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“L’italiano
non era lettore di carta stampata in patria, ma lo è diventato
attraversando il mare” scrisse monsignor Alberto Giovannetti,
osservatore permanente della Santa Sede all’Onu dal 1964. Oggi sono
quasi quattrocento, diffuse in 32 paesi, le testate giornalistiche che
si rivolgono alle comunità italiane, e se la parte del leone la faceva,
fino a quale anno fa, la carta stampata, oggi l’informazione corre sul
web, attraverso i giornali telematici. Numeri e dati, ricerche, studi,
quelli portati da Palmina Cappussi, direttore del giornale quotidiano
internazionale “Un Mondo d’Italiani” per descrivere un fenomeno dalle
dimensioni incredibile”. Se ne è parlato nel corso del Convegno su
“Emigrazione e Informazione. Un ponte dal Molise al Mondo per una
Regione da un milione di abitanti…sparsi in ogni angolo del pianeta”
battuto dalle agenzie di stampa internazionali e ripreso dalle testate
estere, che si è tenuto di recente a Macchia Valfortore (CB) nell’ambito
delle Giornate dell’Emigrazione istituzionalizzate dal Consiglio
Comunale su proposta del Sindaco, Antonio Carozza.
E’ stato il Presidente del Consiglio Regionale del Molise, già assessore
ai Molisani nel Mondo, Michele Picciano, a portare i saluti
istituzionali e ad illustrare le azioni portate avanti dalla Regione
Molise in favore dei suoi tanti figli all’estero. Picciano ha anche
scherzato sui nomignoli che gli venivano affibbiati sulla stampa locale
per la sua incredibile attività: “picciano viaggiatore” e persino “air
picciano”. Con grande senso dello humour il Presidente ha ricordato
scherzosamente tali episodi, a dimostrazione dell’impegno che l’ha
sempre contraddistinto. “La Terza Conferenza dei Molisani nel Mondo - ha
precisato – è servita a tracciare un percorso che ha portato alla
costituzione del Consiglio dei Molisani nel Mondo e del Consiglio dei
Giovani, grazie alla caparbietà del Presidente Iorio che ha tenuto per
se la delega adoperandosi in prima persona per rafforzare i rapporti con
i corregionali fuori dal Molise”. E Picciano ha calamitato l’attenzione
della vasta platea parlando dei progetti in essere per l’attivazione di
percorsi formativi con l’Università, di corsi e borse di Studio.
“Implementeremo il Premio Gran Molise, per dare il giusto riconoscimento
ai molisani, premio inserito a pieno titolo nella Legge Regionale, che
ci apprestiamo a modificare su istanza degli stessi consiglieri molisani
nel mondo. Fondamentale in questo discorso è il settore
dell’informazione, e mi complimento con la dottoressa Cappussi per il
suo impegno in tal senso e per un’opera meritoria, quale quella di
fornire notizie e informazioni ai molisani nel mondo”.

Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Regione
Molise, Antonio Chieffo, già Presidente della Provincia di Campobasso,
non ha nascosto il suo apprezzamento per l’iniziativa del Comune di
Macchia Valfortore e per la sensibilità del Sindaco Carozza.
“L’informazione – ha sottolineato – è fondamentale per sviluppare
rapporti di amicizia con i nostri corregionali in ogni angolo della
Terra”. Ha parlato del mensile Vita Nostra del parroco di Colletorno. E’
nostro preciso dovere implementare un flusso informativo che tenga conto
di quelle che sono le esigenze dei molisani all’estero. Mi complimento
con la dottoressa Cappussi perché i nostri corregionali meritano la
nostra gratitudine e il nostro rispetto”
Sono intervenuti anche l’assessore provinciale ai Molisani nel Mondo,
Montanaro e il Sindaco di Sant’Elia a Pianisi, Ferdinando Morrone.
Intercalato da brani musicali eseguiti al mandolino da Annalisa Desiata
e alla chitarra da Cristiana Gioia, il convegno è stato brillantemente
moderato dal giornalista Rai, Giovanni Romano
“La stampa italiana all’estero ha avuto sempre un ruolo determinante –
ha confermato il Direttore di Un Mondo d’Italiani, Cappussi - essa ha
percorso assieme agli italiani la storia dell’emigrazione italiana.
Secondo Raffaele Iaria, nel “Rapporto Italiani nel Mondo 2007” edito
dalla Fondazione Migrantes e curato dai miei amici, Franco Pittau e
Delfina Licata, la prima testata edita all’estero è la “Croce del Sud”,
pubblicata dai c appuccini
di Rio de Janeiro nel lontano 1765. Da allora, come ricorda Giovanna
Chiarilli in “Segni e Sogni dell’Emigrazione”, opera multimediale della
Giornalista di Rai International, Tiziana Grassi e della Direttrice del
Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino, Catia Monacelli, in ogni angolo
del mondo raggiunto dagli italiani, nasceva un giornale”. Ha ricordato
la figura di Gaetano Bafile, fondatore de La Voce d’Italia a Caracas, ha
parlato dell’Eco della Patria e de “La Voce del Popolo” di San
Francisco, del Corriere Canadese di Dan Jannuzzi, dell’inchiesta di
Gente d’Italia di Mimmo Porpiglia, grazie al quale i minatori morti a
Monongah, in Virginia, hanno avuto il riconoscimento della storia. “Ecco
– ha aggiunto - da cosa nasce UN MONDO D’ITALIANI, l’unico giornale
molisano di respiro internazionale, dedicato completamente agli italiani
e molisani all’estero, un progetto, un giornale telematico che ha del
miracoloso. Ha infatti scalato le classifiche di quotidiani ben più
quotati, raggiungendo i primissimi posti di posizionamento su Google.
Nei giorni del terremoto in Abruzzo, in qualunque angolo del mondo,
bastava inserire queste parole chiave, “terremoto Abruzzo”, perché al
primo posto sul motore di ricerca Google apparisse Un Mondo d’Italiani,
eppure scrivevano di quei terribili momenti colossi dell’informazione,
come REPUBBLICA, IL MESSAGGERO e così via. E’ la cartina al tornasole di
un fenomeno di cui il Governo Regionale ha preso coscienza, grazie al
Presidente Iorio e al Servizio x i Molisani nel Mondo, e che dovrà
essere implementato anche attraverso la comunicazione giornalistica,
affinché la nostra sia davvero una Regione da 1 milione di
abitanti….sparsi per il pianeta!”
Interessante l’intervento di Giuseppe Carozza, docente di Lettere
classiche, che ha parlato dei siti archeologici del Molise come di una
risorsa sulla quale investire per implementare un turismo di
ritornosoffermandosi sulle cappelle rurali votive.
Simpatico e coinvolgente l’intervento di Giovanni Spallone, docente
all’Università di Cassino, che ha raccontato la propria esperienza di
emigrato in Venezuela. “Qui non avete invitato un professore, ma un
macchiarolo che ha il piacere di mettervi al corrente dei suoi ricordi,
di quando erano i venezuelani senza documenti, che facevano
testimonianza e votavano con il pollice, con l’inchiostro che restava
indelebile per qualche giorno così che l’elettore non potesse votare due
volte nella stessa tornata. Ricordo la nave, l’Auriga, io avevo solo 12
anni, partii dal porto di Genova.Un mese di viaggio, altri dieci giorni
ci mise la lettera che spedii in Italia: mia madre per 40 giorni non
seppe se ero vivo o morto. Oggi siamo terra di immigrazione, allora
eravamo noi gli stranieri. Siate comprensivi, oggi, verso gli
immigrati!”.
E di episodi di razzismo, ma anche di integrazione ha parlato Manuela
Forte, di ritorno dalla Svizzera dove è nata da genitori di
Castelpetroso. “Sono tornata. Non me la sono sentita di far vivere ai
miei figli l’esperienza dell’emigrazione. Non voglio andare via.
Prendiamo tutto il buono che abbiamo qui, mettiamolo insieme e
costruiamo un futuro migliore”.
Nel dibattito che è seguito è intervenuto Antonio Antuzzi, che arrivò in
Venezuela dal porto di Napoli “tra 3000 persone che sventolavano i
fazzoletti”. Ci avevano detto che in Venezuela non c’era l’aglio, e noi
ne portavano grandi quantità in valigia, ma all’arrivo le requisivano e
le buttavano a mare. |