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Giustizia non significa condanna

di Luca Martino
 
01-10-2008

E’ senza dubbio un tormentone: dopo l’immane sciagura in cui persero la vita 27 bambini e una maestra di San Giuliano di Puglia, a causa del terremoto che aveva visto tra le vittime anche la figlia del Sindaco, non c’è stato giorno che il cosiddetto “ Comitato Vittime di San Giuliano” costituitosi all’indomani della tragedia, non abbia cercato vendetta al motto “ Sia fatta Giustizia!”. Il Presidente di questo Comitato, Antonio Morelli, è diventato famoso per questo suo ruolo di vendicatore. Dice che si rimette alla Giustizia, ma non è vero: vuole dire che pretende che la Giustizia incateni il suo compagno di sventura che ha pure lui perso un figlio, ma che ha la colpa di essere il responsabile per antonomasia e cioè Sindaco, il Primo Cittadino di quella Comunità.
E chi più di lui, può essere colpevole per questo evento succeduto nel suo paese? A nulla vale la difesa degli imputati, i quali, accomunati nella pietà e nella solidarietà per questa immane sciagura, continuano a chiedere: “Ma se non fosse venuto il terremoto, quella scuola sarebbe crollata?”. No, intanto ha risposto il primo Giudice- la dott.ssa D’Arcangelo del Tribunale di Larino - che con una sentenza coraggiosa (anche se estremamente impopolare) che con probabilità sarà cambiata da altri Giudici che asseconderanno il sentimento dei genitori e dei componenti del Comitato Vittime, non ha fatto altro che constatare lo stato delle carte, dei fatti e delle prove. Morelli, dopo la sentenza del Giudice D’Arcangelo, con cipiglio fiero e torno (e sempre davanti alle immancabili telecamere), si è affidato a parole taglienti, che grondano vendetta da tutte le parti. Niente condanna, niente Giustizia. Quanto poco di cristiano, di rassegnata disperazione, di misericordia è in questo atteggiamento certamente egoista, crudele, populista.
E’ un atteggiamento pericoloso- cioè un cattivo esempio- che hanno sposato i genitori di quegli angeli morti che travalica anche lo stesso dolore, la stessa disperazione di Borrelli, fulgido esempio, per contro, di generosità e dedizione, allorché disseppellito il suo angelo dalle macerie, lo riseppellì nella tomba e con il dolore nel cuore, compostamente, dignitosamente, riassunse il dolore suo e della sua sposa, per portare soccorso alla popolazione, alla sua gente, a chi, con lui aveva vissuto quell’immane tragedia e che oggi viene trascinato sul banco degli imputati.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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