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Il Decalogo dei Rischi della Regione Molise
Intervista al prof. Giuseppe Quartieri

di Luca Martino
21-02-2009

Più degli aspetti puramente politici potrebbe essere interessante considerare aspetti di analisi dei rischi che il Molise corre in questo difficile periodo economico e leggermente oscuro. A tale scopo reputo interessante sentire le opinioni del Prof. Giuseppe Quartieri, campobassano, che si è interessato di analisi dei rischi a livello europeo in vari campi dall'aerospaziale al nucleare.

“Professore Quartieri cosa ne pensa dei rischi che corre il Molise in questo periodo?”
«Vede si può rispondere a questa domanda in vari modi a seconda del proprio livello di propensione all’accettazione delle teorie moderne di catastrofismo (Global warming e Global Dimming). Tuttavia indipendentemente dall'atteggiamento più o meno catastrofista, per l’analista di rischio il Molise corre alcuni rischi ecologici-sociali che è il caso di analizzare. Posso aggiungere che la Teoria dei Rischi (e relativa qualità) di grandi sistemi complessi (ad es. Terremoto, Uragano, Tornado, Sicurezza del Volo, Sicurezza di Impianti Nucleari ecc.) è stata per oltre 30 anni il campo di applicazione delle mie ricerche, studi, analisi e proposte di miglioramento e di mitigazione.»

“Mi dica professore, questo tipo di analisi viene eseguita sistematicamente in Molise?”
«Le posso dire che questo tipo di analisi è soggetto di studio in varie Università. Per esempio, ogni anno all’Università di Bari si tiene un Convegno sull'analisi dei rischi e qualche anno fa anche all’Università di Molise si è tenuto un Convegno sulla Teoria dei Rischi. Ho spedito per tempo un sommario di una mia ricerca per partecipare ma non ho avuto il “privilegio” di una risposta. Di fronte a cotanto comportamento diviene interessante andare a studiare quali erano gli argomenti trattati nel Convegno, al fine di cercare di capire che tipo di Teoria dei Rischi veniva e viene affrontata all’Università di Molise. Dalla lettura del sito relativo appare chiaramente che, all’Università di Molise, si studia da più di un decennio la teoria dei rischi economici. In altre parole viene attualizzato (in termini puramente monetari) tutto il rischio per renderlo strutturalmente economico qualunque ne sia la natura e l’entità. Di fronte alla visione “ragionieristica” della teoria dei rischi, non si può che rimanere stupiti e meravigliati soprattutto quando, per formazione e per attitudini intellettuali, si è portati a non sottovalutare, se non si può proprio privilegiare, gli aspetti etici e morali dell’analisi del rischio rispetto all’accadimento di eventi catastrofici di natura fisico (terremoto ecc.), chimico (improvvisi inquinamenti ambientali, PM2, CO2 ecc. ecc.), meteorologico (uragano, tornado, ecc.). La monetizzazione (alcuni parlano di cartolarizzazione) del rischio conduce a qualche sorta di accettabilità psicologica molte volte contraria all’etica e alla morale.»

“Allora, professore Quartieri, quale dovrebbe essere il tipo di analisi dei rischi da ricercare entro quale scenario peculiare per la Regione Molise?”
«Vede, dottor Martino, rimanendo entro lo scenario di teoria del rischio che ho su accennato, l’analisi stessa impone di identificare prima di tutto i rischi strutturali maggiori e poi precedere all’analisi e alla stesura delle procedure di mitigazione e di accettabilità del rischio.»

“Professore mi può dare un esempio di questo tipo di analisi?”
«Prima di tutto va chiarito che questa analisi si prefigge di presentare semplicemente una lista di rischi reputati principali per la vita molisana. Non si possono suggerire, per ora, le attività di mitigazione e/o riduzione dei rischi. L’elenco dei rischi presentati qui di seguito non rispetta alcun criterio di priorità. In altre parole, il numero progressivo non significa ordine di importanza. Questo aspetto dovrebbe essere lasciato ai “politici in carica con potere vero" che non riescono in verità a mettersi d’accordo fra loro per la definizione delle priorità. Questa è una delle maggiori ragioni per cui si riesce a realizzare poche opere pubbliche nella Regione Molise. La lista è:
1. Rischio di non realizzazione dell’autostrada Termoli–Campobasso-San Vittore ed in genere, di infrastrutture stradali ed edilizia scolastica. Sembra tuttavia che in quest’ultimo periodo ci sia stata un’assicurazione, basata sulla nuova finanziaria, che il primo tratto (Termoli-Campobasso) della verrà realizzato. In una visione globale italiana in cui quasi ili 70% delle autostrade è nella Valle Padania questo tratto Termoli-Campobasso risulta un’opera ridicola o almeno molto poca significativa. Tuttavia chi si accontenta, gode. Nulla si sa dell’edilizia scolastica.
2. Rischio di non realizzazione di un aeroporto e/o avio-superficie regionale.
3. Rischio di ulteriore incremento di flusso continuo di emigrazione di giovani qualificati.
4. Rischio di ulteriore incremento esponenziale inarrestabile dei costi della sanità pubblica (al momento sembra che il 70% del bilancio regionale molisano sia dedicato alla salute (ASL) quindi, per certi versi, è giusto che il Governatore sia una sorta di medico, ma tuttavia alcuni sostengono che si va verso il commissariamento della ASL).
5. Rischio di ulteriore incremento della percentuale di pensionati (riduzione produttività).
6. Rischio della rinuncia a diventare una regione produttrice di energia elettrica da vendere all’ENEL o ad altre Regioni. In parentesi si notano alcune elementi positivi in questo senso prodotti da eventuali attività di costruzione di rigassificatori ecc, anche se la linea energetica basata sul gas non potrà mai sostituire - nonostante quello che dice il Premio Nobel Rubbia - l'energia elettrica fornita da centrali nucleari prima a fissione e per il prossimo secolo, si spera a fusione (fredda, intermedia e/o calda). Interessante è lo sforzo dei molisani per l’energia alternativa o meglio integrativa del solare e dell’eolico. Tuttavia, venendo in Molise, io continuo ad osservare molte pale eoliche sempre ferme e un numero ridicolo di pannelli solari. Non capisco inoltre come Antonio Di Pietro possa avere avuto il coraggio di dichiararsi contrario al campo eolico “off the shore” (in mare) nel Golfo di Vasto-San Salvo-Termoli).
7. Rischio di perdita della priorità e primato agricolo oltre alla relativa riduzione e/o perdita della risorsa acqua.
8. Rischio che la Regione venga inclusa in un’altra macro-regione (perdita autonomia regionale) per incapacità a sopravvive nel federalismo fiscale.
9. Rischio di non realizzazione del porto canale a Termoli.
10. Rischio di ulteriore inquinamento ambientale e di cancerogenesi con ulteriore sfruttamento delle riserve di gas/petrolio e relativo aumento del rischio di terremoto.»

“Professore appare chiaramente che Lei non sta facendo riferimento a tutti quei rischi elementari che attanagliano la Regione Molise. Perché?”
«Vede, caro Dottor Martino, i rischi elementari, spiccioli sono di natura secondaria rispetto ai rischi strutturali di un Regione come il Molise. Ad esempio, l'evento negativo che un Politico di alta responsabilità prenda per se uno stuolo di alcune centinaia di consulenti inutili e impreparati va certamente a detrimento del benessere della Regione poiché riduce la probabilità di realizzazione di opere pubbliche del tipo su menzionato, ma certamente porta più voti allo stesso politico durante la campagna elettorale.»

“Allora se ne deve dedurre che Lei non ha tenuto in debito conto questi rischi “politici” che invece possono assumere priorità rispetto agli stessi rischi strutturali che Lei ha elencato”.
«Vede, dottor Martino, al ricercatore, al professore interessa prima di tutto elaborare la ricerca sui rischi e quindi elargire e cercare di pubblicarne i risultati il più possibile per il bene sociale. Purtroppo, i ricercatori non hanno il potere di decidere in merito alle procedure ed ai processi di mitigazione dei rischi e al ruolo dei singoli responsabili locali. Appare quindi spiacevole che l'analista di sistema possa solo analizzare e non potere decidere cosa fare per aggirare gli ostacoli, ma questa è l'organizzazione sociale e politica umana e va rispettata. Tuttavia, il solo beneficio dell'informazione potrebbe indicare al popolo, o meglio a chi legge, la strada politica verso cui indirizzarsi votando. Come ulteriore conseguente fatto politico sociale, la non esecuzione di opere e di infrastrutture che aspettano la loro realizzazione da decenni (ad es. la riattivazione dei ponti caduti lungo la Bifernina e si tratta di opera che si aspetta da quasi 20 anni!) implica un grave ed ulteriore incremento di disoccupazione giovanile. In altre parole, appare chiaramente all'osservatore che i responsabili regionali preferiscono alimentare consulenti inutili piuttosto che fare opere pubbliche che producono ricchezza e benessere sociale.

“Professore ma Lei a quale partito appartiene?”
«Vede dottor Martino, io sono sempre stato un libero pensatore e da alcuni decenni appartengo al centro dinamico leggermente rivolto al centro destra non conservativo. Tuttavia, questa posizione non mi esime anzi mi spinge ad analizzare i problemi che una Regione o una popolazione è costretta ad affrontare per potere sopravvivere bene e vivere in benessere. Le analisi di questo genere hanno carattere scientifico e non politico e quindi i risultati devono e vengono presentati con dovizia di particolare indipendentemente dalla volontà dei politici che, in modo diretto o indiretto, si potrebbe attaccare. Nel caso di specie, i politici che hanno potere decisionale, se sono intelligenti, sfruttano questo tipo di conoscenza a favore del bene pubblico e non solo a favore dei loro interessi particolari che si riducono a elargire emolumenti ed incarichi solo ad un gruppo specifico di persone che appartengono alla propria “clientela politica”. Mi riesce molto difficile comprendere il comportamento dei grandi “elemosinieri” sia regionali che nazionali soprattutto quando elargiscono denaro pubblico a consulenti e anche quando fanno pervenire denaro pubblico che spetta di diritto e che invece viene elargito, come se fosse un’elemosina, ai dirigenti politici dei paesi laddove si sono creati vari crateri prodotti da terremoti.»

“Lei allude ai nuovi finanziamenti per la ricostruzione nell’area del cratere?”
«Si caro dottor Martino, ma alludo pure al fatto che, nonostante i nuovi finanziamenti siano i benvenuti, le persone pensanti si chiedono e chiedono ancora e subito, la pubblicazione del rendiconto economico o come dicono gli inglesi del cosiddetto ”accountability” di tutte le elargizioni e finanziamenti ricevuti in passato e come mai non sono bastati e mai bastano».

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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