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Good bye, Marx!
Un libro di Antonio Grano

16-06-2009
 


Il libro è distribuito esclusivamente da “Ilmiolibro” Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. www.ilmiolibro.it  oppure cliccare qui per aprire la pagina

Livello bibliografico Monografia, Descrizione fisica Pagine 544, Formato 15 x 23, Prezzo di copertina Euro 25,00
Info: 347.6787.061 antonio.grano@tin.it  www.antoniograno.it
 

“Il Marx filosofo, sociologo, antropologo, economista, storico, saggista e scienziato, riposa, si spera in pace, in tutte le biblioteche del mondo.
Centinaia di esperti ermeneuti di tutte le lingue e di tutte le culture, estimatori e detrattori, ne hanno minuziosamente, spesso con grande obiettività, ma non di rado con imperdonabile acrimonia, analizzato e illustrato il pensiero e l’opera.
In questo percorso immaginario nel regno dei “vivi che mai non fur morti”, per parafrasare il Poeta, ho incontrato l’uomo, con i suoi molti vizi e le sue moltissime virtù, i suoi sogni, le sue ansie, le sue speranze, le sue delusioni.
Ho incontrato il padre, il marito, l’amante, l’amico, l’esule, il fuggiasco, il poeta, il peccatore, il rivoluzionario, e perché no, il profeta”.
                    A. G.

“Karl Marx, nella sua analisi del capitalismo aveva visto giusto... bisogna prendere sul serio il filosofo di Treviri... è un errore considerarlo morto... il movimento marxista ha cause reali e pone questioni giustificate... poggiamo tutti sulle spalle di Marx, perché aveva ragione. Nella sua analisi della situazione del XIX secolo ci sono punti inconfutabili... dobbiamo chiedere scusa a Marx... con l’etica sociale della Chiesa non abbiamo mai confuso l’opera filosofica di Marx con Stalin ed i Gulag. Non si può attribuire a Marx ciò che hanno fatto i suoi epigoni. Lui ha bene analizzato il carattere di merce del lavoro e previsto la mercificazione di tutti i settori della vita.”
                    Reinhard Marx
                    Arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising


“Dopo Gesù Cristo, nessun altro oscuro personaggio vissuto in povertà ha mai ispirato una tale devozione universale, né è mai stato tanto disastrosamente frainteso”.
                    Francis Wheen



Canto Primo: Ben tornata, vecchia talpa!
“E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l’Europa balzerà dal suo seggio e griderà: ben scavato, vecchia talpa!”
                    Karl Marx

Canto Secondo: Morire... sognare, forse...
“Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà, prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico. E’ solo per merito dei disperati che ci è data una speranza. Ricordare il passato può dare origine a intuizioni pericolose, e la società stabilita, sembra temere i contenuti sovversivi della memoria”
                    Herbert Marcuse

Canto Terzo: Die Zukunft einer Illusion
“La storia chiama grandi uomini quelli che mentre operavano per la comunità nobilitarono se stessi”
                    Karl Marx

Canto quarto: Wir sind unschulding!
“Per coloro che l’avevano raggirato esibendo malattie o povertà abilmente contraffatte, nutriva una viva collera, poiché giudicava lo sfruttamento della compassione umana una grave bassezza e un furto alla povertà. Ma quando un mendicante o una mendicante si avvicinava a Marx con un bambino in lacrime, egli era irrimediabilmente perduto, anche se lui o lei avevano scritta in fronte a tutte lettere l’impostura. Agli occhi piangenti di un bambino non sapeva resistere”
                    Wilhelm Liebknecht

Canto quinto: Nella tana di Dean Street
”La filosofia griderà sempre agli avversari con Epicuro: empio non è colui che nega gli dèi del volgo, ma colui che attribuisce agli dèi i sentimenti del volgo”
                    Karl Marx

Canto sesto: Il ribelle di Trier
“Chi irrompe con selvaggia irruenza? Un nero birbante di Treviri, un mostro curioso, che avanza. Non saltella, ma salta sui talloni, e smania pieno di rabbia, e subito, quasi volesse afferrare l’ampia tenda del cielo e tirarla verso terra, protende le sue braccia lontano in mezzo all’aria. Richiuso il pugno cattivo, cosi infuria implacabile come se diecimila diavoli per il ciuffo lo trascinassero”
                    Edgar Bauer

Canto settimo: Il vecchio della Brückenstraße
“La guida che ci deve soccorrere nella scelta di una condizione è il bene dell’umanità e la nostra propria perfezione.
Non si obietti che i due interessi potrebbero contrapporsi l’un l’altro: la natura dell’uomo è tale, che egli può raggiungere la sua perfezione individuale solo agendo per il perfezionamento, per il bene dell’umanità”.
                    Karl Marx (Settembre 1835, età, 17 anni. Esame di maturità sul tema: “Considerazioni di un giovane sulla scelta del proprio avvenire”)

Canto Ottavo: Gli hegeliani del “Doctorclub”
“Stando alla forma esteriore dell’esposizione, Marx appare come il più grande filosofo idealista... ma in effetti è infinitamente più realista di tutti i suoi predecessori nel campo della critica economica. Per Marx, solo una cosa è importante: trovare la legge dei fenomeni che è volto a indagare. E per lui è importante non solo la legge che li governa, ma è importante soprattutto la legge del loro cambiamento, del loro svolgimento da una forma all’altra. Appena scoperta questa legge, indaga nei dettagli le conseguenze con cui la legge si manifesta nella vita sociale...”.
                    Ilarion Kaufman

Canto nono: La solitudine del genio
“Marx è una natura tutta particolare, eccellente per il dotto e lo scrittore, ma assolutamente inadatta al giornalismo. Legge molto, lavora con intensità non comune, possiede un talento critico che di tanto in tanto si trasforma in una dialettica arrogante e presuntuosa, ma non porta mai niente alla fine; lascia tutto a mezzo per tuffarsi ogni volta da capo in uno sterminato mare di libri. Per questa sua disposizione allo studio erudito egli appartiene tutto intero al mondo tedesco; ma ne è escluso dal suo modo di pensare rivoluzionarlo. Marx, se possibile, è ancora più eccitato e violento, soprattutto dopo che ha lavorato sin quasi a star male, senza andare a letto per tre o quattro notti di fila”
                    Arnold Ruge

Canto Decimo: Tutti i nemici del “Moro”
“Voi inorridite perché noi vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società esistente la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprietà che ha per condizione necessaria la mancanza di proprietà per la stragrande maggioranza della società”
                    Karl Marx

Canto undicesimo: Comunismo o Anarchia?

“Nessuno Stato, per quanto democratiche siano le sue forme, foss’anche la repubblica politica più rossa, popolare solo nel suo falso significato noto con il nome di rappresentanza del popolo, sarà mai in grado di dare al popolo quello che vuole, e cioè la libera organizzazione dei suoi interessi dal basso in alto, senza nessuna ingerenza, tutela o violenza dall’alto, perché ogni Stato, anche lo Stato pseudo-popolare ideato dal signor Marx, non rappresenta in sostanza nient’altro che il governo della massa dall’alto in basso da parte della minoranza intellettuale, vale a dire quella più privilegiata, la quale pretende di sentire gli interessi ideali del popolo più del popolo stesso”
                    Michail Aleksandrovich Bakunin

Canto dodicesimo: L’utopista che negava l’utopia
“Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza... Quel che contraddistingue il comunismo non è l’abolizione della proprietà in generale, bensí l’abolizione della proprietà borghese... I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni e dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente. Le classi dominanti tremino al pensiero d’una rivoluzione comunista... Lo Stato proletario, che realizza la dittatura del proletariato, ha per compito prioritario quello di preparare la sua abolizione”
                    Karl Marx

Canto tredicesimo: Un poeta Sturm und Drang
Sulla porta di ferro è il cavaliere, e una dolce fanciulla guarda giù: «Mio cavaliere, come posso scendere?». «Prendi, ch’io getto nella tua mano il dolce pegno della salvezza». «Ah, cavaliere, io fuggo come un ladro, che cosa fo per causa del mio amato!».
«Amata, prendi solo ciò che è tuo, e fuggiam nella ridda delle ombre!». «Ah, cavalier, l’abisso si spalanca, mi afferra la vertigine, non mi posso accostare!». «Guarda, per te la mia vita io darei, tu per vani terrori puoi tremare!».
«Ah, cavalier, perché questo mi dici? Tu sei la meta dolce della mia nostalgia! E così vi saluto, amate sale, il mio piede non potrà più percorrervi. Una forza più grande mi trascina, e a voi tutti, miei cari, buona notte!».
                    Karl Marx

Canto quattordicesimo: Un borghese piccolo piccolo
“Mia moglie mi dice ogni giorno che vorrebbe essere sotto terra, e io non gliene posso fare una colpa, perché le umiliazioni, le sofferenze e gli spaventi da sopportare in certe situazioni sono davvero indescrivibili...
Ho conti in sospeso col piccolo commercio, dal macellaio, dal fornaio e così via...
Sono immerso in questa merda, sto immerso fino alla cima dei capelli nello schifo piccolo-borghese”
                    Karl Marx

Canto quindicesimo: I miserabili di Rue Vaneau
“Un uomo che passò la maggior parte della vita immerso nella scrittura, che portava un monocolo all’occhio destro quando doveva leggere, quasi sempre con una matita e un taccuino tra le mani per scrivere, annotare, appuntare.
Uno studioso, ma anche un oratore politico e un conferenziere, ricordato per i discorsi brevi, concisi, e dalla logica stringente...
Un uomo che conosceva la collera, ma anche 1’amore più romantico. Attaccava gli avversari con intransigenza, ma non si voleva separare da un ritratto del padre, una foto della figlia Jennychen, un’immagine su vetro della moglie”
                    Fabio Paolucci

Canto sedicesimo: Miseria e nobiltà
“Nella vita privata è estremamente disordinato e cinico; è un pessimo amministratore, e conduce una vera esistenza da zingaro.
Lavarsi, pettinarsi, cambiare la biancheria sono per lui delle rarità; alza volentieri il gomito. Spesso se ne sta tutto il giorno stravaccato, ma se ha molto da fare lavora giorno e notte con una resistenza inesauribile; il sonno e la veglia non sono distribuiti nella sua vita in modo regolare; molto spesso rimane sveglio tutta la notte, poi verso mezzogiorno si getta vestito sul canapé e dorme fino a sera, senza preoccuparsi di chi gli gira intorno, in quella casa in cui tutti vanno e vengono liberamente. Sua moglie, la sorella del ministro prussiano von Westphalen, è una signora colta e gradevole, che per amore del marito si è abituata a quella vita zingaresca e ora si sente perfettamente a suo agio in quella miseria”.
                    Karl Marx nello schedario della polizia prussiana.

Canto diciassettesimo: Un amore così grande...
“Non passa giorno senza che da destra e sinistra non mi si chiedano notizie della “fanciulla più bella di Treviri” e della “regina del ballo”. Per un marito è una cosa maledettamente gradevole che sua moglie continui a vivere nella fantasia di una città intera come una “principessa incantata”.
                    Karl Marx a Jenny, 15 dicembre, 1863

Canto diciottesimo: Auf wiedersehen, Frau Jenny
“Tu caro, dolce angelo mio! Tu, mio unico amore. Come t’era vicino il mio cuore il 19 giugno! Come batteva intensamente per te...
Mio caro, impareggiabile Karl, non crederesti affatto, tesoro del mio cuore, quanto mi hai fatto felice con le tue lettere e come la tua ultima pastorale, tu gran sacerdote e vescovo del mio cuore, abbia ridato serenità e pace alla tua povera pecorella.
Che felicità, dopo tanto tempo, ritrovarmi sul tuo cuore, fra le tue braccia, e placarmi teneramente e beatamente...
Mio caro, unico cuoricino, scrivimi ancora e presto. Sono al culmine della felicità quando vedo la tua scrittura. Mio caro, buono, dolce cinghialetto, paparino della mia bamboletta. Ciao cuore del mio cuore”.
                    Jenny von Westphalen a Karl, 18 agosto 1844

Canto diciannovesimo: Auf wiedersehen, Herr Marx
“Ieri, 14 marzo 1883, alle ore due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra. Non è possibile misurare la gravità della perdita che questa morte rappresenta per il proletariato militante d’Europa e d’America, nonché per la scienza storica. Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana. Marx ha anche scoperto la legge peculiare dello sviluppo del moderno modo di produzione capitalistico e della società borghese da esso generata”.
                    Friedrich Engels

Canto ventesimo: La chiamavano Lenchen
“Danza una donna nel chiaro di luna, risplende nella notte, la veste fluttua, gli occhi lampeggiano, come il diamante nella roccia. Azzurro mare, vieni a me, lasciati abbracciare dolcemente, incoronami la testa con salice, vestimi di bel verde azzurro! Io porto tenero oro e rosse pietre, il sangue del mio cuore salta e danza, un amato lo portò nel caldo petto, via lo ha trascinato la marea”.
                    Karl Marx

Canto ventunesino: I fantasmi dell’Highgate Cemetery
“E’ possibile essere comunista essendo di origine borghese o appartenendo al ceto delle bestie mercantili, ma far propaganda comunista in grande stile e nello stesso tempo essere un affarista o un industriale è incompatibile”.
                    Friedrich Engels

Canto ventiduesimo: Engels il fedelissimo
“Con la trasformazione dei rapporti sociali e lo sviluppo delle forze produttive, anche le idee, le opinioni e i concetti, insomma, anche la coscienza degli uomini, cambia col cambiare delle loro condizioni di vita, delle loro relazioni sociali, della loro esistenza sociale...
Le idee dominanti di un’epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante. Si parla di idee che rivoluzionano un’intera società; con queste parole si esprime semplicemente il fatto che entro la vecchia società si sono formati gli elementi di una nuova, e che la dissoluzione delle vecchie idee procede di pari passo con la dissoluzione dei vecchi rapporti d’esistenza”
                    Karl Marx

Canto ventitreesimo: La locomotiva della Storia
“Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; i nuovi superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose da vicino, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione”.
                    Karl Marx

Canto Ventiquattresimo: Das Gespenst des Kommunismus...
“...allora scoppia un’epidemia sociale che in tutte le epoche anteriori sarebbe apparsa assurda. La società si trova all’improvviso ricondotta in uno stato di momentanea barbarie; sembra che una carestia, una guerra generale di sterminio le abbiano tagliato tutti i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano distrutti. E perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive che sono a sua disposizione non servono più a promuovere la civiltà borghese e i rapporti borghesi di proprietà; anzi, sono divenute troppo potenti per quei rapporti e ne vengono ostacolate... I rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la ricchezza da essi stessi prodotta”.
                    Karl Marx

Canto venticinquesimo: Uno spettro si aggirava per l’Europa
“A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali per l’innanzi, tali forze si erano mosse.
Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale.
Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura”
                    Karl Marx

Canto ventiseiesimo: La profezia che non si autorealizza
“La necessità è cieca fino a quando non se n’é presa coscienza. La libertà è la coscienza della necessità”
                    Karl Marx

Canto ventisettesimo: L’immaginazione non andò al potere
“La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l’immutato mantenimento del vecchio sistema di produzione.
Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca dei borghesi fra tutte le epoche precedenti”.
                    Karl Marx

Canto ventottesimo: Proletarier aller Länder, vereinigt euch!
“Il progresso dell’industria, del quale la borghesia è veicolo involontario e passivo, fa subentrare all’isolamento degli operai risultante dalla concorrenza, la loro unione rivoluzionaria, risultante dall’associazione. Con lo sviluppo della grande industria, dunque, vien tolto di sotto ai piedi della borghesia il terreno stesso sul quale essa produce e si appropria i prodotti. Essa produce anzitutto i suoi seppellitori...
La borghesia non ha solo forgiato le armi che la uccideranno; ha anche prodotto gli uomini che imbracceranno queste armi: i lavoratori moderni, i proletari”.
                    Karl Marx

Canto ventinovesimo: Il profeta disarmato
“Le retribuzioni degli specialisti più privilegiati basterebbero in molte circostanze a pagare 80-100 manovali. Per l’ampiezza delle disuguaglianze delle retribuzioni del lavoro, l’URSS ha raggiunto e largamente superato i paesi capitalisti!”.
                    Leone Trotsky - Karl Marx

Canto trentesimo: La rivoluzione tradita
“Risuscitami,
non foss’altro perché da poeta t’ho atteso ripudiando le assurdità di ogni giorno!
Risuscitami,
voglio vivere tutta la mia vita! Perché non ci sia più l’amore mezzano di matrimoni, di lascivia e di un pezzo di pane.
Maledicendo i letti, balzando su dal materasso, si espanda l’amore in tutto l’universo. Perché il giorno che il dolore degrada, non sia mendicato per amor di Cristo. Perché tutta la terra si rivolti al primo grido:
«Compagno!».
Perché possa nella famiglia d’ora in poi essere padre almeno l’universo, essere madre almeno la terra”.
                    Vladimir Majakovskij

Canto trentunesimo: Apocalypse Now
“Non possiamo cementificare ogni anno migliaia di chilometri quadrati adatti all’agricoltura per farne case o magazzini. Case per chi, per gli affamati del futuro? Magazzini per chi, per le generazioni senza cibo?”
                    Giorgio Bocca

Canto Trentaduesimo: Sull’altare del Dio denaro
“Il denaro può comprare una casa, ma non una famiglia.
Il denaro può comprare un orologio, ma non il tempo.
Il denaro può comprare un letto, ma non il sonno.
Il denaro può comprare un libro, ma non la conoscenza.
Il denaro può comprare un medico, ma non la salute.
Il denaro può comprare una posizione, ma non il rispetto.
Il denaro può comprare il sangue, ma non la vita.
Il denaro può comprare il sesso, ma non l’amore.”
                    Antico precetto cinese

Canto trentatreesimo: Dies Irae!
“Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo”.
                    Tommaso da Celano

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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