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Malasanità al Cardarelli:
Ortopedia, un reparto da chiudere al più presto

05-09-2011
 
  Michele Picciano, Presidente del Consiglio Regionale

Dott. Paglione, direttore sanitario del "Cardarelli"

Dott.La Floresta, primario di Ortopedia

Dott. Miceli responsabile del reparto

Dottor Flocco primario anestesista del reparto di ortopedia
 

L’antefatto:
Il 1 agosto scorso venivo ricoverato al “Cardarelli” di Campobasso per rottura del femore, nel reparto di Ortopedia e cioè in un reparto in fase di smobilitazione, e quindi in condizione di ciclo calante.
Nei dieci giorni successivi, non sono riuscito né ad individuare, né a parlare con il Primario, Floresta. Vengo letteralmente abbandonato a me stesso, compagni di viaggio lancinanti dolori. Per dieci lunghi giorni, assisto allo spettacolo indecente di una fuga generale di responsabilità anche da parte degli anestesisti e quando qualche medico (Miceli) viene messo di fronte al momentaneo fastidio mi si sussurra che l’operazione non la faranno perché i rischi per i medici di ortopedia di Campobasso erano ritenuti troppo alti (4 su 5).La loro professionalità ha un limite. Camminerò con le gambe storte.
Il Primario, che nel frattempo gode anche di meritato riposo, non dà segni di vita. L’assicurazione che mi avrebbe operato lui stesso fatta al suo ex collega e mio medico curante, dott. Vecchiarelli, valente primario di medicina al Cardarelli per decenni, lo colloca tra le persone che cura poco la parola data.
Le parole dell’ineffabile dr. La Floresta circolano come moneta senza copertura.
Dopo dieci giorni d’inferno, interviene anche il direttore sanitario Paglione, che, interessato al “caso” invita il Primario anestesista Flocco di procedere perché non si possa dire che al Cardarelli di Campobasso vi sono medici non all’altezza della competenza necessaria per occupare quel posto senza pagar di conto e senza pagar dazio. Posizione netta, apprezzabilissima. Ma seguitano altre cicalate del primario anestesista che preferisce anch’egli non rischiare più di tanto. Come bene si era espresso il dott. Miceli, il paziente alla fine del calvario che si preannunciava, avrebbe camminato con le gambe storte.
Al Direttore Sanitario del Nosocomio, dott.Giancarlo Paglione e al Presidente del Consiglio Regionale Michele Picciano, che pure si era interessato al caso clamoroso, (se ne era occupato anche un servizio di denuncia di Telemolise) non rimane che constatare il livello professionale di quei medici.
Ortopedia : un Reparto intero dove non si è capito che si deve vivere. La vita non vissuta è vita morta.
***
L’11 agosto, a bordo di un’autombulanza (da me pagata) arrivo al Rizzoli, al Pronto Soccorso, dove venivo sottoposto subito ad analisi ed esami.
Il giorno dopo, 12 agosto, venivo operato. Due giorni dopo camminavo con i miei piedi.
I rischi? 4 su 5 il rischio per i medici del “Cardarelli”; che facevano firmare ben 5 liberatorie al sottoscritto, alla moglie e a due figli; rischio calcolato ed evidentemente non invalidante al Rizzoli di Bologna dove hanno dimostrato di essere all’altezza della situazione!
L’opinione pubblica, Tribunale Supremo, prima ancora della pronuncia del Giudice che probabilmente sarà chiamato a pronunciarsi sulla competenza di questi medici e se vi sia stato nel “caso” lamentato professionalità e diligenza, sarà giustamente tacitata e accompagnerà con la dovuta benedizione l’immediata chiusura del Reparto.

 

 

Avv. Tonino Martino
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 
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