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Maggioritario: un sistema da cambiare

di Luca Martino
 
25-06-2008

E’ uno scambi o..d’amorosi sensi che si consuma, da quando è entrato il “maggioritario” prepotentemente alla ribalta poltica. I consiglieri di maggioranza sono costretti di fatto a sposare le tesi del Presidente della Regione e della sua Giunta e i consiglieri di minoranza a svolgere un ruolo ancor più povero: di semplice denunzia.
Tanto che la mozione di sfiducia da parte di consiglieri di opposizione (ogni tanto vi è qualche tentativo) finisce coll’essere considerata non più che un’aspirazione e una pia illusione, un esercizio vacuo di buone intenzioni, al di là della motivazione e delle censure addotte a supporto dell’iniziativa politica.
Ma, analoga situazione la registrano quei gruppi politici di maggioranza che vivono momenti di “frizione” di “scontro” o di “confronto” con assessori e lo stesso Presidente della Giunta Regionale. Oltre che “minacciare” (e soltanto minacciare) l’uscita dalla maggioranza altro non possono fare, perché sanno bene che il passo successivo li porterebbe direttamente a casa. Questo succede nel Molise, ma anche nel resto dell’Italia, come si è detto in un riuscito convegno, a Campobasso, organizzato dal Presidente della Commissione dell’Autoriforma della Regione Molise, Candido Paglione e dove venne denunciata, con forza, questa “sofferenza dell’Aula”, quest’“affievolimento della democrazia dell’Aula”; e ciò, al fine di auspicare un nuovo sistema elettorale, con l’invito di prenderne, coraggiosamente, atto.
Non ci sarebbe cosa più sconveniente che, avendo la possibilità di cambiare le regole, si perseguisse la strada del “maggioritario” e dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
Non si può volere, a chiacchiere, questo sistema elettorale per poi lamentare la perdita della democrazia dell’Aula. Il gioco deve spingersi fino in fondo.
Semplicemente si deve affermare, ad esempio, che le rivendicazioni sono legittime ma le regole invocate no.
Si parla a sproposito di sfiducia ad assessori, ben sapendo che questo sistema non prevede la sfiducia agli assessori, per il semplice motivo che, per l’attuale sistema elettorale, gli assessori li sceglie il Presidente e non i Partiti. Dire ad esempio che un Partito esce dalla Giunta è un eufemismo, perché non è stato mai “chiamato” in Giunta, ove siedono i fiduciari del Presidente e non dei Partiti. Pretendere che la Giunta sia equilibrata secondo le esigenze di rappresentanza dei vari Partiti che “la sostengono” è dire cosa che non sta né in cielo né in terra.
Sfiduciare un assessore equivale a sfiduciare il Presidente. Ma la sfiducia al Presidente non esiste, attualmente. Esiste l’esatto contrario: che un Presidente ponga la fiducia e se non ha la maggioranza o, di fatto, si dimette facendo sciogliere il Consiglio, a addirittura (che colpo per gli irriducibili del maggioritario che affermavano che i ribaltoni non potevano essere più possibili!) potrebbe continuare a governare finchè il bilancio avesse i voti necessari per la sua approvazione.
Se un assessore si dimette, non succede assolutamente niente; il Presidente lo rimpiazza con un uomo di sua fiducia.
Insomma, nel dibattito odierno, tanto che riguardi la Regione Molise, quanto il Comune di Termoli o una Provincia, le varie esercitazioni oratorie, affidate per lo più agli uffici stampa e ai giornali, diventano dei passatempi, giacchè le regole che valgono sono altre e più precisamente quelle del maggioritario e dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
C’era una logica in questo sistema che ha trovato una convergenza massiccia tra le forze politiche e tra i Partiti che oggi contestano le conseguenze.
In tale sistema, il Consiglio Regionale, Comunale e Provinciale erano luoghi di pensiero e d'azione, ma nel solco di un programma già tracciato.
La Commissione d'Autoriforma regionale prenda atto che il sistema non ha funzionato e ripristini quelle che fanno dell’Aula il centro vitale e propulsore dello sviluppo di una Regione.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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