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tratto da...

Due relazioni l'anno per 5 mila euro al mese
La Corte degli sprechi, magistrati sotto accusa

A gennaio scorso la Corte dei Conti ha trasmesso al Parlamento la relazione di controllo sulla Finanziaria. Verrebbe da pensare che si tratta della recente Manovra economica.

13-02-2009

Niente affatto. La relazione della magistratura contabile si riferiva niente meno che alla Finanziaria del 2003, varata nel dicembre 2002, quella che predisponeva, tra l'altro, il condono fiscale. Ora la Corte dei Conti rileva che quella sanatoria non è stata un gran guadagno per le casse pubbliche dal momento che l'incasso è stato inferiore del 20% rispetto alle previsioni. Un'analisi puntuale, non c'è che dire, peccato però che arriva dopo sei anni quando tutti i parametri di finanza pubblica sono cambiati. Serve ancora a qualcosa?
Ecco, questo è il modo di funzionare della Corte dei Conti. Se poi andiamo a vedere che negli ultimi due anni ha ricevuto come trasferimenti dal bilancio dello Stato, circa 300 milioni di euro, una domanda sorge spontanea: cosa dà ai contribuenti a fronte di questo onere finanziario? Come mai, nonostante pesi sul bilancio pubblico per lo 0,5 per mille, la magistratura contabile può permettersi il lusso di esercitare le sue funzioni in modo così lento al punto che diventa quasi inutile? Certo confrontando i trasferimenti finanziari dal bilancio pubblico, emerge che nel 2008 la Corte dei Conti è stata trattata peggio degli altri Organi costituzionali.
Qualcuno quindi potrebbe obiettare che siccome riceve poco non può essere all'altezza dell'efficienza. Ma è un discorso che non regge. Vediamo perchè. La Corte dei Conti dispone di 480 magistrati (rispetto a una pianta organica di 611) di cui 200 destinati al settore del controllo (metà in sede centrale e metà nelle sezioni regionali) e 280 al settore giurisdizionale (di cui 50 in sede centrale e 230 nelle periferiche).
Ora vediamo quanti fascicoli lavorano. I 50 magistrati addetti alla giurisdizione in sede centrale, cioè per i giudizi di appello, gestiscono ogni anno 1.700 fascicoli di responsabilità e 7.000 fascicoli di pensionistica, producendo 670 provvedimenti giurisdizionali di responsabilità e 1.500 di pensionistica. I fascicoli di responsabilità sono quelli relativi ai danni causati dai dipendenti pubblici all'amministrazione; quelli di pensionistica sono relativi ai ricorsi presentati ai decreti sul trattamento pensionistico degli ex dipendenti pubblici. Facendo il calcolo risulta che il carico medio di lavoro per i magistrati addetti alla giurisdizione è di 34 fascicoli di responsabilità gestiti ogni anno e di 140 di pensionistica. Questo vuol dire che ogni magistrato ha prodotto in un anno 13 sentenze di responsabilità e 30 di pensionistica.
Nelle sedi periferiche risulta che si lavora un po' di più. I 230 magistrati gestiscono mediamente 3.000 fascicoli di responsabilità e 83.000 fascicoli di pensionistica, producendo 2.600 provvedimenti di responsabilità e 30.000 di pensionistica. Il che significa un carico medio pro capite di lavoro rispettivamente di 13 e di 360 fascicoli e una lavorazione di 11 e 130 fascicoli ciascuno l'anno.
Ma veniamo all'attività di controllo. Questa è svolta nella sede centrale da 100 magistrati che verificano ogni anno 15.000 atti amministrativi (150 ciascuno) e 16.000 (160 ciascuno) decreti di pensione, producendo 150 deliberazioni (circa 1,5 ciascuno) che solo talvolta comportano istruttorie complesse da giustificare un lungo lasso di tempo.
Nelle sedi periferiche ognuno dei 100 magistrati in funzione lavora mediamente ogni anno 150 atti amministrativi, 170 di pensione e produce 2 deliberazioni di controllo, 5 pareri e 30 pronunce sui bilanci degli enti locali. Per tutto questo carico di lavoro lo stipendio di un magistrato appena entrato si aggira sui 3.800 euro al mese. Dopo 4 anni sale a 4.300 poi dopo altri quattro anni a 5.000. I tempi lunghi creano un enorme arretrato e una valanga di ricorsi. In base alla legge Pinto se la fine del procedimento supera i tre anni l'interessato può far ricorso e ottenere l'indennità per ritardato giudizio. Quindi si crea anche un danno finanziario da tali ritardi.

 

 

Laura Della Pasqua

 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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