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Chi l’avrebbe mai sperato? Con Pasqua ancora lontana, un uovo d’oro così
grosso ai cittadini di questo Stato che, quali corrotti e corruttibili,
cono tutti in libertà vigilata in attesa di giudizio!
Che munificenza, dott. Gherardo Colombo!
Se c’è domanda da porsi, è come mai tanti politici non si sono detti
d’accordo con l’on. Giovanni Pellegrino (PDS, Presidente Commissione
stragi e membro della bicamerale), il quale ha notato che dobbiamo
essere grati al dott. Colombo, perché ha parlato senza ipocrisie,
svelando la cultura dei magistrati come lui, si legge solo nelle loro
sentenze. E siccome quelle nessuno le va a cercare bisogna che ogni
tanto esternino.
Grazie quindi al dott. Colombo, per bocca del quale il team di Milano è
venuto fuori dall’equivoco.
Chiarendosi da quali torbide ideologie di fondo (fanatismo
farneticamente ha detto Salvi) devono intendersi ispirate le azioni dei
magistrati più significativi che ne fanno parte; quelli, per intenderci,
che volevano rivoltare l’Italia come un calzino e annientare, magari
anche fisicamente a mezzo carcerazione preventiva, qualche imputato
diciamo così non allineato.
Chiarendosi definitivamente come e perché tangentopoli procedeva - come
dicevano parecchio tempo addietro - come tra i paletti dello slalom,
toccandone uno sì ed uno no; ed ora lo riconosce anche Boato, che di
certo un garantista integrale non è, e che definisce tale andamento “a
macchia di leopardo”.
Chiarendosi finalmente - ed è ora il dato che più conta - che la
strutturazione della magistratura di sinistra (cui appartengono, come da
quella parte si afferma, il settanta per cento dei pubblici ministeri)
quale contropotere dello Stato inteso a contrastare e condizionare le
scelte del Parlamento, se non è allineato sulle sue posizioni, non è
farneticamente diffamatoria magari di Berlusconi, ma realtà viva in
questo paese.
Del resto, di una magistratura asservita ad una ideologia, non ha dato
riconoscimento esplicito, e con il tono di chi guarda compiaciuto come
bene lavorano i suoi servi (“AVANTI” del 1.2.98.), ad esempio il
pidiessino Giuseppe Lumia (membro dell’Antimafia), quando ha risposto a
chi gli faceva notare l’assurdità italiana della commistione delle
carriere di giudici e pm, che il dato, pur rappresentando una condizione
anomala, è una anomalia positiva, visto che ci sono paesi che guardano
con interesse ... “ a questa funzione storica che, a partire dal
dopoguerra abbiamo assegnato alla nostra magistratura”.....?
Funzione storica, e sia quando gli occhi si dovevano riaprire per
realizzare le finalità della parte politica che le aveva assegnato
quella funzione? Se lo dicono loro ...
E l’obiettivo dell’esternazione di Colombo? Per capirlo vogliamo partire
dal dato che ci ha fornito una fonte non sospetta, l’ex presidente della
Ass. Naz. Magistrati Nino Abate, quando ha detto che è un’intervista
mediata nei toni, nei riferimenti, negli obiettivi.
Ma l’obiettivo non è il fallimento della bicamerale.
Come si può pensare che il dr. Colombo, da tutti riconosciuto come
persona accorta e di pensiero, sia per altro verso così marchianamente
sprovveduto da non capire che il fallimento della bicamerale sarebbe una
insulsa vittoria di Pirro? Perché, se non passano queste riforme, il
problema è solo accantonato ed in seguito si riproporrà in condizioni
che potrebbero essere anche molto diverse da quelle ottimali ed
irripetibili dell’attuale momento storico. Cioè con una bicamerale a
maggioranza praticamente precostituita.
L’obiettivo quindi è del tutto opposto. Considerato, infatti, che lo
straccetto di riforme che finora in tema di giustizia si è riusciti ad
apprestare non incide quasi in nulla sulla struttura dell’ordine
giudiziario e sul potere immenso ed incontrollabile che ne deriva ai
giudici, l’esternazione di Colombo, apparentemente istintiva ed
estemporanea, serviva per ultimare al meglio quella operazione di
tassidermia politica, così accortamente condotta da D’Alema e compagni,
volta ad impagliare la sopravvivenza di questa magistratura per almeno
altri cinquanta anni.
Ed allora tutta questa gazzarra? E’ mera simulazione di comportamento
(che originata da Milano, dovrebbe dirsi, in meneghino “bagolamentofotoscultura”,
termine intraducibile coniato da Napo Brianzi dalla “Statua del sur
Incioda” di Ferdinando Fortuna, qualcosa a mezzo tra la ciarlanteria e
l’imbroglio).
Cosa si doveva, infatti, far credere? Che le riforme finora preparate in
tema di giustizia sono non ripulitura di facciata, come le hanno
giudicate anche gli osservatori esterni, ma vera ristrutturazione in
senso liberatorio e moderno della magistratura. Talmente innovative
rispetto al passato, da scatenare azioni persino irriflesse di giudici
che, non riuscendo più oltre a sopportare neanche l’idea di una loro
possibile attuazione, escono d’istinto allo scoperto, riversando, in
lacrime o quasi ed a costo di essere licenziati in tronco, tutta la loro
acredine sulla classe che le ha volute, e la investono di accuse persino
infamanti.
Il costrutto è valido e credibile ed il pm Colombo ha anche il physique
du role per esserne protagonista, con i capelli arruffati ed il volto
emaciato per la sofferenza.
Ed il circuito chiude: i magistrati fingono un certo disappunto e fanno
una tiratina d’orecchie al discolo Colombo per bocca di Elena Paciotti,
che, lessico mielato a parte, la pensa esattamente come lui; e i
politici che queste scelte sulla giustizia le stanno caldeggiando da
tempo si atteggiano a soggetti gravemente offesi, ma sono paghi in cuor
loro che sia venuta in mano a D’Alema proprio la carta che gli serviva:
quella che gli permette ora più che mai di dire a chi vorrebbe andare
più in là che i passi finora fatti sulla giustizia sono troppi, vista la
reazione che hanno scatenato?
Tra questi, il ministro Flick deve essere ricordato: è il più perfetto
nel ruolo, quando, mostrandosi al sommo del furore, inizia l’azione
disciplinare ponendo mano alla sua famigerata circolare comunicata a
tutti i magistrati nel febbraio 1997
Sulla quale ci intrattenemmo da queste colonne con una lettera aperta a
lui indirizzata, e le ragioni allora svolte ci vedono oggi assolutamente
contrarii a tale iniziativa).
Come sarà condotta questa azione disciplinare e quando tempo impiegherà?
L’on. Salvi si è augurato che il Cons. Super. della Magistratura
impieghi la stessa determinazione e la stessa tempestività che furono
impiegate contro il povero dott. Michele Coiro. A giudicare, però, da
quella aperta quasi un anno addietro, per ragioni analoghe, contro il
pm. Francesco Greco, e di cui non si è saputo più nulla, la speranza di
Salvi dovrebbe dirsi malamente riposta.
Questo però è un momento particolare e la posta appare molto più grossa.
Quindi è probabile che, almeno per una volta, il mantello del leopardo
sia unicolore. |