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Grazie, dottor Colombo

di Angelo Farinacci *
11-05-2010
 

Chi l’avrebbe mai sperato? Con Pasqua ancora lontana, un uovo d’oro così grosso ai cittadini di questo Stato che, quali corrotti e corruttibili, cono tutti in libertà vigilata in attesa di giudizio!
Che munificenza, dott. Gherardo Colombo!
Se c’è domanda da porsi, è come mai tanti politici non si sono detti d’accordo con l’on. Giovanni Pellegrino (PDS, Presidente Commissione stragi e membro della bicamerale), il quale ha notato che dobbiamo essere grati al dott. Colombo, perché ha parlato senza ipocrisie, svelando la cultura dei magistrati come lui, si legge solo nelle loro sentenze. E siccome quelle nessuno le va a cercare bisogna che ogni tanto esternino.
Grazie quindi al dott. Colombo, per bocca del quale il team di Milano è venuto fuori dall’equivoco.
Chiarendosi da quali torbide ideologie di fondo (fanatismo farneticamente ha detto Salvi) devono intendersi ispirate le azioni dei magistrati più significativi che ne fanno parte; quelli, per intenderci, che volevano rivoltare l’Italia come un calzino e annientare, magari anche fisicamente a mezzo carcerazione preventiva, qualche imputato diciamo così non allineato.
Chiarendosi definitivamente come e perché tangentopoli procedeva - come dicevano parecchio tempo addietro - come tra i paletti dello slalom, toccandone uno sì ed uno no; ed ora lo riconosce anche Boato, che di certo un garantista integrale non è, e che definisce tale andamento “a macchia di leopardo”.
Chiarendosi finalmente - ed è ora il dato che più conta - che la strutturazione della magistratura di sinistra (cui appartengono, come da quella parte si afferma, il settanta per cento dei pubblici ministeri) quale contropotere dello Stato inteso a contrastare e condizionare le scelte del Parlamento, se non è allineato sulle sue posizioni, non è farneticamente diffamatoria magari di Berlusconi, ma realtà viva in questo paese.
Del resto, di una magistratura asservita ad una ideologia, non ha dato riconoscimento esplicito, e con il tono di chi guarda compiaciuto come bene lavorano i suoi servi (“AVANTI” del 1.2.98.), ad esempio il pidiessino Giuseppe Lumia (membro dell’Antimafia), quando ha risposto a chi gli faceva notare l’assurdità italiana della commistione delle carriere di giudici e pm, che il dato, pur rappresentando una condizione anomala, è una anomalia positiva, visto che ci sono paesi che guardano con interesse ... “ a questa funzione storica che, a partire dal dopoguerra abbiamo assegnato alla nostra magistratura”.....?
Funzione storica, e sia quando gli occhi si dovevano riaprire per realizzare le finalità della parte politica che le aveva assegnato quella funzione? Se lo dicono loro ...
E l’obiettivo dell’esternazione di Colombo? Per capirlo vogliamo partire dal dato che ci ha fornito una fonte non sospetta, l’ex presidente della Ass. Naz. Magistrati Nino Abate, quando ha detto che è un’intervista mediata nei toni, nei riferimenti, negli obiettivi.
Ma l’obiettivo non è il fallimento della bicamerale.
Come si può pensare che il dr. Colombo, da tutti riconosciuto come persona accorta e di pensiero, sia per altro verso così marchianamente sprovveduto da non capire che il fallimento della bicamerale sarebbe una insulsa vittoria di Pirro? Perché, se non passano queste riforme, il problema è solo accantonato ed in seguito si riproporrà in condizioni che potrebbero essere anche molto diverse da quelle ottimali ed irripetibili dell’attuale momento storico. Cioè con una bicamerale a maggioranza praticamente precostituita.
L’obiettivo quindi è del tutto opposto. Considerato, infatti, che lo straccetto di riforme che finora in tema di giustizia si è riusciti ad apprestare non incide quasi in nulla sulla struttura dell’ordine giudiziario e sul potere immenso ed incontrollabile che ne deriva ai giudici, l’esternazione di Colombo, apparentemente istintiva ed estemporanea, serviva per ultimare al meglio quella operazione di tassidermia politica, così accortamente condotta da D’Alema e compagni, volta ad impagliare la sopravvivenza di questa magistratura per almeno altri cinquanta anni.
Ed allora tutta questa gazzarra? E’ mera simulazione di comportamento (che originata da Milano, dovrebbe dirsi, in meneghino “bagolamentofotoscultura”, termine intraducibile coniato da Napo Brianzi dalla “Statua del sur Incioda” di Ferdinando Fortuna, qualcosa a mezzo tra la ciarlanteria e l’imbroglio).
Cosa si doveva, infatti, far credere? Che le riforme finora preparate in tema di giustizia sono non ripulitura di facciata, come le hanno giudicate anche gli osservatori esterni, ma vera ristrutturazione in senso liberatorio e moderno della magistratura. Talmente innovative rispetto al passato, da scatenare azioni persino irriflesse di giudici che, non riuscendo più oltre a sopportare neanche l’idea di una loro possibile attuazione, escono d’istinto allo scoperto, riversando, in lacrime o quasi ed a costo di essere licenziati in tronco, tutta la loro acredine sulla classe che le ha volute, e la investono di accuse persino infamanti.
Il costrutto è valido e credibile ed il pm Colombo ha anche il physique du role per esserne protagonista, con i capelli arruffati ed il volto emaciato per la sofferenza.
Ed il circuito chiude: i magistrati fingono un certo disappunto e fanno una tiratina d’orecchie al discolo Colombo per bocca di Elena Paciotti, che, lessico mielato a parte, la pensa esattamente come lui; e i politici che queste scelte sulla giustizia le stanno caldeggiando da tempo si atteggiano a soggetti gravemente offesi, ma sono paghi in cuor loro che sia venuta in mano a D’Alema proprio la carta che gli serviva: quella che gli permette ora più che mai di dire a chi vorrebbe andare più in là che i passi finora fatti sulla giustizia sono troppi, vista la reazione che hanno scatenato?
Tra questi, il ministro Flick deve essere ricordato: è il più perfetto nel ruolo, quando, mostrandosi al sommo del furore, inizia l’azione disciplinare ponendo mano alla sua famigerata circolare comunicata a tutti i magistrati nel febbraio 1997
Sulla quale ci intrattenemmo da queste colonne con una lettera aperta a lui indirizzata, e le ragioni allora svolte ci vedono oggi assolutamente contrarii a tale iniziativa).
Come sarà condotta questa azione disciplinare e quando tempo impiegherà?
L’on. Salvi si è augurato che il Cons. Super. della Magistratura impieghi la stessa determinazione e la stessa tempestività che furono impiegate contro il povero dott. Michele Coiro. A giudicare, però, da quella aperta quasi un anno addietro, per ragioni analoghe, contro il pm. Francesco Greco, e di cui non si è saputo più nulla, la speranza di Salvi dovrebbe dirsi malamente riposta.
Questo però è un momento particolare e la posta appare molto più grossa.
Quindi è probabile che, almeno per una volta, il mantello del leopardo sia unicolore.

 

 

* già Magistrato presso il Tribunale di Campobasso

 

Questo articolo fu scritto dal Giudice Angelo Farinacci, per il nostro Giornale, XX REGIONE, che allora che si stampava in tipografia, circa dieci anni fa ed ancora in servizio attivo presso il Tribunale di Campobasso. Fu giudicata una delle poche voci autorevoli e critiche nei confronti del “clima Mani Pulite”. Ricordiamo ancora oggi che quel numero andò a “ruba” e si esaurì nel giro di due giorni. Ampio fu il clamore che suscitò. Per le considerazioni espresse e per l’efficacia dell’esposizione- più che mai attuali anche oggi, nel clima surriscaldato di una Giustizia malata- riteniamo di riproporre per i nostri lettori d’oggi, sparsi ormai in tutto il mondo, il servizio, ma più che altro, per il piacere di collocarlo in un sito ove possa rimanere ancora per molti anni.

 
 
 
 
 

  

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