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Leggo solo oggi la Sua risposta del 3 dicembre 2011 alle osservazioni
dello studioso del Risorgimento Luciano Salera.
Le confesso che da Lei, attento conoscitore della storia d’Italia, mi
aspettavo un commento un po’ più pacato e ragionato. La Sua è stata
invece la classica risposta arrogante dei neo-savoiardi: una risposta
infastidita del tipico professorino (oggi vanno di moda) saccente,
cattedratico e intollerante, che ostenta le sue irrefragabili certezze,
ritenendosi depositario della Verità Assoluta. E tratta dall’alto in
basso i reprobi che osano mettere in discussione il Suo personale
Talmud.
Fu occupazione, Dott. Cervi. Occupazione sanguinosa e sanguinaria con
successiva spoliazione e colonizzazione del Sud. I neo-savoiardi devono
farsene una ragione. La favola è finita. E’ finita perchè i vincitori, i
franco-padano-savoiardo-piemontesi, da bravi vincitori scrissero la
storia a loro uso e consumo, ma commisero il gravissino errore di non
distruggere, di non mandare al rogo quella massa debordante di
documenti, di libri, di articoli di giornali, di atti giudiziari, di
atti militari, di atti parlamentari, di epistolari, di memoriali e
soprattutto di foto, che raccontano la Storia Vera, quella del martirio
del Sud invaso e saccheggiato da un esercito di occupazione straniero,
quello savoiardo piemontese. Ed ora, quella massa ingente di dati
storicamente inoppugnabili tracima sui moderni mezzi di informazione.
Non potete più arginarla. E’ Internet, bellezza!
Lei, Dott. Cervi, con una tenacia ed una pertinacia ben degne di altre
cause, continua ad utilizzare la vecchia, ma ormai spuntata arma del
ricatto, della demonizzazione dei non allineati alla versione di Stato:
-non professi la Fede in Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele uni e
trini? Anatema! Sei un “dissacratore del Risorgimento e dei Padri della
Patria”.-
Quale Patria? Quali “Padri” ? Non si è accorto, Dott. Cervi, che
l’Italia di oggi è la risultanza biologica delle farneticazioni e della
perfidia di quei “Padri”? Arruffona, caotica, scombinata, gradassa,
smargiassa, manesca, litigiosa e rissosa come Garibaldi; sporca,
deforme, puzzolente, tracotante, ignorante, incolta, semianalfabeta e
maniacosessuale come Vittorio Emanuele II; cinica, spietata, malvagia,
oppurtunista, trasformista, arrogante, tracotante, boriosa e mafiosa
come Cavour, portatore del primo grande conflitto di interessi della
storia d’Italia.
Questa è l’Italia di oggi, e ove non bastasse è l’Italia dei razzisti
padani, razzisti ciclostilati in copia dalle immagini dei loro
ferocissimi antenati, i “gloriosi” militari piemontesi. Con la
differenza che quelli erano funerei e mortiferi, mentre questi sono solo
macchiette, “guapp' 'e cartone”.
I razzisti neo-savoiardi franco padano piemontesi di oggi si limitano a
blaterare e ad impinguare i loro portafogli nella Roma Ladrona. Quelli,
i loro antenati, facevano sul serio: sperimentarono nel Mezzogiorno
d’Italia le loro attitudini allo sterminio dei popoli, per poi
applicarle con profitto in Etiopia, in Somalia, in Libia, in Albania, in
Eritrea, in Abissinia, in Tripolitania, in Grecia e ovunque andarono per
esportare la loro democrazia del terrore a base di gas nervini e forni
crematori. Altro che nazisti tedeschi! Fucilazioni, stupri, saccheggi,
deportazioni, rastrellamenti, furti, rapine contro le inermi popolazioni
meridionali. Gli Unni al loro confronto erano dei seminaristi.
Anche i razzi-leghisti di oggi sono a immagine e somiglianza di questa
Italia da buttare. E sono figli vostri, di voi conservatori
neo-savoiardi. Somministrando a piene mani l’Enciclopdedia della
Menzogna, avete inseminato il ventre sifilitico di questa vostra Italia
sifilitica, che ha partorito il mostro, il carcinoma che la sta
divorando. Razzisti proprio come i loro non lontani avi, gli “eroi”,
quelli della guerra di pulizia etnica risorgimentale.
Li avete creati voi e li avete in casa i picconatori della Patria. E da
solerti e ipocriti difensori dell’ Italia ...una e indivisibile, contro
chi inveite? Contro i razzisti separatisti, scissionisti padani? No.
Inveite contro i sobri e dignitosi cittadini e studiosi meridionali e
meridionalisti che educatamente, garbatamente, serenamente e per quanto
mi riguarda, fin troppo pacificamente, osano porre in discussione le
vostre caduche e miserabili “verità”.
“Non nego certi aspetti cupi e a volte atroci di quel memorabile
evento”. Li citi, li elenchi, li esplichi Dott. Cervi: quali furono gli
“aspetti cupi e a volte atroci del memorabile (!!!???) evento? Il
massacro di Bronte?, la mattanza di Casalduni?, l’eccidio di
Pontelandolfo?, lo sterminio di Civitella del Tronto?, la carneficina di
Gaeta?, il genocidio di Fenestrelle?
Coraggio Dott. Cervi, abbia il coraggio di denunciare la Verità.
La Verità!
Per creare un clima di vendetta? Per esacerbare gli animi? Per mettere
in discussione l’Unità d’Italia?
Per quanto mi riguarda, non mi scandalizzo nell’apprendere che c’è
qualche meridionale che cova sentimenti di vendetta, tremenda vendetta:
è un suo preciso diritto a fronte del martirio subito dai suoi avi. Ma
so per certo che la gran parte di quelli che hanno scoperto la Verità,
vogliono solo rendere onore a quei martiri, ai martiri della furia
omicida dei “liberatori” piemontesi. Anche questo è un loro diritto!
Ogni anno rendiamo onore ai martiri di Marzabotto; celebriamo le Fosse
Ardeatine; onoriamo i martiri di Dachau, di Birkenau, di Buchenwald, di
Aushwitz.
Forse per rinfocolare l’odio verso i tedeschi? No, Dott. Cervi, non ve
n’è bisogno, basta e avanza lo spread. Noi onoriamo quei martiri solo ed
esclusivamente perchè quegli orrori non si ripetano! Ha capito, Dott.
Cervi? Noi vogliamo che gli orrorri “risorgimentali” non si ripetano, e
affinchè non si ripetano, tutti, padani e terroni, devono sapere! Basta
con questo asfissiante negazionismo che ha ridotto la vostra -solo a
parole- amatissima Italia in brandelli.
Perchè non ha risposto agli interrogativi di Salera sui martiri di
Fenestrelle, il primo campo di sterminio prenazista, dove i “liberatori”
piemontesi straziarono decine di migliaia di “briganti”?
Che cosa temete, Dott. Cervi, che saliamo su in Padania e vi infilziamo
con i forconi?
Rivendicare il diritto alla Verità significa, per Lei, creare “un alibi,
per giustificare, un secolo e mezzo dopo, ciò che avviene in una parte
del Paese” (quanto pudore: si tratta forse del Mezzogiorno d’Italia)?
Ma quale alibi? Abbiamo i nostri guai, è verissimo; abbiamo pure la
monnezza, ma io La invito a dare una risposta chiara ed esaustiva a
questa domanda: siamo nei guai in quanto biologicamente tarati; perchè,
come affermava il criminal-criminologo Lombroso, abbiamo la devianza nel
DNA, oppure ce li siamo ritrovati in esito a cause storicamente
determinate? Altro che alibi, Dott. Cervi!
E’ questione di razza? Noi siamo la razza impura e voi siete la razza
ariana? Lo dica, Dott. Cervi. Abbia il coraggio di dire la Verità.
Dott. Cervi: ci siano, o ci siamo diventati?
Fummo o non fummo dissanguati?
Venti milioni di “carne ‘e maciello” li hanno creati i nostri “fratelli
liberatori” piemontesi o no?
E’ vero o non è vero che non ci lasciarono nemmeno gli occhi per
piangere?
Io so solo che la mafia, nel XIX Secolo, era Cosa Vostra, Dott. Cervi. O
ha dimenticato i vari Don Rodrigo e i “bravi” ?
“Prima di occuparci della mafia dal periodo che va dall’unificazione del
Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo
dobbiamo, brevemente, ma necessariamente premettere che essa come
associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era
mai esistita in Sicilia... la mafia nasce e si sviluppa subito dopo
l’unificazione del Regno d’Italia...”.
E’ Rocco Chinnici, Dott. Cervi, non un "bieco reazionario oscurantista
assolutista" come voi neo-savoiardi definite chiunque osi confutare le
vostre "verità".
“Contesto un procedimento dialettico in forza del quale le accuse ai
piemontesi si risolvono in una riabilitazione estatica dell’ancién
régime, in un elogio incondizionato dell’oscurantista Sillabo...”.
Riabilitazione estatica... boh!
La solita tecnica: si inventa il reato e lo si condanna. Fa tutto Lei,
Dott. Cervi, se la canta e se la suona. Secondo la Sua versione dei
fatti, chi denuncia gli orrori e i delitti perpetrati dai “liberatori”
(ma in nome di Dio, da chi dovevano liberarci?) piemontesi lo fa perchè
vuole ripristinare il Sillabo, e magari rimettere sul trono i Borbone, e
perchè no, rispezzettare l’Italia nei fantasmatici Stati e Staterelli di
cui parla sempre a vanvera la retorica filo savoiarda. Melassa
scadentissima.
Dott. Cervi, io sono nato sotto il regime
monarchico-colonialistico-imperialistico dei Savoia. Poi quei bastardi
furono cacciati a calci nei fondelli e venne la Repubblica. Viva la
Repubblica. Sì, viva la Repubblica! Nessuna riabilitazione più o meno...
estatica.
Ma ho scoperto che il monarchico Francesco II di Borbone, Re di Napoli,
napoletano verace e non straniero franco-piemontese come Vittorio
Emanuele II, era un ragazzino timido, dolce, timorato di Dio, incapace
di odiare, incapace di far del male ad una mosca, onesto, leale,
generoso. E fu martirizzato dalle orde piemontesi ai comandi del
pre-nazista Cialdini. Posso nutrire verso quello sventurato giovane
sentimenti di pietà, di misericordia, di amore, o rischio di essere
lapidato con l’accusa di vilipendio alla Sacra Italia Unita e
Affratellata?... e magari di voler restaurare... l’ancién régime!
Ho scoperto che Vittorio Emanuele II non si lavava mai, puzzava come un
cane morto in avanzato stato di decomposizione, era un semianalfabeta
che detestava i libri, che amava solo sparare agli animali e fare il
bunga-bunga con le decine di escort-contadinotte disseminate nei
bordelli nelle sue tenute di caccia. Ho scoperto che era afflitto da
priapismo incoercibile; che quando calò al Sud con le sue truppe di
occupazione si portò appresso in un carro la sua escort preferita, la
sua Rosinella con la quale si consolava a fine mattanza giornaliera.
Devo amarlo e venerarlo, devo chiamarlo “galantuomo” altrimenti divento
un “papalino nostalgico dei Borbone” e via farneticando?
Ho scoperto che la marcia su Napoli gli fu imposta (imposta!) dal
fratello-coltello Cavour per fermare quell’invasato di Garibaldi
(licenziato a Teano e mandato agli arresti domiciliari a Caprera) che
stava scombinando tutti gli accordi che lui aveva preso a Plombières les
Bains con quel fiorellino di campo, il compagno di merenda Napoleone III.
Posso dirlo o Lei mi accusa di voler distruggere l’Italia Unita, Una e
Affratellata?
Quste cose gli italiani tutti devono saperle, o devono solo sapere che
Garibaldi se ne andò a Caprera col sacchettino di semini di favette e
fagiolini, la balletta di stoccafisso, il pacchettino di maccheroncini e
altre cretinate del genere buone per bambini scemi e intronati?
“Il Risorgimento, a suo modo è stata una rivoluzione e le rivoluzioni
non sono mai indolori e incruente”.
E dunque? E dunque, viva la rivoluzione di Hitler, di Stalin di
Mussolini, di Gheddafi.... e chi se ne frega se quella democratica,
liberale, progressista, salvifica e socialista rivoluzione savoiarda
costò un milione e trecentomila morti ammazzati fra donne, vecchi
bambini, militari, civili, briganti, insorti, laici, cattolici e
quant’altro, colpevoli solo di appartenere alla inferiore razza dei
terroni. E’ questa la rivoluzione? Ma quale rivoluzione? 120 mila
soldati addestrati all’odio razziale, mandati a massacrare i terroni, i
“beduini africani”, hanno fatto la rivoluzione?
Ma che bella rivoluzione: da una parte i contadini meridionali armati di
roncole e forconi contro gli invasori stranieri, dall’altra un esercito
di occupazione armato fino ai denti per colonizzarli. Questa Lei la
chiama rivoluzione? Questa Lei la chiama democrazia?
“Vittorio Emanuele tenne fede allo Statuto Albertino”. Bravo! E lo
impose ai popoli conquistati. Questo Lei non lo dice.
-Vogliamo fare una Costituzione che integri tutte le varie sensibilità e
diversità dei popoli peninsulari?-
-Ma quando mai! Abbiamo la nostra Costituzione, lo Statuto Albertino, e
glielo facciamo ingoiare a quei luridi terroni. Prendere o prendere.-
-Lo facciamo eleggere dal popolo o dal parlamento il Capo del nuovo
Stato?-
-Ma no, che bisogno c’è? Autonomamente e senza dar conto a nessuno, ma
ovviamente “per grazia di Dio e volontà della nazione” io Vittorio
Emanuele mi autoproclamo Re d’Italia.-
-E Come si farà appellare? Vittorio XI? Emanuele III? Filiberto VII?-
-Ma no: manterrà inalterato il nome di Vittorio Emanuele II. La sacra
continuità con il Piemonte e col Regno di Sardegna va rispettata. Alla
faccia dell’Italia Una, Democratica e Affratellata.
Anzi, non lo chiameremo neppure Vittorio Emanuele II. Nella prima seduta
del Senato del Regno (italiano?) riunito a Torino, nel rigoroso solco
della tradizione franco-sabauda, molto patriotticamente lo straniero
francopiemontese Cavour, così lo accoglie: “Je salue Victor-Emmanuel
deuxième, Roi d’Italie”.-
Italie!, non Italia... Italie, Dott. Cervi!
Viva le Roi!
-E poi che si fa?-
-Come che si fa? Si riunisce il Parlamento ... Nazionale.-
-Dove?-
-A Torino, dove se no?-
-Un po’ lontanuccio da Girgenti.-
-E chi se ne frega?-
-Elezioni?-
-Vade retro!-
-E chi ci mandiamo al parlamento italo-piemontese?-
-Nessun problema: tutta gente fidatissima e soprattutto molto
filosavoiarda.
Dunque: 2 principi, 3 duchi, 29 conti, 23 marchesi, 26 baroni, 25 nobili
senza titolo, 50 commentatori, 117 cavalieri di cui 3 della Legion
d’Onore e infine due Bey dell’Impero Ottomano e una decina di milionari
senz’altro titolo onorifico.-
-E allora, via alla Prima Legislatura?-
-Prima Legislatura?! Ma vogliamo scherzare? E la Sacra Continuità con il
Grande Regno del Piemonte Allargato dove la mettiamo?-
-E allora?-
-E allora nessuna discontinuità col Sacro Regno ecc.: sarà l’ottava.
Dopo la settima, cosa viene se non l’ottava? La matematica non può
essere un’opinione.-
-E l’esercito?-
-Semplice: chiamiamo il nostro eroico generale Manfredo Fanti (quello
specializzato nella deportazione dei “briganti” nei lager piemontesi) lo
facciamo ministro della Guerra e lui farà un bel decreto in cui si
stabilisce che da oggi in poi, l’Armata Sarda e tutto il resto si
chiamerà Esercito Italiano.-
-E la bandiera, la bandiera del nuovo Stato Unitario Libero, Democratico
e Solidale, come sarà?-
-Nessun problema: bianca, rossa e verde.-
-Come la bandiera del Regno di Sardegna?-
-Esatto! Come la bandiera del Regno di Sardegna. Come, se no?-
Sì, cest plus facile. Evviva le Roi, evviva l’Italie ...e allons enfant
de la Patrie!
“Il Re non amò, ma dovette accettare un primo ministro come Cavour”.
Ma no!? Non si amavano!? Ma allora è vero che si detestavano, che Cavour
si vantava di non aver mai stretto la mano a quel “guerrigliero” di
Garibaldi, che odiava ed era odiato da Mazzini, che Mazzini schifava
Vittorio, che Vittorio detestava Peppiniello e via detestandosi fra
loro!
A proposito: ma Garibaldi, Dott. Cervi, cos’erà, monarchico,
repubblicano, anarchico, socialista, fascista, cattocomunista? Me lo
spieghi perchè io ho capito solo che scriveva cose da far rivoltare lo
stomaco ... ai patriottardi nazionalisti vetero e neo-savoiardi: “Quando
i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano
durante il Risorgimento, vi troveranno cose da cloaca”.
Cose da cloaca, Dott. Cervi, cose da cloaca, parola di Peppino
Garibaldi. Ne sa niente Lei? E lo sa cosa diceva Indro Montanelli del
Risorgimento? Glielo ricordo: “Abbiamo sempre vissuto sul falso del
Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a
scuola”. Traduzione: avete messo e continuate a mettere un bel
coperchio... sulla cloaca.
Concludo, Dott. Cervi. Ho letto l’ultimo libro del Capo dello Stato
Giorgio Napolitano “Una e indivisibile”.
Si tratta di un testo “classico”: da una parte i biondi alti e con gli
occhi azzurri Garibaldi, Vittorio Emanuele e Cavour, dall’altra i
Borbone brutti sporchi e cattivi, e tante dosi massicce di agiografia
edulcorata, di luoghi comuni, di frasi fatte e tanto negazionismo... di
Stato.
Risponderò virgola su virgola, ma voglio dirLe una cosa: se io fossi il
Capo dello Stato scriverei e firmerei quel libro. Lui ha il dovere... di
mentire. Lui deve dare messaggi edificanti, unificanti e costruttivi.
Lui deve favorire l’integrazione del popolo e per tonificare il tessuto
unitario della Nazione.
Lui compie il suo preciso dovere istituzionale di Capo dello Stato con
le buone parole. Cos’altro può fare, armato della sola moral suasion,
per rimettere insieme i cocci di questa Italia sbrindellata?
Ma Lei no, Dott. Cervi. Lei non è il Capo dello Stato. Lei è un
giornalista e un giornalista deve dire la Verità, tutta la Verità,
null’altro che la Verità. Lei non deve salvare la Patria, non è Suo
compito e non rientra nelle Sue prerogative.
Distinti saluti. |