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Ancora
un libro dello scrittore venafrano Amerigo Iannacone, che ha ormai al
suo attivo una trentina di libri, che vanno dalla poesia alla narrativa,
dalla saggistica letteraria alla traduzione, dalla storia locale alle
tradizioni. Si tratta stavolta di una raccolta di 42 racconti dal titolo
“Cronache reali e surreali” (Ed. Eva, Venafro 2008, pp. 144, € 12,50),
che si avvale di della prefazione di Aldo Cervo e una nota critica di
Dante Cerilli. In appendice recensioni di Giuseppe Napolitano e Antonio
Vanni. Il libro può essere richiesto direttamente alla Edizioni Eva (Via
Annunziata Lunga 29 – 86079 Venafro – IS - edizionieva@edizionieva.com.
edizionieva@libero.it, tel. e fax 0865.90.99.50) e verrà spedito, senza
spese di spedizione.
«“Cronache reali e surreali”, – Scrive Cervo nella prefazione – come
emblema di quegli itinerari dell’anima, seguendo i quali si va ad
esplorare – ma solo per fugaci barlumi – dello spirito umano quella
regione che quasi mai affiora nella normalità delle quotidiane
apparenze. E nella rappresentazione di tali itinerari, il nostro autore
esibisce perfino spunti da letteratura del mistero, alla Edgar Allan Poe
per intenderci, come in “L’uomo in abito scuro”.
Di qui l’impressione di trovarci – con le “Cronache reali e surreali” –
di fronte a un intellettuale, se non inedito, almeno diverso da quello
cui eravamo abituati.
Il quale – sia chiaro – continueremo a vedere nella sua consueta
identità, nei suoi lineamenti un po’ carducciani (maschera neanche poi
tanto impenetrabile di un animo sensibilissimo e facile a commuoversi),
ma con la novità che d’ora in avanti sappiamo qualcosa di lui che prima
ignoravamo, ovvero il retroterra (meglio il sottosuolo) psicologico dal
quale volto e arte dell’autore derivano le forme che conosciamo».
E Dante Cerilli scrive, tra l’altro: «Credo che non possa essere
disdicevole per Amerigo Iannacone, specie in considerazione piú ampia
della sua opera, la sua collocazione nel “post-moderno”, soprattutto se
si è concordi con quanto Cortelazzi e Cardinale scrivono al riguardo di
quella contemporanea fase culturale nel loro “Dizionario di parole
nuove” (1986), ovvero che il post-moderno è “tutto ciò che del passato è
recuperabile come stile di vita, in contrasto con il progresso ad ogni
costo”.
Eppure la notazione conclusiva che rimane vivificata dalla scelta
poetica di Amerigo Iannacone è che la letteratura pare non possa
prescindere, comunque, dalla realtà e che sempre forte è il bisogno di
conciliare negli eventi letterari il razionalismo con l’idealismo di
ciascuna dimensione individuale; e che può esistere una letteratura che
tratti la realtà senza ideologizzarla». |