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L’antefatto:
Il 1 agosto scorso venivo ricoverato al “Cardarelli” di Campobasso per
rottura del femore, nel reparto di Ortopedia e cioè in un reparto in
fase di smobilitazione, e quindi in condizione di ciclo calante.
Nei dieci giorni successivi, non sono riuscito né ad individuare, né a
parlare con il Primario, Floresta. Vengo letteralmente abbandonato a me
stesso, compagni di viaggio lancinanti dolori. Per dieci lunghi giorni,
assisto allo spettacolo indecente di una fuga generale di responsabilità
anche da parte degli anestesisti e quando qualche medico (Miceli) viene
messo di fronte al momentaneo fastidio mi si sussurra che l’operazione
non la faranno perché i rischi per i medici di ortopedia di Campobasso
erano ritenuti troppo alti (4 su 5).La loro professionalità ha un
limite. Camminerò con le gambe storte.
Il Primario, che nel frattempo gode anche di meritato riposo, non dà
segni di vita. L’assicurazione che mi avrebbe operato lui stesso fatta
al suo ex collega e mio medico curante, dott. Vecchiarelli, valente
primario di medicina al Cardarelli per decenni, lo colloca tra le
persone che cura poco la parola data.
Le parole dell’ineffabile dr. La Floresta circolano come moneta senza
copertura.
Dopo dieci giorni d’inferno, interviene anche il direttore sanitario
Paglione, che, interessato al “caso” invita il Primario anestesista
Flocco di procedere perché non si possa dire che al Cardarelli di
Campobasso vi sono medici non all’altezza della competenza necessaria
per occupare quel posto senza pagar di conto e senza pagar dazio.
Posizione netta, apprezzabilissima. Ma seguitano altre cicalate del
primario anestesista che preferisce anch’egli non rischiare più di
tanto. Come bene si era espresso il dott. Miceli, il paziente alla fine
del calvario che si preannunciava, avrebbe camminato con le gambe
storte.
Al Direttore Sanitario del Nosocomio, dott.Giancarlo Paglione e al
Presidente del Consiglio Regionale Michele Picciano, che pure si era
interessato al caso clamoroso, (se ne era occupato anche un servizio di
denuncia di Telemolise) non rimane che constatare il livello
professionale di quei medici.
Ortopedia : un Reparto intero dove non si è capito che si deve vivere.
La vita non vissuta è vita morta.
***
L’11 agosto, a bordo di un’autombulanza (da me pagata) arrivo al
Rizzoli, al Pronto Soccorso, dove venivo sottoposto subito ad analisi ed
esami.
Il giorno dopo, 12 agosto, venivo operato. Due giorni dopo camminavo con
i miei piedi.
I rischi? 4 su 5 il rischio per i medici del “Cardarelli”; che facevano
firmare ben 5 liberatorie al sottoscritto, alla moglie e a due figli;
rischio calcolato ed evidentemente non invalidante al Rizzoli di Bologna
dove hanno dimostrato di essere all’altezza della situazione!
L’opinione pubblica, Tribunale Supremo, prima ancora della pronuncia del
Giudice che probabilmente sarà chiamato a pronunciarsi sulla competenza
di questi medici e se vi sia stato nel “caso” lamentato professionalità
e diligenza, sarà giustamente tacitata e accompagnerà con la dovuta
benedizione l’immediata chiusura del Reparto. |