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Le
motivazioni del disagio vissuto nel Consiglio Regionale del Molise,
risiedono, in gran parte, come abbiamo visto nei commenti alla Giornata
di Studio sull’Autoriforma regionale, nella felice espressione usata
dalla relatrice e coordinatrice delle commissioni regionali per
l’autoriforma, nella perduta “democrazia dell’Aula”.
Centralità assoluta del Governatore, poteri forti, potere di nomina e
soprattutto “tutore” del “suo” programma elettorale presentato al popolo
che lo ha eletto.
Ruolo defilato del Consiglio Regionale e nessun potere ai consiglieri
regionali, in ordine non solo alle scelte programmatiche (già scritte
per loro conto e non dai loro partiti d'appartenenza) ma anche
all’indirizzo che la coalizione dovrebbe seguire; nessun controllo
sull’operato della Giunta e tantomeno del Presidente.
Frutto, questo, del maggioritario e dell'elezione diretta del
Presidente.
Con il vecchio sistema, ogni consigliere era portatore di un voto, per
qualsiasi decisione. E l'opposizione poteva nutrire la speranza che
sulle sue posizioni si potesse portare qualche consigliere della
maggioranza e viceversa.
Il Consiglio era sovrano. Il Presidente doveva far di conti con ogni
consigliere e con ogni Partito, di maggioranza e di minoranza.
Ma tutto questo, i partiti hanno fatto a gara per evitarlo.
Anche se, come abbiamo visto, ci si è ricondotti ben presto al bivio
della decisione di reintrodurre qualche elemento riequilibratore.
Con l’Autoriforma, è possibile cambiare regole e sistema elettorale.
Innanzitutto, reintroducendo l’..Ascolto, la frequentazione, la raccolta
d'istanze, suggerimenti, opinioni dei consiglieri. Bisogna trovare il
tempo per adempiere quest'obbligo.
Incontri individuali, di gruppi. Ascolto accompagnato da fatti concreti,
nel recepire. Affidare ai singoli consiglieri deleghe a hoc, non per
settore (ci sono gli assessori) ma per problemi, per affari: un esempio
per tutti, la costruzione del palazzo della regione.
Affidando ai vertici dei Partiti della coalizione il compito di riunioni
assidue e puntuali con un raccordo puntuale ed effettivo con la Regione,
possibilmente con documenti scritti che dovrebbero passare alla
conoscenza dei consiglieri.
Il limite di demarcazione con i consiglieri di minoranza è anche
argomento da non trascurare; è elemento di confronto e dibattito tra
maggioranza e minoranze. Quali i punti d'unione che potrebbero passare
attraverso le commissioni consiliari, quali i punti da dirimere e su
quali problemi.
Insomma, a voler stare alle regole senza sforzarsi di ricercare serenità
ed equilibrio non è saggio. Non ricercare la via del dialogo, in questo
momento, è delittuoso per una regione che reclama aiuto. |