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Mentre
i dipendenti dello stabilimento saccarifero aspettano ancora la
tredicesima, saltata per la prima volta in 40 anni, e incombe una
istanza di fallimento, l’azienda assume a tempo indeterminato il cognato
del socio privato e la nipote del presidente di FinMolise Teresio Di
Pietro. Una pillola amara per i lavoratori, ma anche un elemento di
riflessione perché, se Perna cede le quote, tra non molto lo
Zuccherificio diventerà interamente a capitale pubblico.
Termoli. In quarant’anni di onorata carriera, mai allo Zuccherificio del
Molise era venuta meno la tredicesima mensilità. La notizia è vecchia di
alcune settimane, è stata discussa e sviscerata, diventando simbolo di
un tracollo che sembra inarrestabile, tanto da aver spinto il neo
presidente Antonio Di Rocco a pressare per l’aumento del capitale
sociale e la conseguente disponibilità di liquidi nelle casse aziendali,
mai tanto vuote come da un paio di mesi a questa parte. La notizia nuova
è di quelle che sconcertano, e che inserita in un simile contesto, con
il fantasma del fallimento che incombe e un destino segnato da crocette
negative, fa perfino saltare sulla sedia. Quale? Questa: due nuove
assunzioni. A tempo indeterminato.
Ma non si tratta di due neo lavoratori qualunque. Né di “comuni”
cittadini senza santi in paradiso che hanno avuto la fortuna di firmare
un contratto a tempo illimitato nell’epoca in cui la disoccupazione
raggiunge proporzioni da guinness. I due benedetti sono,
rispettivamente, il cognato del socio privato dello stabilimento e la
nipote di un noto politico basso molisano. E questo basta per rendere
insopportabilmente calda l’atmosfera in azienda, e gettare benzina sul
fuoco della rabbia che dilaga.
Già. Perché i dipendenti dello stabilimento saccarifero aspettano ancora
la busta paga di dicembre e la tredicesima, e non sanno a oggi se e
quando il denaro arriverà sui loro conti correnti. Intanto il magazzino
è vuoto, i creditori sono verdi di bile e non sono più disposti a cedere
sulla fiducia nemmeno una matita e una risma di A4. Pure la semina
primaverile della bietola è a rischio, e gli agricoltori – che
costituiscono gran parte dell’indotto dello Zuccherificio - attraversano
un momento di profonda incertezza. La Energy Trading rivendica il
pagamento di una fattura da tre milioni e trecentomila euro e ha
ottenuto dal giudice il pignoramento dei conti correnti. Diciannove,
tutti bloccati. Eppure, in questa situazione di malattia pressoché
terminale, la dirigenza della fabbrica trova il modo – ed evidentemente
le risorse – per sfornare due contratti di lavori nuovi di zecca. A
vantaggio, rispettivamente, di Cosmo Gentile e Giulia Di Pietro.
Chi sono? Rispettivamente il cognato di Remo Perna, socio privato
indagato per presunti reati connessi all’attività da imprenditore dello
zucchero, che accede agli utili dell’azienda pur non avendo versato per
intero la sua parte di capitale sociale, e che secondo i beninformati il
prossimo 19 gennaio uscirà fuori dai giochi decidendo di non partecipare
alla ricapitalizzazione, ovvero all’aumento di capitale sociale per 15
milioni di euro. L’altra è una giovane laureata, che nell’ottimo
curriculum di cui è titolare vanta anche un grado di parentela
strategicamente interessante. E’ la nipote di Teresio Di Pietro, uomo di
Michele Iorio, ex segretario Udc e attuale presidente di FinMolise, la
cassaforte della Regione Molise, che coinvolge fra le altre anche
un’altra società finanziaria riconducibile allo stesso Perna.
Per carità, siamo alle solite: i due lavoratori in questione hanno tutte
le carte in regola per ambire a un contratto come si deve senza la
mannaia della scadenza trimestrale o semestrale. Calati nei ruoli,
rispettivamente, di “supervisore degli acquisti” e “addetto ai rapporti
con l’esterno”, non si può davvero rimproverare loro nulla sul fronte
dei requisiti. Il punto, lo capirebbe anche un bambino poco sveglio, è
un altro. Ed è lo stesso sul quale si interrogano i dipendenti che
aspettano di avere stipendi e garanzie sul futuro occupazionale
dell’azienda. Insomma, il punto è una domanda che da giorni rende il
clima ancora più pesante: come può lo Zuccherificio fare assunzioni a
tempo indeterminato in questo momento tanto difficile, durante il quale
rischia il tracollo finanziario? E soprattutto: come possono le suddette
assunzioni, che tra non molto saranno pagate con soldi esclusivamente
pubblici, andare a beneficio di due parenti stretti di altrettanti
personaggi direttamente e indirettamente coinvolti nella gestione dello
stabilimento?
Ai posteri, come direbbe qualcuno, l’ardua sentenza. E ai soci la
decisione che si attende col fiato sospeso. Remo Perna resta o se ne va?
Pare che l’assessore alla Programmazione Gianfranco Vitagliano abbia
dato indicazioni precise sulla necessità di passare le quote da
privilegiate a ordinarie. In tal caso il socio privato ci dovrà
rimettere un bel po’ di soldi. Il 19 gennaio l’assemblea. Non si
escludono colpi di scena. |