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"Quando
nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera",
recita ironico il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo
Raffi, avvocato ravennate dal profilo un po' risorgimentale, ex
segretario locale del defunto Partito repubblicano di Ugo La Malfa,
quando gli si chiede di commentare l'improvvisa fiammata antimassonica
di parte del Partito Democratico. E l'Opus Dei? E Comunione e
Liberazione? E tutti i mariuoli, clericali o non, ormai in circolazione
per ogni dove? E tutti i seri problemi del paese che il Pd tende spesso
a rimuovere imboccando improbabili vie di fuga? Il Gran Maestro se lo
chiede, ma la delibera assunta lunedì dalla Commissione di Garanzia
presieduta da Luigi Berlinguer, proveniente da una vecchia famiglia
massonica il cui capostipite Mario, padre di Enrico e Giovanni, era Gran
Maestro della Loggia di Sassari, in fondo non gli dispiace: "Al di là
della temporanea sospensione dei fratelli pd iscritti - dice - c'è un
percorso serio per capire la questione e non infliggere una censura
dogmatica; è un percorso laborioso, ma simile a quello già tracciato
saggiamente dal lodo di Valerio Zanone e Giovanni Bachelet". Ma non gli
va giù che i problemi interni di un partito in cui si è rivelata
difficile la convivenza tra l'anima cattolica ex democristiana con
quella laica ex repubblicana, ex socialista ed ex comunista, tirino
inopinatamente in ballo "una delle più importanti agenzie produttrici di
etica che abbia creato dal suo seno la storia dell'occidente, come il
professor Paolo Prodi ha efficacemente definito la massoneria".
Un fatto è certo, i massoni del Partito democratico, che dovranno ora
rivelarsi, sono a bizzeffe, come garantisce l'ex sindaco comunista di
Pistoia Renzo Baldelli. Col Gran Maestro recalcitrante, che giura di non
aver mai chiesto di mostrare la tessera di partito ai suoi fratelli ("Se
no verrei messo fuori dal consesso della massoneria mondiale") tentiamo
un computo, che ci porta a un totale di oltre 4 mila su quasi 21 mila
iscritti in 744 logge, il 50 per cento dei quali concentrati in Toscana,
Calabria, Piemonte, Sicilia, Lazio e Lombardia, con la maggiore densità
assoluta a Firenze e Livorno. Di questi almeno 4 mila diessini, molte
centinaia ricoprono cariche politiche, amministrative o dirigenziali,
come in passato il Gran Maestro aggiunto Massimo Bianchi, che è stato
vicesindaco socialista di Livorno. Adesso dovranno rivelarsi ed è facile
prevedere che non sarà un'operazione indolore.
Ma Gustavo Raffi pensa che potrebbe venirne persino un bene, cioè "la
fine di questa leggenda della segretezza, frutto avvelenato delle gesta
del materassaio di Arezzo, che non ha ragione di persistere. Ma come si
fa - si accalora - a confondere il Grande Oriente, scuola di etica e di
classe dirigente, con i mariuoli che infestano il paese anche in false
massonerie? Il fascismo, perseguitandola, costrinse la massoneria al
segreto, ma oggi siamo un'istituzione trasparente tornata nella storia.
Lo dimostrano le decine di nostri convegni culturali con partecipanti
del calibro di Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Umberto Galimberti,
Giuseppe Mussari, Ignazio Marino, Paolo Prodi, Gian Mario Cazzaniga e
tanti, filosofi, storici, accademici di reputazione e scienza preclare.
Il Pd si accorge adesso che la sinistra è figlia anche della massoneria?
Fanno fede i nomi dei fuorusciti a Parigi durante il fascismo, le
Brigate partigiane in Spagna e la Costituente, dove su 75 membri 8 erano
massoni, da Cipriano Facchinetti ad Arturo Labriola, Meuccio Ruini... ".
Gran Maestro - lo interrompiamo - per favore, non torniamo a Garibaldi e
Bakunin e ai generi massoni di Marx, il fatto è che in un passato più
recente le vicende della massoneria ufficiale non sempre sono apparse
commendevoli. Tra l'altro, nel governo e nella attuale maggioranza di
destra si dice ci sia la più alta concentrazione di massoni (e di Opus
Dei) mai vista, come ha rilevato l'ex presidente Francesco Cossiga, che
se ne intende. A parte Berlusconi, Cicchitto, che erano nella P2, e al
consulente di Gianni Letta, quel Luigi Bisignani che ne era il
reclutatore, ce ne sarebbero molti altri, a cominciare da Denis Verdini,
che però ha smentito. Per non dire dei Lavori Pubblici, culla della
Cricca degli appalti, considerato il ministero col maggior numero di
dirigenti massoni. Il Gran Maestro non sfugge: "Io le posso dire in
tutta coscienza che, tolti quelli che giocavano a nascondino col
materassaio di Arezzo e che con noi non hanno nulla a che fare, abbiamo
fatto un'attenta analisi dei nomi emersi come appartenenti alla Cricca e
delle intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali. Abbiamo
trovato solo un nome nelle nostre liste e l'abbiamo sospeso
immediatamente. Se ne emergeranno altri, stia certo subiranno la stessa
sorte". Inutile insistere per ottenere il nome, il Gran Maestro
garantisce di non ricordarlo, ma promette di ricercarlo, perché dice di
sognare una massoneria supertrasparente come quella americana, cui i
fratelli sono fieri di appartenere, dove le logge sono indicate al
centro delle città con grandi cartelli stradali, "come già abbiamo fatto
a Ravenna mettendo la targa sulla nostra sede, perché se ti nascondi
finisci alla gogna". Ma nulla autorizza la componente cattolica del Pd a
confondere la massoneria storica con pseudomassonerie affaristiche, "se
no è come se io dicessi non che un partito è degenerato, ma che tutti i
partiti sono degenerati, mentre, pur se disastrati, continuano ad essere
il cardine della democrazia. Mai dirò che i partiti inquinano la
massoneria, ribaltando l'affermazione di quel parlamentare del Pd, il
quale ha osato dire che la massoneria inquina il suo partito". Se la
teoria del senatore di Magliano Sabina Lucio D'Ubaldo prendesse piede
nel Pd, il Gran Maestro vi scorgerebbe un arretramento clericale e
culturale quasi a due secoli fa, all'enciclica "Mirari Vos" di Gregorio
XVI che condannò la separazione tra Stato e Chiesa e qualunque libertà
di coscienza.
Chissà se la delibera dei garanti pd guidati da un Berlinguer frenerà
ora le iscrizioni al partito, notoriamente non in splendida salute, o al
Grande Oriente d'Italia, che conta 1600 "bussanti" all'anno, più di un
terzo dei quali respinti in attesa di "passaggi all'Oriente Eterno" di
anziani fratelli. |