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La
prima volta dura 100 giorni. È il più grande spettacolo del mondo nel più
grande anfiteatro del mondo: il Colosseo. Nel gigantesco anello di marmo e
travertino ci sono, in quel giorno dell’80 d.C., 70 mila romani arrivati
da tutte le parti dell’Impero. Ognuno ha un posto, secondo la sua classe
d’appartenenza. La plebe di qui, i nobili di là. I ricchi sotto, i poveri
sopra. Ma l’ingresso è gratuito per tutti. E su tutti, a sorpresa, piovono
palline colorate con le quali, come in una lotteria, si possono vincere
straordinari premi: case, cavalli, sesterzi. Lo spettacolo dura giorno e
notte: un grande tendone ripara gli spettatori dal sole, un enorme
candelabro con migliaia di fiaccole illumina l’arena di notte. Nei primi
100 giorni di giochi muoiono 5000 animali e 2000 gladiatori. Un primato.
Anche la sua costruzione è un primato: dura solo 8 anni. È costruito sul
lago artificiale ai piedi della Domus Aurea di Nerone. Ricoperto
con una piattaforma di calcestruzzo spessa 13 m, il lago è la base sulla
quale vengono erette le arcate del Colosseo che inizialmente si
chiama Anfiteatro Flavio, in omaggio alla famiglia dell’imperatore
Vespasiano, i Flavi. Quando ne ordina la costruzione, Vespasiano ha 60
anni. Ma muore senza vederlo finito. Per 400 anni nel Colosseo si
celebra, con i riti più diversi, il trionfo della morte. In 3 minuti, 70
mila spettatori possono trovare il loro posto o lasciarlo. 80 ingressi, i
vomitoria, “vomitano” la folla verso grandi scale numerate che
portano ogni spettatore al suo posto, anch’esso numerato, in file
suddivise in 3 zone: la prima riservata ai nobili, quella centrale ai
cittadini, la più alta alla plebe. Al di sopra, una quarta zona per le
donne con sedili di legno. C’è poi una terrazza per chi sta in piedi, a 30
metri dal suolo. Il palco imperiale, protetto da un parapetto, è al primo
piano. Si entra gratis, con una tessera. Per la facilità di controllo dei
vomitoria in tutta la storia del Colosseo non si registrano
incidenti. Un velaro, manovrato da 100 marinai, copre l’arena
quando il sole è troppo forte o piove. Quando cade l’Impero Romano, anche
il Colosseo decade. Sarà, di volta in volta, una cava da cui rubare
preziosi materiali, un deposito di letame... Un Papa vuole farne una
fabbrica, un altro un camposanto. Lo riscoprono i viaggiatori romantici
dell’800. Alla fine del secolo crescono fra i suoi ruderi 42 specie di
alberi e fiori. Un nobile naufragio in rovinosa perfezione, scrive il
poeta Byron, ammirato e turbato. Ancora oggi il fascino della più grande
rovina del mondo non tramonta. Non è proprio sicuro che tra i divertimenti
ci sia anche quello di far mangiare i cristiani dalle belve, tuttavia la
scena di vergini e apostoli che, gettati nell’arena, non si disperano né
fuggono ma affrontano la morte pregando e cantando è davvero “il più
grande spettacolo del mondo” e come tale ce lo tramandano antichi
mosaici e moderne pitture. Il martirio di massa è il punto culminante di
romanzi famosi come Quo Vadis e la scena madre di film di successo
come Ben Hur. Martirizzati sì, ma nel Colosseo no, sostiene,
con prove, il sacerdote belga Delahaye. Nel 1740 il Papa Benedetto XIV,
sensibile alla fede quanto allo spettacolo, dichiara il Colosseo
“sacro” e ci fa innalzare una gigantesca croce. |