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E poi dicono che la giustizia non esiste

20-11-2008

Era avvenuto negli anni che la casta dei camici bianchi (medici e farmacisti) pur sapendo scrivere bene, chiaro e senza civetterie, comunicavano fra loro con parole incomprensibili, autentici scarabocchi, geroglifici, per indicare dosi e marche di medicina. Un’inveterata, brutta, inconcepibile abitudine che denotava, tra l’altro, anche uno scarso senso civico e poco rispetto altrui.
Ma la cosa sarebbe potuto anche stare bene se il medico avesse prescritto diagnosi e cura ricorrendo – alla civetteria di usare le cosiddette “zampe di gallina” per farsi capire dal collega farmacista, il quale pur di guadagnare, non avrebbe protestato.
Ma fatto sta che, invece, lo stesso medico (basti leggere una cartella clinica, una ricetta, dove ogni parola potrebbe pesare come macigno se mal letta) sapeva di affidare quel suo scarabocchio nelle mani del paziente, il quale avrebbe cominciato a rodersi il cervello per decifrare quelle parole che indicavano la malattia e la sua gravità o la medicina indicata per quella malattia.
Finalmente, un po’ di giustizia. Non è consentito più (e ce ne rallegriamo) il rimborso al farmacista le medicine la cui prescrizione non è chiaramente leggibile e comprensibile. Ma sono i pazienti a dover vigilare, perché fatta la legge trovato l’inganno: il farmacista, ovviamente, ormai legge bene anche quello che gli altri non vedono. Per eliminare per sempre il malvezzo, dovrebbero estendere le multe anche ai medici.
E’ questione, dicevamo, di buona educazione.

 

 

Luca Martino

 

P.S. questa notizia fu pubblicata, su XX REGIONE, nella Rubrica “Spigolando” – e sempre con la stessa firma - qualche anno fa.
Come può constatarsi, l’italico “vezzo” persiste: anche in questa vicenda, della legge si son perse le tracce; proprio come la scrittura dei medici.

 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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