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E’
senza dubbio un tormentone: dopo l’immane sciagura in cui persero la
vita 27 bambini e una maestra di San Giuliano di Puglia, a causa del
terremoto che aveva visto tra le vittime anche la figlia del Sindaco,
non c’è stato giorno che il cosiddetto “ Comitato Vittime di San
Giuliano” costituitosi all’indomani della tragedia, non abbia cercato
vendetta al motto “ Sia fatta Giustizia!”. Il Presidente di questo
Comitato, Antonio Morelli, è diventato famoso per questo suo ruolo di
vendicatore. Dice che si rimette alla Giustizia, ma non è vero: vuole
dire che pretende che la Giustizia incateni il suo compagno di sventura
che ha pure lui perso un figlio, ma che ha la colpa di essere il
responsabile per antonomasia e cioè Sindaco, il Primo Cittadino di
quella Comunità.
E chi più di lui, può essere colpevole per questo evento succeduto nel
suo paese? A nulla vale la difesa degli imputati, i quali, accomunati
nella pietà e nella solidarietà per questa immane sciagura, continuano a
chiedere: “Ma se non fosse venuto il terremoto, quella scuola sarebbe
crollata?”. No, intanto ha risposto il primo Giudice- la dott.ssa
D’Arcangelo del Tribunale di Larino - che con una sentenza coraggiosa
(anche se estremamente impopolare) che con probabilità sarà cambiata da
altri Giudici che asseconderanno il sentimento dei genitori e dei
componenti del Comitato Vittime, non ha fatto altro che constatare lo
stato delle carte, dei fatti e delle prove. Morelli, dopo la sentenza
del Giudice D’Arcangelo, con cipiglio fiero e torno (e sempre davanti
alle immancabili telecamere), si è affidato a parole taglienti, che
grondano vendetta da tutte le parti. Niente condanna, niente Giustizia.
Quanto poco di cristiano, di rassegnata disperazione, di misericordia è
in questo atteggiamento certamente egoista, crudele, populista.
E’ un atteggiamento pericoloso- cioè un cattivo esempio- che hanno
sposato i genitori di quegli angeli morti che travalica anche lo stesso
dolore, la stessa disperazione di Borrelli, fulgido esempio, per contro,
di generosità e dedizione, allorché disseppellito il suo angelo dalle
macerie, lo riseppellì nella tomba e con il dolore nel cuore,
compostamente, dignitosamente, riassunse il dolore suo e della sua
sposa, per portare soccorso alla popolazione, alla sua gente, a chi, con
lui aveva vissuto quell’immane tragedia e che oggi viene trascinato sul
banco degli imputati. |