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Niente
affatto. La relazione della magistratura contabile si riferiva niente
meno che alla Finanziaria del 2003, varata nel dicembre 2002, quella che
predisponeva, tra l'altro, il condono fiscale. Ora la Corte dei Conti
rileva che quella sanatoria non è stata un gran guadagno per le casse
pubbliche dal momento che l'incasso è stato inferiore del 20% rispetto
alle previsioni. Un'analisi puntuale, non c'è che dire, peccato però che
arriva dopo sei anni quando tutti i parametri di finanza pubblica sono
cambiati. Serve ancora a qualcosa?
Ecco, questo è il modo di funzionare della Corte dei Conti. Se poi
andiamo a vedere che negli ultimi due anni ha ricevuto come
trasferimenti dal bilancio dello Stato, circa 300 milioni di euro, una
domanda sorge spontanea: cosa dà ai contribuenti a fronte di questo
onere finanziario? Come mai, nonostante pesi sul bilancio pubblico per
lo 0,5 per mille, la magistratura contabile può permettersi il lusso di
esercitare le sue funzioni in modo così lento al punto che diventa quasi
inutile? Certo confrontando i trasferimenti finanziari dal bilancio
pubblico, emerge che nel 2008 la Corte dei Conti è stata trattata peggio
degli altri Organi costituzionali.
Qualcuno quindi potrebbe obiettare che siccome riceve poco non può
essere all'altezza dell'efficienza. Ma è un discorso che non regge.
Vediamo perchè. La Corte dei Conti dispone di 480 magistrati (rispetto a
una pianta organica di 611) di cui 200 destinati al settore del
controllo (metà in sede centrale e metà nelle sezioni regionali) e 280
al settore giurisdizionale (di cui 50 in sede centrale e 230 nelle
periferiche).
Ora vediamo quanti fascicoli lavorano. I 50 magistrati addetti alla
giurisdizione in sede centrale, cioè per i giudizi di appello,
gestiscono ogni anno 1.700 fascicoli di responsabilità e 7.000 fascicoli
di pensionistica, producendo 670 provvedimenti giurisdizionali di
responsabilità e 1.500 di pensionistica. I fascicoli di responsabilità
sono quelli relativi ai danni causati dai dipendenti pubblici
all'amministrazione; quelli di pensionistica sono relativi ai ricorsi
presentati ai decreti sul trattamento pensionistico degli ex dipendenti
pubblici. Facendo il calcolo risulta che il carico medio di lavoro per i
magistrati addetti alla giurisdizione è di 34 fascicoli di
responsabilità gestiti ogni anno e di 140 di pensionistica. Questo vuol
dire che ogni magistrato ha prodotto in un anno 13 sentenze di
responsabilità e 30 di pensionistica.
Nelle sedi periferiche risulta che si lavora un po' di più. I 230
magistrati gestiscono mediamente 3.000 fascicoli di responsabilità e
83.000 fascicoli di pensionistica, producendo 2.600 provvedimenti di
responsabilità e 30.000 di pensionistica. Il che significa un carico
medio pro capite di lavoro rispettivamente di 13 e di 360 fascicoli e
una lavorazione di 11 e 130 fascicoli ciascuno l'anno.
Ma veniamo all'attività di controllo. Questa è svolta nella sede
centrale da 100 magistrati che verificano ogni anno 15.000 atti
amministrativi (150 ciascuno) e 16.000 (160 ciascuno) decreti di
pensione, producendo 150 deliberazioni (circa 1,5 ciascuno) che solo
talvolta comportano istruttorie complesse da giustificare un lungo lasso
di tempo.
Nelle sedi periferiche ognuno dei 100 magistrati in funzione lavora
mediamente ogni anno 150 atti amministrativi, 170 di pensione e produce
2 deliberazioni di controllo, 5 pareri e 30 pronunce sui bilanci degli
enti locali. Per tutto questo carico di lavoro lo stipendio di un
magistrato appena entrato si aggira sui 3.800 euro al mese. Dopo 4 anni
sale a 4.300 poi dopo altri quattro anni a 5.000. I tempi lunghi creano
un enorme arretrato e una valanga di ricorsi. In base alla legge Pinto
se la fine del procedimento supera i tre anni l'interessato può far
ricorso e ottenere l'indennità per ritardato giudizio. Quindi si crea
anche un danno finanziario da tali ritardi. |
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