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 Il
libro, che si compone di 504 pagine, stampate a colori su carta patinata
lucida in formato 30 x 21, corredato da oltre 590 fotografie, nasce
dalla necessità di conservare il patrimonio di conoscenze e di cultura
professionale del Molise e dal desiderio di trasmettere alle nuove
generazioni curiosità e rudimenti di mestieri e professioni che si
stanno perdendo nel tempo, ma che non possiamo permetterci il lusso di
dimenticare per non smarrire la nostra stessa identità, la nostra
cultura. I Maestri del Lavoro si prefiggono lo scopo di portare a
conoscenza dei nostri giovani, mediante incontri nelle scuole, quello
che è stato il nostro passato, presentando contemporaneamente le
testimonianze di quanti, onorevolmente e con amore verso il lavoro e il
Molise, si realizzano anche a livello internazionale.
Sin dall’età dell’apprendimento scolastico sarebbe auspicabile
trasmettere ai ragazzi un bagaglio di esperienze appartenenti sì al
mondo del lavoro, ma facente parte sostanziale della persona, del suo
contesto storico, culturale e sociale, la cui difesa concorrerà a
costruire un mondo che sarà il loro.
L’autrice stimolata dall’idea di sollecitare l’attenzione collettiva e
in particolare quella dei giovani, ha ritenuto fondamentale tramandare
conoscenze fra generazioni con quest’attrezzo di lavoro, il libro.
Facendo leva su un’espressione ricorrente usata da un insegnante di
lettere che, giunto all’età della pensione, soleva dire ai suoi
studenti:
“ragazzi, ricordate che ogni anziano che muore, è un archivio che
brucia"!
Ha cercato fra i documenti, ascoltato – quando ha potuto - la voce dei
protagonisti, raccolto emozioni, raccontato episodi di vita vissuta,
ricordando, riscoprendo e riflettendo sul passato, proiettandolo però
verso il futuro.
Nelle immagini e nel testo si propongono tracce di antica quotidianità
del nostro popolo, rilevandone civiltà, cultura e profonde radici, un
modo di vivere più semplice, più umano; i mestieri del passato hanno
rievocato periodi poveri, umili, duri, stressanti ma ricchi di poesia e
di allegria.
Il volume vuole essere una sorta di rivisitazione storica della vita,
del lavoro e dei costumi del Molise attraverso racconti e fotogrammi
scevri da ambizioni di ricostruzione sociologica, ma caratterizzati da
immediato impatto emotivo.
Sempre l’autrice ha tentato di aprire una finestra su un recente
passato, di cui restano deboli tracce nel veloce fluire della vita
moderna, ed ha avuto conferma che lo spirito di adattamento, la
versatilità, l’abnegazione, la duttilità nell’industriarsi in mille
mestieri, inventandosene di nuovi pur di sopravvivere, in una parola
l’Arte di arrangiarsi, ha da sempre permeato il vissuto della gente del
Molise.
Per non dimenticare. Il libro ricorda le Stelle al Merito del Lavoro
alla Memoria della Regione Molise:
- i Minatori di Monongah, di Cannavinelle, di Marcinelle, di Mattmark;
- i Caduti in missione di pace:
- il Caporal Maggiore Alessandro Di Lisio, perito in Afganistan il 14
luglio 2009;
- il Tenente Giulio Ruzzi, perito in Somalia il 6 febbraio 1994;
- i diciotto rastrellatori di mine periti a Campobasso il 21 giugno
1946, mentre erano impegnati in un corso di formazione.
P.S Si ringraziano tutti gli Enti ed Associazioni che con il loro
contributo hanno reso possibile la concretizzazione di questo progetto,
il cui ricavato sarà devoluto all’Accademia delle Belle Arti de
L’Aquila. |
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Introduzione
Un catalogo delle tradizioni? Un albo
delle arti e dei mestieri? Una rilevazione di tipo statistico delle
piccole economie di una volta? Un viaggio nella memoria per incontrare
suggestioni antiche che suscitano emozioni moderne?
Tutte queste cose insieme, ma nella versione moderna di ricerca,
conoscenza e divulgazione della storia locale. Storia locale nel suo
significato di ampliamento della ricerca storica e di riscoperta dei
momenti particolari che segnarono lo svolgimento del progresso sociale
di una comunità.
Su questo terreno, la meticolosa ricognizione sorprende sia per l’alto
numero di arti e mestieri, sia per il tipo di storia scelto.
Cinquantanove mestieri danno un immagine molto articolata della società
molisana nel tempo. La ricerca poi, non si limita ai pochi protagonisti
visti come motori del loro tempo e promotori di civiltà, ma è estesa
alla conoscenza più minuta dei fatti nei vari aspetti (sociali,
economici, culturali, eccetera), diventando così la storia scritta dalla
parte della gente o di “quegli uomini che assai più dei protagonisti
concorrono al progresso della civiltà”, come scriveva anni fa Nicola
Cilento su “Conoscenze, quattro” del 1988, a cura della Sopraintendenza
Archeologica e per i B.A.A.A. e S. del Molise.
D’altra parte, se la memoria è la capacità di dare un posto al ricordo
per farlo diventare parte dell’identità, già la ricostruzione di tanti
ricordi è di per sé un forte contributo alla costruzione dell’identità
di una piccola regione che da “Stato dei Sanniti Pentri”, con governo di
tipo repubblicano su basi democratiche, il destino trasformò in pezzi e
bocconi per oltre duemila anni con ricomposizione solo dal 1963, grazie
alla sua elevazione a XX Regione della Repubblica.
In sintesi, è su questo terreno che si muove il lavoro della signora
Anna, andando fuori ed oltre gli archivi di carta per ascoltare i
protagonisti, fonti orali accettate ormai dalla storiografia moderna,
nel nostro caso arricchita da documentazione fotografica suggestiva
recuperata sicuramente con grande difficoltà.
Sempre sul piano metodologico, poi, l’autrice sceglie un modello che si
avvicina alla forma antologica, consentendo così una lettura a scelta
favorita da un linguaggio divulgativo e coinvolgente.
Questa breve cornice mi è sembrata opportuna per sgomberare il campo da
facili generalizzazioni. Anzi, devo aggiungere subito che tutto il
lavoro, pur nella differenza tra mestieri superati e quelli richiesti e
anche dalla società moderna, ovviamente con tutti gli opportuni
adeguamenti, invita, come usa dire, a guardare in alto, a volare, a
osare. Perché non sono pochi i mestieri presenti nel libro di cui la
società contemporanea soffre la mancanza.
Sarebbe interessante almeno soffermarsi sui tanti mestieri raccontati
che stanno alla società molisana come le tessere al mosaico, ma economia
di tempo e rispetto del diritto del lettore alla scoperta personale, mi
impongono brevità sia di analisi che di commento.
Mi limiterò, pertanto, a brevi cenni riferiti all’acciaio traforato, al
tombolo e alla zampogna.
Con brevi profili e suggestive immagini l’autrice ripropone oggetti
tuttora in produzione da parte di artigiani che uniscono arte creativa
ad alta artigianalità, abilità tecnica e cultura.
Proprio l’acciaio traforato ricorda una tradizione artistica di livello
internazionale che si affermava con la “Monografia vincitrice del
Concorso Nazionale indetto dall’Ente Nazionale per le Piccole Industrie
con bando 21 aprile 1928”. La monografia già allora sottolineava il
fiato corto del “feticismo della meccanizzazione” ad ogni costo,
prevedendo lunga vita all’acciaio traforato di cui venivano riportati
finissimi disegni di oggetti e di proposte per le politiche di sostegno
e di modernizzazione tecnica e commerciale del settore.
Stesso discorso si può ripetere per il tombolo. Si tratta anche in
questo caso di un tipo di ricamo che vive in molti centri molisani, con
speciale produzione ad Isernia, dove conta parecchi secoli di vita nei
vicoli, in case private e in società cooperative, rispondendo ad una
domanda abbastanza ampia e continua. E’ noto ormai da alcuni anni che in
occasioni di convegni ed incontri vari la domanda di merletto a tombolo
rimane preminente nella città. Probabilmente a tale domanda bisogna
rispondere con un’offerta più adeguata. Su questo terreno qualcosa si
muove alla luce anche della recente mostra sull’artigianato femminile a
Macchia d’Isernia, promossa da un’associazione privata, che da alcuni
anni spinge per il passaggio dall’hobby al prodotto artigianale di
mercato, e sostenuta dalla Camera di Commercio d’Isernia.
La zampogna torna alla ribalta nazionale ogni estate con il “Festival
Internazionale della Zampogna”, ma tutto l’anno, da decenni ormai, a
richiamare i visitatori è il bel museo allestito nel centro abitato
medievale fondato nel X sec. dall’Abbazia di S.Vincenzo al Volturno,
culla d’arte, d’economia e di cultura europea del tempo.
Anche in questo caso un maggiore sostegno alle botteghe artigiane e alla
scuola di musica sarebbe opportuno, specialmente dopo gli adeguamenti
dello strumento alle esigenze della musica moderna e alle presenze nei
concerti non solo locali.
I miei riferimenti al testo si fermano qui per le ragioni prima esposte.
Un solo accenno devo fare alla figura dello “scamorzaro”, altro
importante “produttore” di specialità molto richieste perché, come
scriveva Italo Calvino, “dietro ogni formaggio c’è un diverso pascolo,
un diverso verde, un diverso cielo”.
Perché questi richiami di mestieri antichi presenti o assenti in età
contemporanea. Perché riflettono nel loro insieme la cultura del lavoro.
I mestieri superati ripropongono un insegnamento sempre valido quale
quello della creatività, valore aggiunto che contraddistingue l’uomo; i
mestieri esercitati perché ripropongono potenzialità reali ancora
presenti nella comunità regionale per le opportunità che offrono
adeguando “l’offerta” alla “domanda” in nome dell’evoluzione e del
mercato.
Questo lavoro, quindi, non è la cassaforte dei ricordi, ma la memoria
che del ricordo fa un elemento dell’identità viva, come detto
all’inizio.
Con questo viaggio nelle botteghe del passato e del presente si rafforza
la spinta a guardare in alto, ad osare, a volare, puntando sulle utopie
concrete che distinguono questa terra e ne fanno una delle “diversità”
che costituiscono “l’unità” globale.
L’augurio allora è uno solo: che questa storia particolare del Molise
non resti ricerca, cioè solo fonte, ma diventi storia, ossia sintesi di
ricerca, conoscenza e divulgazione.
Natalino Paone |