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I
cambiamenti culturali sono vertiginosi. Si è persa la sicurezza delle
relazioni d’amore. Il divorzio nella nostra cultura è il riflesso di
questi cambiamenti. Il matrimonio non è più quello di un tempo. L’amore
si è trasformato nella contemplazione dell’unione e la sua assenza può
legittimare la fine della stesso. Abituati a conviverci quasi non
riflettiamo circa la sua implicazione e, soprattutto, circa i suoi
effetti. Il divorzio è risultato di un processo più lungo e complesso di
quello che lo determina legalmente. Non si tratta di una crisi
passeggera, bensì di un’esperienza che lascia orme indelebili in chi lo
attraversa. Quando pensiamo al divorzio ci risulta problematico pensare
alla dissoluzione di un vincolo di due persone che coinvolge i figli. La
separazione dei coniugi suppone la rottura della rete di valori,
abitudini, progetti e modi di affrontare la vita trasmessi ai figli.
La fine del vincolo è una morte annunciata: piccole fratture, distanze
crescenti, rancori accumulati, configurano un sottile campo di battaglia
per seppellire il progetto d’amore del compagno. A volte questi scontri
fanno parte dell’evoluzione naturale di un matrimonio, che troverà un
nuovo equilibrio; altre volte, invece, conducono alla separazione. La
cosa più importante sarà sempre tenere in considerazione i figli, come
innocenti partecipanti di un “duello”, di una situazione di tristezza e
perdita. Le colpe e la collera possono fare affondare in pozzi profondi
dai quali sarà difficilissimo uscire. Spesso viene anche preclusa la
possibilità di nuovi vincoli. Ma ci sono modi migliori per affrontare
l’idea di un divorzio.
Esistono in molte città gruppi di persone che hanno vissuto la stessa
esperienza e che lavorano per dimostrare le possibilità di ricostruzione
del vincolo matrimoniale.
Ci sono anche istituzioni scolastiche e religiose che hanno costruito
una rete di soccorso e aiuto per i figli - spettatori di una tragedia
altrui che li avvolge completamente – spesso dimenticati nel fragore
della “battaglia” e tristemente utilizzati come strumenti di
manipolazione o di vendetta. Per essi il divorzio dei genitori non
rappresenta una nuova opportunità, non porta a una vita migliore. Molti
figli ricorrono e si riparano nell’illusione di un ritorno: sperano di
ritrovarsi in una famiglia unita. Esistono sintomi a breve, medio e
lungo termine che denunciano la confusione in cui essi si vedono
sommersi. Generalmente, nei bambini in età scolare compaiono calo di
rendimento, diminuzione della concentrazione; abbattimento,
aggressività, comportamenti anomali. Gli adolescenti tendono ad
esprimersi con rancore e competenza, tendono a sfruttare pericolosamente
la situazione andando via di casa. I più piccoli, come piccole spugne,
assorbono l’inquietudine trasmessa dall’ambiente familiare mostrandosi
inquieti loro stessi e presentando disturbi del sonno,
dell’alimentazione e dello stato di coraggio. Non bisognerebbe
dimenticare mai che a divorziare sono i genitori non i figli. |
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