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La
scena è da film, finale di legal thriller americano col cattivo alla
gogna. "Un quadro sconsolante di cattiva amministrazione", scandisce
impietoso Michael Sciascia, presidente della Corte dei conti sezione
Molise, all'udienza pubblica di inaugurazione dell'anno giudiziario, "un
sistema sconfortante: cedimenti all'illegalità, compensi a pioggia,
prebende, ricorso disinvolto a consulenze esterne, appalti affidati a
trattativa privata".
Su una poltrona centrale di prima fila c'è lui, Angelo Michele Iorio,
presidentissimo della Regione Molise da 11 anni e tre mandati più un
anno e mezzo col vecchio sistema elettorale. Impassibile. Un muro di
gomma. Non un gesto di fastidio. "L'autonomia degli enti locali eletti
non può diventare arbitrio". Iorio getta distrattamente l'occhio sulla
copertina della relazione, il quadro di Ambrogio Lorenzetti "Effetti del
buon governo". "Scriveva Vincenzo Cuoco: temo le piccole usurpazioni
quotidiane fatte sotto apparenza di bene e talora applaudite, finché
l'abuso diventa costume". Parole che paiono cucite su Iorio, il cui
motto e vanto è "Io non lascio mai indietro nessuno". Ma lui non fa una
piega, come se dal palco si parlasse di Marte quando si rammenta che "in
ordine al dissesto finanziario, le sanzioni di legge prevedono la
rimozione del Presidente". Al termine abbozzerà un applauso di buona
educazione e amabile scambierà due battute con il giudice Sciascia.
Perché il Molise non è Hollywood, questo non è un legal thriller e,
soprattutto, non ci sono cattivi nel magico mondo di Iorio.
Solo democristiani. O quasi. Come ai tempi in cui la Dc governava col 60
e passa per cento dei voti. Stanno dappertutto. Nel Pdl; nell'Udc che
governa con Iorio; nei tre o quattro gruppuscoli scudocrociati che a
ogni elezione lo appoggiano dopo debita contrattazione sui posti; nel
centrosinistra il cui leader e candidato sconfitto per soli 900 voti
alle ultime regionali viene anche lui dalla Dc, Paolo Di Laura Frattura,
figlio di un ex presidente della Regione, due volte candidato con Iorio
in Forza Italia prima di prendere la guida del centrosinistra a tre
giorni dalla presentazione delle liste. Pure Iorio non scherza,
d'altronde: fu grazie a un ribaltone che cominciò a diventare quello che
oggi è.
Chirurgo a Isernia, bravo, ricordano, nel '75 raccoglie dal padre
consigliere regionale Dc l'eredità politica, comprensiva di amici,
collaboratori e bacino elettorale. Comune, Provincia, Regione.
Nel '90 molla la professione, e non ha mai smesso di fare l'assessore,
poi il presidente, intanto anche il deputato (un anno e mezzo dal 2001)
casomai non fosse stato rieletto in Molise, e il senatore (nel 2006,
stessa motivazione da uomo previdente). La giravolta? Sparita la Dc, nel
1996 è vicepresidente della Regione e candidato dell'Ulivo alla Camera:
casualità o sgambetto, la lista la presentano fuori tempo. Lui allora
passa al centrodestra, fa il ribaltone in Regione, subisce l'anno dopo
un controribaltone, perde le elezioni 2000, riesce a far annullare il
voto, vince nel 2001. E non lo fermano più.
In un Molise in cui il 60 per cento del Pil dipende direttamente o
indirettamente dalla Regione, è come mettere un bambino davanti a un
vaso gigante di Nutella e lasciargliela distribuire come gli pare. Se ci
sa fare, è la sua fortuna. La sua Nutella sono stati il miliardo piovuto
per la ricostruzione dopo il terremoto del 2002, mai finita, e un altro
fiume di soldi per l'alluvione dell'anno appresso, spalmati su tutta la
regione. E Iorio è diventato il satrapo benevolo che nel suo regno
decide il bello e il cattivo tempo elargendo posti e favori. Con gli
effetti disastrosi che vedremo, e per cui ha in corso 14 procedimenti
giudiziari. Però con garbo, senza mai andare sopra le righe, sempre coi
toni morbidi che s'addicono ai suoi 63 anni, alla corporatura paciosa,
al viso rotondo.
Berlusconiano disciplinato e contento in politica, è antropologicamente
lontanissimo dal modello: "Non sono un urlatore né un grande
comunicatore", si schermisce quando lo incontriamo nel suo ufficio in
Regione, alle pareti alcuni dei grandi bozzetti di affreschi di Amedeo
Trivisonno acquistati dall'ente per salvarli: "Ho invece una buona
comunicazione interpersonale". Ah, non c'è dubbio. L'altro iserniano
famoso, l'homo aeserniensis di era paleolitica, nessuno lo può vedere
perché lo straordinario parco archeologico preistorico è chiuso, in
allestimento da trent'anni; Iorio invece, homo aeserniensis di era
democristiana, da trent'anni riceve elettori e clientes dalle 8 e mezza
nella sua villetta, stanza separata come gli sheik arabi, poi all'hotel
Europa, più tardi e anche fino a sera in ufficio a Campobasso.
"Con 320 mila abitanti la regione è un quartiere di Roma, è come fare il
sindaco". Fuma 4 o 5 mezzi toscani al posto delle 30 sigarette d'un
tempo, fa le vacanze in camper tra Portogallo, Scozia, Turchia con tre o
quattro famiglie, gioca a burraco, gli piacciono Montalbano in tv e i
film tratti dai romanzi, per i libri non ha tempo ma sta rileggendo la
guida Molise del Touring Club 1950. Messaggio, al cronista e al volgo:
vi pare che uno così giochi a fare Kim il Sung?
Eppure il suo potere è totale. La sanità, intanto. Iorio è il
commissario straordinario. Gli addetti sono il 6,4 per cento del totale
degli occupati della regione, uno sproposito. "Il piano di rientro dal
debito sta fallendo e ogni anno il conto s'aggrava di 60 milioni. I
fornitori vengono pagati a 700 giorni. I molisani vanno a curarsi
altrove. Il Cardarelli, principale ospedale pubblico, rischia di essere
assorbito dalla Cattolica e privatizzato", sunteggia Antonio Sorbo, di
Sel, autore del volume "La banda del buco".
"Il problema della sanità in Molise è che la famiglia Iorio è troppo
numerosa", ironizza Di Laura Frattura del centrosinistra, e snocciola
l'albero genealogico del governatore: il fratello primario di Neuro
fisiopatologia a Isernia, il cognato primario di psichiatria già da
prima, la sorella direttrice del distretto sanitario, assessore e
prossimo candidato sindaco a primavera, il cugino, la moglie del cugino,
il figlio Raffaele direttore di un centro ortopedico convenzionato con
la Regione, il figlio Luca chirurgo comandato a Isernia appena vinto il
concorso a Vicenza.
Ma è per l'altro figlio, Davide, che Iorio è stato appena condannato in
prima istanza a un anno e sei mesi: per tutte le consulenze della
Regione alla Bain & Co. dove intanto Davide bruciava le tappe di una
folgorante carriera.
Come con i suoi, San Michele si comporta con gli altri. Enti e società
regionali fanno da soli un'epopea. "Molise Dati, società mista gestita
dal mandatario delle campagne elettorali di Iorio, è finanziata da un
ventennio con 20 milioni l'anno, procedure più volte sanzionate
dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici", dice Massimo Romano,
ex Idv: "Lo Zuccherificio di Termoli, rilevato a 10,5 euro ad azione
contro un euro pagato senza gara da un socio privato anonimo sede a
Cipro e Lussemburgo, una voragine da 60 milioni di euro, sull'orlo del
fallimento. Il catamarano che doveva battere la rotta Termoli-Croazia,
10 milioni di euro, fermo da anni. E non c'è trombato eccellente che non
abbia ricevuto una poltrona al vertice di enti regionali o società
partecipate". Nessuno può dire che Iorio non abbia fantasia: gli
investimenti della Regione spaziano dai pollai ai jeans a non meglio
precisati servizi geospaziali.
Sulla terra spuntano invece come funghi le pale eoliche. "Nelle vallate
e sulle vette più belle e, in progetto, 23 in faccia alla città antica
di Altilia-Sepino e al teatro sannita di Pietrabbondante", attacca
Emilio Izzo, Beni culturali del Molise: "La Soprintendenza diede il via
libera al business in cambio di 50 mila euro l'anno e la Regione s'è
accodata". Quando però il nuovo Soprintendente ha cambiato le serrature
al parco preistorico perché Izzo non ci portasse più giornalisti a
denunciare l'infamia, chi ha scritto al ministro "ridategli le chiavi, è
un avversario ma difende l'ambiente"? Iorio. Lui sì il democristiano lo
sa fare. Satrapo, gli dici. E lui: "Sono per mediare e condividere, ma
sì, a volte mi è toccato decidere in solitudine, su terremoto,
alluvione, sanità". Andava a Roma e tornava coi soldi: "Buoni rapporti
con i ministri Matteoli, Fitto e altri". Il centrosinistra? "Di Pietro
ministro mi diede 300 milioni, contro i 100 di prima". L'inutile
auditorium di Isernia, 55 milioni? "L'ha benedetto anche Napolitano". Il
buco della sanità: "Ma io devo curare la gente in 136 paesi, molti
sperduti tra i monti". Le 14 accuse pendenti: "Abusi d'ufficio, piccole
cose per uno in politica da 30 anni. Si chiarirà tutto". Ovvio, non
siamo nel fantastico mondo di Iorio? |