva al momento giusto, il “canettiere” arriva nel posto giusto con i cani a guinzaglio e li libera a breve distanza dal cinghiale in fuga. I cani accelerano la corsa e si lanciano al seguito del cinghiale ormai impaurito. La battuta continua sino a quando il cinghiale non viene messo alle strette o isolato e quindi fermato in modo da potere essere colpito facilmente da una fucilata di qualche gentiluomo a cavallo.
Questa bella tradizione settecentesca e ottocentesca, ovviamente avverata dagli animalisti o animaliste alla Brambilla, è ormai andata perduta anche in alto Molise anche perché, in parte, i cinghiali sembrano avere abbandonato l'alto Molise e calati a valle in territorio isernino. Mimetizzandosi fra i normali maiali, porci e scrofe varie i cinghiali scesi in val d'Isernia si sono adattati al luogo, e così vagano a fauci spalancate, verruti, sempre affamati e pronti a carpire la preda rimanendo in agguato ad ogni angolo. In realtà si sono costruiti anche un codazzo di maiali, porci e scrofe affamate e neofiti che seguono il cinghiale passo dopo passo: una sorte di corte o codazzo
La caccia al cinghiale isernino, feroce, aggressivo, tirannico, egocentrico e mai sazio ha cambiato il volto e le regole del gioco di caccia al cinghiale piemontese o inglese. Così, il canettiere, pur rimanendo sempre in agguato con la sua muta di cani pronti a saltare addosso al cinghiale, ha sempre osservato l'ordine del Capocaccia prima di liberare i cani. Ora, il suo compito è diventato sempre più difficile a causa dell'aumentata astuzia del cinghiale che gli consente di evitare gli attacchi della muta di cani. La moderna astuzia del cinghiale isernino è strategicamente supportata ad oltranza dalla simulazione, dalla copertura e dalla omertà che riceve dalla sua squadra di piccoli cinghiali adepti e consigliori. In questo modo, il canettiere moderno riesce, solo molto raramente, a liberare la muta dei cani, anch'essi resi famelici dalla astinenza, spingendoli a correre dietro al cinghiale.
Le regole del gioco della caccia al cinghiale son quindi cambiate. I gentiluomini a cavallo preferiscono correre dietro al cinghiale isernino e cercare di colpirlo con un giusto colpo di pistola o di fucile senza, peraltro, aspettare che i cani isolino e mettano all'angolo il cinghiale isernino.
La moderna caccia è più libera e meno organizzata: l'operazione di eliminazione del cinghiale isernino consente di impiegare procedure moderne, articolate, fantasiose, immaginose e, al limite, scientifiche. Nuove e moderne politiche e strategie di chiusura e messa all'angolo del cinghiale isernino sono state sviluppate e altre verranno sviluppate e definite al fine di migliorare il gioco al massacro del cinghiale isernino. Ad esempio, è stato osservato da molti che, da alcuni anni, nei campi e nei boschi dell'altro Molise sono stati installate moltissime pale eoliche, che ruotano quasi mai per mancanza di vento, ma che impauriscono il cinghiale isernino con il suono o rumore di fondo che fanno, senza produrre energia. Allora in alto Molise è tutto un fuggi fuggi. Fugge il cinghiale isernino, fugge la sua corte di cinghialini, fuggono persino i consigliori per paura che qualche “pala eolica” si spezzi e, inavvertitamente, qualche pezzo li colpisca in testa. La variabilità della direzione del vento, la variabilità della intensità e della frequenza del vento e quindi la variabilità della densità del vento e della pressione applicata alle pale può indurre, dopo un certo numero cumulativo di rotazioni, qualche colpo ben assestato che induca la rottura della pala... con conseguenti incidenti critici.
La probabilità di rottura di una pala eolica è, quindi, un evento possibile con probabilità dell'ordine di 10-4 all'anno. Questo valore di probabilità è incluso nell'intervallo medio di rischi accettabili da parte dell'individuo medio italiano.
Tutti questi elementi nuovi fanno cambiare le regole del gioco della caccia al cinghiale isernino che, nella sua fuga verso lidi più sicuri si è diretto in basso Molise sperando di sfuggire alla caccia. Al limite il cinghiale isernino è arrivato persino lungo le spiagge di Termoli e Campomarino rendendosi subito conto della inospitalità dei luoghi: spiagge occupate da case e palazzi dappertutto, e al limitare del confine con la Puglia vuoto assoluto. I poveri cinghiali isernini hanno, così, scoperto una vasto campo di “pale eoliche” e si sono di nuovo impauriti perdendo la bussola e non sapendo più dove fuggire. Impazziti dalla paura della eventuale rottura delle pale eoliche, i cinghiali, con a capo il cinghiale isernino, corrono a caso in modo aleatorio in tutte le direzioni emettendo suoni strani di terrore.
Il cinghiale isernino si consola pensando al passato quando, nei secoli delle invasioni turche, lungo la costa marina esistevano solo le torrette torrette a riparo contro i barbari turchi all'attacco. Adesso, invece, pensava il cinghiale isernino, esistono le pale eoliche che ci difendono dagli arrembaggi dei turchi e siamo più sicuri. Non ricorda però, il cinghiale isernino che i turchi forse usavano “impalare” dalla parte posteriore il capo (o Governatore) dei loro nemici che aveva perso la battaglia o la guerra!!!
Alcune volte il cinghiale isernino riesce a sfuggire anche nuovi turchi ma, con il suo seguito, si perde nel labirinto della zona industriale a ridosso di Termoli e Campomarino. Eppure rimanendo in zona e cercando di sfuggire all'inquinamento industriale il cinghiale isernino comincia riflettere e si impaurisce pensando alla eventualità di un gusto critico di tipo catastrofico in una o in tutte e due le aziende chimiche locali. Allora il pensiero corre agli eventi di Bhopal e di Seveso e il cinghiale isernino decide di ritornare a correre in alto Molise in mezzo alle montagne laddove il rischio di incontrare un cacciatore di frodo, un bracconiere oppure un gruppo organizzato di cacciatore all'antica è sempre più basso di quello che si corre nella zona industriale di Termoli e Campomarino laddove anche l'eventuale incidente catastrofico della centrale a turbogas non sarebbe proprio un evento del tutto salubre per la popolazione locale. Allora il cinghiale isernino comincia di nuovo a correre e questa volta verso l'alto Molise in cerca dell'antica salvezza e libertà.
Qualche malpensante continua, invece, ad asserire di credere che i cinghiali abbiano, in realtà, paura delle elezioni piuttosto che della rottura delle pale eoliche!!!????
Forse è piuttosto il caso di raccomandare che il popolo molisano sia attento al cinghiale isernino ed ai suoi “supporters”!!

 

 

*GGMQ, Responsabile Nazionale
della Politica Energetica dell'ADC

 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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