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IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DEL MONDO

IL COLOSSEO IN QUEL GIORNO DELL’80 d.C.
di Riccardo Sganga

La prima volta dura 100 giorni. È il più grande spettacolo del mondo nel più grande anfiteatro del mondo: il Colosseo. Nel gigantesco anello di marmo e travertino ci sono, in quel giorno dell’80 d.C., 70 mila romani arrivati da tutte le parti dell’Impero. Ognuno ha un posto, secondo la sua classe d’appartenenza. La plebe di qui, i nobili di là. I ricchi sotto, i poveri sopra. Ma l’ingresso è gratuito per tutti. E su tutti, a sorpresa, piovono palline colorate con le quali, come in una lotteria, si possono vincere straordinari premi: case, cavalli, sesterzi. Lo spettacolo dura giorno e notte: un grande tendone ripara gli spettatori dal sole, un enorme candelabro con migliaia di fiaccole illumina l’arena di notte. Nei primi 100 giorni di giochi muoiono 5000 animali e 2000 gladiatori. Un primato. Anche la sua costruzione è un primato: dura solo 8 anni. È costruito sul lago artificiale ai piedi della Domus Aurea di Nerone. Ricoperto con una piattaforma di calcestruzzo spessa 13 m, il lago è la base sulla quale vengono erette le arcate del Colosseo che inizialmente si chiama Anfiteatro Flavio, in omaggio alla famiglia dell’imperatore Vespasiano, i Flavi. Quando ne ordina la costruzione, Vespasiano ha 60 anni. Ma muore senza vederlo finito. Per 400 anni nel Colosseo si celebra, con i riti più diversi, il trionfo della morte. In 3 minuti, 70 mila spettatori possono trovare il loro posto o lasciarlo. 80 ingressi, i vomitoria, “vomitano” la folla verso grandi scale numerate che portano ogni spettatore al suo posto, anch’esso numerato, in file suddivise in 3 zone: la prima riservata ai nobili, quella centrale ai cittadini, la più alta alla plebe. Al di sopra, una quarta zona per le donne con sedili di legno. C’è poi una terrazza per chi sta in piedi, a 30 metri dal suolo. Il palco imperiale, protetto da un parapetto, è al primo piano. Si entra gratis, con una tessera. Per la facilità di controllo dei vomitoria in tutta la storia del Colosseo non si registrano incidenti. Un velaro, manovrato da 100 marinai, copre l’arena quando il sole è troppo forte o piove. Quando cade l’Impero Romano, anche il Colosseo decade. Sarà, di volta in volta, una cava da cui rubare preziosi materiali, un deposito di letame... Un Papa vuole farne una fabbrica, un altro un camposanto. Lo riscoprono i viaggiatori romantici dell’800. Alla fine del secolo crescono fra i suoi ruderi 42 specie di alberi e fiori. Un nobile naufragio in rovinosa perfezione, scrive il poeta Byron, ammirato e turbato. Ancora oggi il fascino della più grande rovina del mondo non tramonta. Non è proprio sicuro che tra i divertimenti ci sia anche quello di far mangiare i cristiani dalle belve, tuttavia la scena di vergini e apostoli che, gettati nell’arena, non si disperano né fuggono ma affrontano la morte pregando e cantando è davvero “il più grande spettacolo del mondo” e come tale ce lo tramandano antichi mosaici e moderne pitture. Il martirio di massa è il punto culminante di romanzi famosi come Quo Vadis e la scena madre di film di successo come Ben Hur. Martirizzati sì, ma nel Colosseo no, sostiene, con prove, il sacerdote belga Delahaye. Nel 1740 il Papa Benedetto XIV, sensibile alla fede quanto allo spettacolo, dichiara il Colosseo “sacro” e ci fa innalzare una gigantesca croce.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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