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Ma insomma: Dio esiste o non esiste?
E se esiste ci sono fatti scientifici che lo confermano?

di Antonio Farina

Diciamo subito che a questa domanda così cruciale per il genere umano, la scienza non è in grado di fornire una risposta univoca. Generalmente la scienza si ferma difronte al MISTERO, lasciando all’uomo la libertà di credere o non all'esistenza di Dio Creatore. Tuttavia analizziamo qualcuno di questi misteri.
La notizia è di solo qualche anno fa: una sonda appesa ad un pallone progettata e gestita da un pool internazionale di scienziati, tra cui anche alcuni italiani, nell’ambito d’un progetto denominato “Boomerang”scrutando con strumenti sensibili alle radiazioni infrarosse il residuo radiativo fossile del Big Bang, ha confermato, coi dati raccolti, ciò che da tempo si sospettava: l’universo è piatto. Finalmente una notizia veramente importante! Ah, che gran soddisfazione! Perché direte voi? L’universo è piatto, e allora? Aumenteranno le tariffe sui trasporti? Si potrà arrivare su Marte? Scherzi a parte la notizia ha un che di fascinoso, d’evanescente, di misterioso. Ed è pure importante. Vediamone, nei limiti consentiti dalla brevità imposta al presente contributo, i motivi fondamentali. Cosa vuol dire innanzitutto che l’universo “è piatto”. Detta in soldoni la struttura in quattro dimensioni dello spazio e del tempo, su larga scala, può, in teoria, assomigliare alternativamente ad una sfera, ad una “sella”, ad un piano, in dipendenza di due parametri molto delicati: la densità media di massa-energia dell’universo e la sua velocità di espansione. Le difficoltà incontrate nel determinare con precisione il loro valore, faceva titubare gli scienziati su quale modello fosse effetivamente valido, anche se le osservazioni indicavano che non c’è massa sufficiente nell’universo per arrestarne l’espansione.
Oggi si è sicuri: l’universo è piano (anzi un iper-piano), cioè piatto e infinito. E fin qui non si capisce tutta l’importanza della cosa. Ma aprite bene le orecchie: la piattezza della metrica universale apre un problema spinosissimo sulle condizioni “iniziali” presenti al Big Bang.
In effetti sembra che “qualcuno” abbia scelto con grande precisione il valore della velocità iniziale d’espansione, si parla di una parte su 100.000.000.000.000.000 ad un secondo dal tempo zero! Riuscite a leggere quel numero? Una parte su centomila milioni di milioni…… e vai!
In un tempo inferiore al secondo la precisione doveva essere di una parte su 10 elevato alla 40…..Bè, lasciamo perdere, si fa prima a dire infinita. Insomma per farla breve, lo sanno tutti CHE LA PRESENZA DEL CREATORE NON SI DIMOSTRA NE’ SI CONFUTA PER VIA SCIENTIFICA, però la questione delle condizioni iniziali dell’universo, oltre alla semplice constatazione, che mi sembra abbastanza convincente, che lo stesso universo esiste anziché non esistere proprio nulla (il “nihil” dei filosofi), costituisce, a mio avviso, un potente indizio a favore di Dio. Badate che le cose non sono andate sempre così; c’è stata un’epoca nella quale la scienza ha fatto di tutto per rimuovere la presenza del “primo motore immobile”, per dirla con Aristotele. Volete una prova? Leggete questo piccolo “abstract” tratto da un libro di successo che qualche decennio fa suscitò grande scalpore per il suo contenuto in bilico tra la scienza e la metafisica:
“Dal Big Bang ai buchi neri” di S.Hawking. Testualmente, a pag.165: “L’idea che lo spazio e il tempo possano formare una superficie chiusa senza confini ha profonde implicazioni anche per il ruolo di Dio nelle vicende dell’universo.” E più avanti, rincarando la dose: “Finchè l’universo ha avuto un inizio, noi possiamo sempre supporre che abbia avuto un creatore. Ma se l’universo è davvero autosufficiente e tutto racchiuso in se stesso, senza un confine o un margine, non dovrebbe avere né un principio né una fine: esso, semplicemente, sarebbe. Ci sarebbe ancora posto, in tal caso, per un creatore?”
All’ epilemma proposto da Hawking in queste righe s’è curato di rispondere il Creatore medesimo permettendo al “satellite” di mostrare a tutto il genere umano come l’universo non sia chiuso e senza confini ma sia, al contrario, aperto, piatto e infinito! Giustizia è fatta. A dire il vero più di qualcuno e io stesso fra questi, ha sempre pensato che l’universo non potesse esistere “da sé” e che, quindi, l’ipotesi avanzata dal prestigioso professore, nato ad Oxford e docente a Cambridge, fosse, anche sotto il profilo squisitamente scientifico, per dirla così, una bufala.
Il suo best seller, lo ricordo bene, mi ha lasciato nell’animo un sapore pungente, un conflitto insanabile tra la voce della fede e le ragioni della scienza, un contrasto stridente che percepivo e consideravo già da allora fittizio, fuorviante, un artefatto, un’inutile prendere a calci, con la ragione, quella parte di noi stessi che affonda nell’ignoto dominio dei sentimenti.
Bando alle chiacchiere: la FEDE nel sublime Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, del nostro corpo meraviglioso e della nostra anima, delle galassie infinite e dei fiorellini che occhieggiano tra l’erba alta dei campim, E’ UN DONO DI DIO, L’ALTISSIMO.
Non si compra e non lascia rapire dalla mano dei superbi. Non si lascia scalfire, né soccombe, né tentenna sotto la sferza d’una scienza, figliastra, che tradisce Colui che l’ha partorita dal nulla. In modo ineffabile si comunica ai nostri spiriti travalicando la coscienza e la “ratio” e si nasconde, come disse S.Agostino nel più profondo, recondito, recesso del nostro cuore!
Il Libro della Sapienza, così tuona contro chi legge il libro della natura per seppellirne l’Autore:
“Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivono nell’ignoranza di Dio e dai beni visibili non riconobbero Colui che è,  non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere.”(Sap.13,1).
Ma mi piace conchiudere queste righe con le parole di S.Paolo, il Leone di Dio, il quale duemila anni fa non poteva redarguire meglio gli scienziati atei, eroi dei nostri tempi tenebrosi:
“…dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, son diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile…” (Romani 1,20).

Che dire? San Paolo batte Stephen Hawking 1 a 0. Poteva finire diversamente?

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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