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E’
uno scambi o..d’amorosi sensi che si consuma, da quando è entrato il
“maggioritario” prepotentemente alla ribalta poltica. I consiglieri di
maggioranza sono costretti di fatto a sposare le tesi del Presidente
della Regione e della sua Giunta e i consiglieri di minoranza a svolgere
un ruolo ancor più povero: di semplice denunzia.
Tanto che la mozione di sfiducia da parte di consiglieri di opposizione
(ogni tanto vi è qualche tentativo) finisce coll’essere considerata non
più che un’aspirazione e una pia illusione, un esercizio vacuo di buone
intenzioni, al di là della motivazione e delle censure addotte a
supporto dell’iniziativa politica.
Ma, analoga situazione la registrano quei gruppi politici di maggioranza
che vivono momenti di “frizione” di “scontro” o di “confronto” con
assessori e lo stesso Presidente della Giunta Regionale. Oltre che
“minacciare” (e soltanto minacciare) l’uscita dalla maggioranza altro
non possono fare, perché sanno bene che il passo successivo li
porterebbe direttamente a casa. Questo succede nel Molise, ma anche nel
resto dell’Italia, come si è detto in un riuscito convegno, a
Campobasso, organizzato dal Presidente della Commissione
dell’Autoriforma della Regione Molise, Candido Paglione e dove venne
denunciata, con forza, questa “sofferenza dell’Aula”,
quest’“affievolimento della democrazia dell’Aula”; e ciò, al fine di
auspicare un nuovo sistema elettorale, con l’invito di prenderne,
coraggiosamente, atto.
Non ci sarebbe cosa più sconveniente che, avendo la possibilità di
cambiare le regole, si perseguisse la strada del “maggioritario” e
dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
Non si può volere, a chiacchiere, questo sistema elettorale per poi
lamentare la perdita della democrazia dell’Aula. Il gioco deve spingersi
fino in fondo.
Semplicemente si deve affermare, ad esempio, che le rivendicazioni sono
legittime ma le regole invocate no.
Si parla a sproposito di sfiducia ad assessori, ben sapendo che questo
sistema non prevede la sfiducia agli assessori, per il semplice motivo
che, per l’attuale sistema elettorale, gli assessori li sceglie il
Presidente e non i Partiti. Dire ad esempio che un Partito esce dalla
Giunta è un eufemismo, perché non è stato mai “chiamato” in Giunta, ove
siedono i fiduciari del Presidente e non dei Partiti. Pretendere che la
Giunta sia equilibrata secondo le esigenze di rappresentanza dei vari
Partiti che “la sostengono” è dire cosa che non sta né in cielo né in
terra.
Sfiduciare un assessore equivale a sfiduciare il Presidente. Ma la
sfiducia al Presidente non esiste, attualmente. Esiste l’esatto
contrario: che un Presidente ponga la fiducia e se non ha la maggioranza
o, di fatto, si dimette facendo sciogliere il Consiglio, a addirittura
(che colpo per gli irriducibili del maggioritario che affermavano che i
ribaltoni non potevano essere più possibili!) potrebbe continuare a
governare finchè il bilancio avesse i voti necessari per la sua
approvazione.
Se un assessore si dimette, non succede assolutamente niente; il
Presidente lo rimpiazza con un uomo di sua fiducia.
Insomma, nel dibattito odierno, tanto che riguardi la Regione Molise,
quanto il Comune di Termoli o una Provincia, le varie esercitazioni
oratorie, affidate per lo più agli uffici stampa e ai giornali,
diventano dei passatempi, giacchè le regole che valgono sono altre e più
precisamente quelle del maggioritario e dell'elezione diretta del
Presidente della Regione.
C’era una logica in questo sistema che ha trovato una convergenza
massiccia tra le forze politiche e tra i Partiti che oggi contestano le
conseguenze.
In tale sistema, il Consiglio Regionale, Comunale e Provinciale erano
luoghi di pensiero e d'azione, ma nel solco di un programma già
tracciato.
La Commissione d'Autoriforma regionale prenda atto che il sistema non ha
funzionato e ripristini quelle che fanno dell’Aula il centro vitale e
propulsore dello sviluppo di una Regione. |