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Presentati a Pesche tre nuovi libri di Amerigo Iannacone

11-01-2012
 

Sono stati presentati a Pesche gli ultimi tre libri dello scrittore venafrano Amerigo Iannacone. Il primo “Matrioska e altri racconti” (Ed. Eva, Venafro 2011), è uscito lo scorso settembre; il secondo, “Pensieri della sera”, ancora fresco di stampa, è una riedizione del suo primo libro, una raccolta di poesie pubblicata nel 1980; il terzo, appena uscito dalla tipografia, si intitola “Poi” (Ed. Confronto, Fondi 2011), ed è la silloge con cui Iannacone ha vinto il Premio “Libero de Libero”, edizione 2010, il cui premio consisteva appunto nella pubblicazione dell’opera.

Nonostante la giornata fredda, la sala consiliare, dove si è tenuta la manifestazione, era piena. Diversi gli scrittori, i poeti, i pittori, presenti fra il pubblico. Un pubblico che ha seguito partecipe le relazioni tenute dal poeta e critico letterario di Formia Giuseppe Napolitano, da Nicola Lalli, operatore culturale pescolano, e Aldo Cervo, scrittore e critico letterario di Caiazzo, oltre che le parole di Marilena Di Lollo, moderatrice, che comunque è entrata anche nel merito dei libri.

Dopo il saluto del sindaco Ido De Vincenzi e quello del Presidente della Pro-Loco Antonio Manuppella, si sono susseguiti gli interventi dei relatori, che hanno esaminato criticamente i libri, in particolare la raccolta di poesie “Poi”, che era un’assoluta novità

«Fin dal titolo, – ha detto tra l’altro Giuseppe Napolitano – “Poi” (quanto denso e inquietante, nella sua allusiva sospensione atemporale), il sentimento del tempo la fa da padrone in questa nuova – asciutta e pensosa – silloge di Amerigo Iannacone (pubblicata come vincitrice del Premio “Libero de Libero” del 2010), come d’altronde avveniva trent’anni prima, nella prima sua pubblicazione “Pensieri della sera” (appena ristampata, opportunamente, quasi a verso di medaglia per quest’ultima, a mostrare con quanta fedeltà il poeta abbia custodito per trent’anni la sua natura di poeta, e la sua scrittura che già allora guardava alla vita umana come un intoppo nel tempo universale). Qui il tempo appariva vissuto senza trovarne ragione, fino a vivere quasi come liberazione la stessa “solitudine”, che libera dal contatto umano e quindi dall’ineluttabile verificare, appunto, che “per noi sarà lo stesso”, sempre, comunque... qualunque atteggiamento possiamo assumere di fronte alla vita.»

 

 

 
 
 
 
 
 
 

  

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