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Il testo che qui di seguito
viene presentato, ritrovato su un vecchio numero della "Rivista della
Massoneria Italiana", propone il racconto di una festa religiosa
molisana, la festa di S. Antonio del 13 giugno a Montagano. Linconsueto
angolo di osservazione è quello laico e duramente irriguardoso della
massoneria, che del disprezzo verso questo genere di manifestazioni,
contrapposto a una visione del mondo che si voleva scientista, positiva,
immune da ogni superstizione, aveva fatto un caposaldo della sua
propaganda. I toni dellarticolo sono riconoscibili da chiunque abbia
familiarità con questo genere di pubblicistica: anticlericali in modo
violento, da "invasati dello spirito di Satana" , definizione in cui,
dopo quella antica e memorabile di "sterco del demonio", anche in anni
piuttosto recenti ha continuato a riassumersi la posizione della Chiesa
nei confronti della massoneria.
Come autore dellarticolo, dietro lo pseudonimo di Curio è facile
riconoscere Rocco Escalona, copioso collaboratore della "Rivista"
massonica", e personaggio noto agli specialisti di stampa periodica
molisana dellOttocento come fondatore (nel 1877) e poi direttore (fino
al 1881) del settimanale "La Libertà" di Campobasso. Clinico, filosofo,
pedagogista, per detto dei repertori biografici del tempo , nativo di
Ispani (Salerno, 1837), garibaldino, arruolato nel personale medico al
seguito della spedizione dei Mille, gregario del Generale lungo tutti
gli itinerari della sua turbinosa odissea, Escalona era stato trasferito
nel Molise nelle più tranquille vesti di direttore scolastico che aveva
assunto quando la situazione era venuta a normalizzarsi. Il suo
articolo, per livello stilistico e intellettuale, per la stupida
arroganza, per la odiosità degli apprezzamenti verso la terra che lo
ospitava, davvero non merita altri commenti che non siano quelli
relativi al valore puramente documentario del testo, specchio di unepoca
di positivismo dominante, con le sue arrangiate varianti etnologiche, e
già incline a precipitare nel materialismo più rozzo e limitato,
concepito "come visione totale della realtà contrapposta al
cattolicismo" , "dove lantitesi con lo spiritualismo non era né superata
né risolta, e forse neppure consapevolmente affrontata".
Più interessante potrà magari risultare qualche cenno sulla tradizione
massonica molisana, che non pare sia mai stata trattata in modo
specifico, nonostante il forte rilievo storico di certi suoi
protagonisti, da Giuseppe Zurlo a Vincenzo Cuoco, da Francesco Longano a
Orazio De Attellis. Il massone molisano dalla carriera più luminosa fu
senzaltro Giuseppe Zurlo. Già nel 1784 Maestro Scozzese
dellaristocratica loggia "La Vittoria" ; in epoca murattiana Primo Gran
Maestro Aggiunto del Grande Oriente di Napoli (Gran Maestro Titolare, ma
con carica ovviamente onorifica, era Murat in persona), Zurlo fu tra i
fondatori della prima e praticamente rimasta unica "loggia illuminata"
in Italia, creazione della massoneria più concreta e razionalista,
ispirata ai criteri illuministici più ortodossi, lontana tanto dalle
simbologie esoteriche e misteriose quanto dallo spirito festaiolo e
godereccio che caratterizzava buona parte delle pratiche massoniche del
tempo . Ideatore tenace ne fu il teologo danese Frederich Münter,
propagandista massone inviato in Italia per riorganizzare i quadri di un
Ordine molto chiacchierato e reclutare altri, più selezionati proseliti.
Zurlo fu tra questi, oltre a fare da mentore e guida al giovane danese
nei suoi soggiorni a Napoli e in Calabria, dove il grand commis aveva
prestato servizio dopo il terremoto del 1783, non mancando di
frequentare le logge locali e di intrecciare rapporti con gli esponenti
più in vista, primo fra tutti Agamennone Spanò, immolatosi nel 1799
insieme allaltro calabrese intimo di Münter, il fine grecista Pasquale
Baffi. E proprio lappartenenza di Zurlo alla loggia degli Illuminati, in
compagnia di personaggi quali Gaetano Filangieri, Mario Pagano , Nicola
Pacifico, voluta da un personaggio scrupoloso e intelligente come
Friederich Münter, in buona misura smentisce lipotesi di uno Zurlo
affiliato per scopi puramente opportunistici, come pure la sua
strabiliante carriera tanto sotto i Borboni che con Gioacchino Murat
potrebbe far dubitare.
Ancora anteriore (1768) risulta laffiliazione di Francesco Longano, per
la precisione alla "Perfect Union Lodge" di Napoli, dipendente dal
Grande Oriente dInghilterra, dalla quale nel 1770 si trasferì alla
loggia "LHarmonie" . Longano, che si ricorderà scelto da Antonio
Genovesi come suo successore alla cattedra di economia politica, insieme
con Mario Pagano, Gaetano Filangieri, Felice Lioy, i fratelli Forges
Davanzati, rappresenta la saldatura della massoneria napoletana alla
scuola genovesiana, con quella comunità di intenti, quella analogia di
spirito, quella coincidenza di motivi cui nuova luce, e nuova
documentazione, hanno portato gli studi di Franco Venturi sul Settecento
napoletano . E i vincoli fra queste due matrici, al di là della comune
retorica , si stringevano via via che gli allievi, maturata lesperienza
nella scuola, tornavano nelle loro province e fondavano società
agricole, applicavano a piccole o grandi proprietà le direttive
concrete, tecnicistiche, che erano il succo del tirocinio genovesiano,
dispensato con la ricchezza e la profondità di chi si converte
allindustria, alleconomia, al commercio, alle pratiche materiali, dopo
anni di studi metafisici; oppure aprivano a loro volta delle scuole,
veri centri di formazione come fu, per il Molise, nella
Civitacampomarano degli allievi genovesiani Attanasio Tozzi e Francesco
Maria Pepe , al cui ammaestramento si forgiarono le punte della cultura
molisana dellepoca: Amodio Ricciardi, Nicola Neri, Giuseppe Sanchez,
oltre ai civitesi Vincenzo Cuoco, Gabriele e Raffaele Pepe, e Nazario
Colaneri che troveremo più avanti, a guida della prima loggia massonica
molisana di cui sia documentata lesistenza.
Esiste, nellepistolario di Genovesi , una fitta corrispondenza con la
provincia, con ex-allievi ritornati nelle loro terre di origine, che
andrebbe minuziosamente riaperta e riesaminata per penetrare sino in
fondo a questo connubio tra illuminismo riformatore, concepito nei
centri ma incarnatosi allombra della provincia, e massoneria inquadrata
nel suo periodo più fecondo e pulito. Su questa linea si porrà lo stesso
Zurlo, soprattutto nei suoi anni di governo con Murat: le circolari
emanate da ministro dellInterno, con il suo "interesse alla conoscenza
concreta e documentata dei problemi che riguardavano la vita del Regno
[...], le sue richieste continue sulla natura delle coltivazioni, sulla
quantità dei raccolti, sullo stato delle terre incolte, sulla estensione
e sulle condizioni dei terreni paludosi, sulla estensione dei boschi e
sui tagli che vi si effettuavano" sembrano a volte copie esatte dei
carteggi di Genovesi con i suoi vecchi allievi degli Abruzzi o delle
Calabrie, intorno allesatto sistema di piantagione dei fagioli o delle
patate. È del resto limpronta che assumerà linchiesta murattiana del
1811, nello stile stesso dei suoi diversi relatori; è limpronta di
Galanti e, nella sua parte più sana e positiva, più legata alla
concretezza dei problemi, anche dellamministratore Vincenzo Cuoco.
Lappartenenza di Cuoco allorganizzazione massonica è rivendicata da
Giuseppe Leti, storico e alto dignitario dellOrdine , con una
digressione assai interessante intorno allinfluenza che ebbe sulle
simpatie massoniche del giovane Manzoni : uninfatuazione ampiamente
riversata nel Trionfo della Libertà, scritto a 15 anni e disconosciuto
in età più saggia. Più recente la testimonianza di Giordano Gamberini ,
Gran Maestro della Massoneria italiana dal 1961 al 1970 e persona molto
seria. Lepisodio più saliente dellesperienza massonica di Vincenzo
Cuoco, probabilmente iniziato a Napoli dai De Attellis, nella cui casa
soggiornò a lungo, risale al periodo milanese, ed è la costituzione di
una loggia collegata al club di napoletani che a Parigi, sotto la guida
del principe di Moliterno, complottava per ripristinare in Napoli la
Repubblica partenopea . Il tentativo, che rischiava di mettere in crisi
equilibri politici e diplomatici ancora molto fragili, non trovò nessun
appoggio da parte delle autorità lombarde, che anzi provvidero a
sciogliere la loggia .
Già parecchio nota (discreta parte della storia della massoneria
nazionale è anzi stata ricostruita sulla base dei documenti ritrovati
fra le sue carte) è lattività massonica del barone Orazio De Attellis:
rivoluzionario, guerrigliero, giornalista e pedagogo, personaggio dalla
biografia travolgente, sul genere dei più fantasiosi soggetti
cinematografici, eroe non si sa per quale ragione sentito poco
"molisano". De Attellis arrivò al grado di Gran Maestro del Grande
Oriente delle Due Sicilie, ma fu protagonista in prima linea anche in
Toscana: durante il suo burrascoso soggiorno nel Granducato, proseguito
sullisola dElba come condannato a morte, fra i detenuti politici reclusi
nel carcere di Forte Falcone, fu membro della storica loggia degli
"Amici della Perfetta Unione.
Nazario Colaneri , di cui abbiamo detto, rivoluzionario del 1799, "viso
aperto, modi schietti, uomo di probità" nel ricordo del Tommaseo ,
compare alla guida della prima loggia propriamente molisana di cui sia
documentata lesistenza: la già nominata "Riunione dei Veri Amici",
fondata a Campobasso il 28 novembre 1811 . Colaneri, in epoca appena
posteriore (1813), figura anche nella lista degli Officiali Ordinari del
Grande Oriente di Napoli, insieme a tale Giuseppe Scioli, "prete",
probabilmente originario di Monteroduni, Esperto nel Gran Capitolo dei
Gradi. Al fianco di Colaneri, a guida della "Riunione dei Veri Amici", è
Berardino Musenga ), architetto con lanimo dartista e cuore sensibile,
cultore delleuritmia e sperimentatore delle teorie illuministe in
quellarte così distante dal terreno elettivo dei Genovesi e dei Galanti,
morto suicida dopo il fallimento del suo progetto di riedificazione
della chiesa della Trinità che era crollata con il terremoto del 1805.
Unaltra loggia, denominata "Aurora Boreale", sorta a Campobasso non è
dato sapere se succedendo o affiancandosi alla "Riunione dei Veri
Amici", e poi demolita, cioè sciolta, nel 1820, fu ricostruita,
conservando lo stesso nome, solo nei primi anni Ottanta del secolo
scorso. Maestro Venerabile, ossia capo loggia, era Andrea Bosio, cognato
di Francesco Bucci, altro massone di primo piano, che sarebbe stato per
più di vent'anni sindaco di Campobasso. Bosio, funzionario
dell'Intendenza di Finanza, ebbe in quel ruolo una carriera rapidissima,
al punto da sollevare le reazioni della fazione cittadina opposta, che
si era riunita sotto le insegne della Lega per bene e aveva come suo
organo di stampa "L'Unione", giornale che si sarebbe distinto per la
prima, vera campagna antimassonica della storia molisana, a fronte di
una presenza della massoneria che nelle istituzioni del capoluogo
incominciava a straripare: pressoché interamente occupati erano allepoca
lamministrazione comunale, il Municipio stesso per la presenza del
potentissimo segretario capo, Michele DAlena; la Banca Popolare
Cooperativa; la Camera di Commercio; il Comizio Agrario, il più solido
organo di stampa della città (il "Sannio" di cui diremo); le principali
organizzazioni di carità del capoluogo, il Circolo del tiro a segno, in
cui si riuniva il meglio della borghesia locale, fino al locale Club
Alpino, presieduto dallo stesso Bosio, che andava affermandosi come
altro, prestigioso luogo di riunioni: "la presenza di propri
rappresentanti nelle principali istituzioni cittadine" era uno dei
risultati di cui la massoneria locale più andava orgogliosa, come
avrebbe dichiarato lo stesso Bosio nella relazione stesa alla fine del
suo mandato di Gran Maestro della Loggia "Aurora Boreale", ascrivendo ai
suoi meriti anche la mobilitazione per far fronte allepidemia di colera
del 1884, con spedizione di carichi di arance e di riso verso le zone
della provincia più flagellate dal morbo (il mandamento di Castellone al
Volturno).
Allontanatosi Bosio, rifatte le elezioni, nuovo Maestro Venerabile venne
nominato un puro rappresentante indigeno, Giacomo DOnofrio (altro
cognato del sindaco Bucci) avvocato e filosofo, positivista e
neoscettico sulle orme di Gaetano Trezza, non a caso già assiduo
collaboratore della "Libertà" di Rocco Escalona, questultimo certamente
non estraneo alla ripresa massonica molisana dopo sessanta anni di
oscurità . Oratore nello stesso consesso era Lorenzo De Luca, barone di
Pietralata, solido per quanto chiacchierato pubblicista, corrispondente
della "Tribuna", direttore di una prima serie del periodico "Il Sannio",
di Campobasso, dal 1882 , di una seconda serie dal 1901, nel 1902
animatore delleccellente giornale socialista "Vita Nuova", di Guglionesi,
strumento di promozione della Unione Popolare Cooperativa.
"Il Sannio" sarà per lungo periodo l'organo della massoneria cittadina,
e come tale fonte di preziose informazioni su un'organizzazione assai
meno segreta di quanto sia stato tramandato. Da queste pagine si
apprenderà della lunga militanza massonica di Nicola De Luca, padre di
Lorenzo, il cui necrologio (stilato da Francescantonio Marinelli)
apparirà contornato di vistose simbologie massoniche, e della
affiliazione di altri personaggi molisani illustri come Michelangelo
Jacampo, di Vinchiaturo, patriota della Giovane Italia già nel 1831 (a
14 anni), salutato come "uno fra i più nobili operai addetti allerezione
del nostro mistico tempio" nel discorso funebre tenuto da Lorenzo De
Luca a nome dei "fidi seguaci dellucciso Hiram Abi". Onoranze massoniche
toccheranno anche agli scomparsi fratelli Ferdinando Barone, della
grossa famiglia di industriali di Baranello, e Domenico Altobello
novantenne, avvocato dai solidi trascorsi liberali.
Lo stesso giornale con una massiccia campagna sarà al fianco del massone
Pietro Sbarbaro, l'uomo che aveva messo a soqquadro il mondo politico di
quegli anni con una raffica di best-seller scandalistici e con i suoi
giornali, "Le Forche Caudine" e il "Nabab", che sarebbe costato al suo
editore, Angelo Sommaruga, la completa rovina e lesilio in Sudamerica.
Segretario della loggia "Aurora Boreale" era Desiderio De Feo, altro
garibaldino, che da consigliere provinciale, molto si darà da fare per
liniziativa massonica delle "cucine economiche", unorganizzazione di
mense semigratuite per i poveri voluta dalla locale Congregazione di
Carità , e altrettanto, con maggior fortuna, per la annosa questione
ferroviaria del Molise che lo vedrà a un certo punto fra i protagonisti
.
Nellorganigramma dei dignitari della "Aurora Boreale" anche lingegnere
Gustavo De Luca, cugino di Lorenzo, direttore dei lavori nella
costruzione dellacquedotto di Monteverde, inaugurato nel 1889, e
protagonista dei furiosi scandali che avrebbero segnato le sorti
dell'amministrazione comunale di Francesco Bucci, rovesciata ai primi
del Novecento dal deputato Michele De Gaglia, altro affiliato alla
"Aurora Boreale". Da questo punto (forse in conseguenza della precoce
scomparsa di Giacomo D'Onofrio, forse per il dissesto economico della
Banca Popolare Cooperativa) della loggia "Aurora Boreale" si perderanno
le tracce nei documenti ufficiali del Grande Oriente dItalia, non
risultando né tra le logge "attive" e parecchio puntuali e disciplinate,
anzi "prodigiosamente operosa" come era stato per tutto il 1884-1885, né
tra quelle "in sonno", né tra quelle morose, né tra quelle "demolite".
Le riunioni, i rituali, i maneggi proseguiranno con tutta probabilità
nelle camere più riposte, nei capitoli e nei consigli di cui si è
parlato, molto in linea con la politica elitaristica dellallora Gran
Maestro della Massoneria nazionale, Adriano Lemmi, che proprio in quegli
anni (1885) avviava il programma che avrebbe fatto della massoneria una
vera e potente organizzazione classista della borghesia: solidarismo e
spirito egualitario nella propaganda e nei proclami, elitarismo, e tassa
di 100 lire per ogni aderente, caso mai a qualche lavoratore fosse
venuta la tentazione, nelle concrete applicazioni. A Campobasso trovava
senzaltro terreno molto fertile.
Silenzio, quindi, ufficiale, sino alla fine del primo decennio del
Novecento, quando, dopo la burrascosa scissione voluta da Saverio Fera,
che avrebbe visto fra i protagonisti una numerosissima loggia isernina
misteriosamente sorta nel frattempo (la "Cesare Battisti"), oltre al già
molto potente Enrico Presutti, gli equilibri si sarebbero velocemente
ricomposti dando vita a unepoca di vero boom, con un grande intrecciarsi
di logge e di triangoli, capitoli, sublimi aeropaghi fra Isernia,
Campobasso, Riccia, Agnone, San Martino in Pensilis, Termoli, Larino,
con protagonisti molto in vista, da Giulio Colesanti a Michele Cervone
); Eugenio Cirese, che fu direttore di "Battaglie di Lavoro", organo
notorio, confesso e parecchio velenoso della massoneria del capoluogo; i
giornalisti Vincenzo Bevilacqua e Michele Maiorino ; gli insegnanti
Antonio Di Lullo , Giuseppe Tombara (direttore della Scuola Normale
Femminile di Campobasso) , Antonio Zappetta , i professionisti isernini
Alessandro Perna e Vincenzo DApollonio ; i deputati Carusi, Baldassarre,
Marracino, Presutti, Pietravalle, Veneziale, Cannavina (che da senatore
si oppose con molta lealtà alla legge fascista di soppressione della
massoneria) e quanti altri che sarebbe lungo enumerare, finché i
fascisti, nel 1925, non prima di aver invaso e devastato, a Termoli, la
loggia "Ernesto Nathan" da poco inaugurata, misero lorganizzazione fuori
legge, provocando una fuga generale, e lesodo verso le tessere fasciste
a tutti tristemente noto. |