Home Page


Stampa

 

La passera e il cinghiale

di Giuseppe Quartieri *
28-12-2011
 

La tradizione molisana vuole che l'animale nostrano sia certamente il lupo. Se Antonio Di Pietro fosse stato più collinare, più lineare, meno aggressivo, meno dotato della tipica furbizia nostrana e più dotato di pura intelligenza nostrana avrebbe potuto rappresentare molto bene il nostro lupo molisano. Purtroppo, però, Di Pietro non si comporta da vero lupo molisano ossia da lupo solitario, forte, gentile e poco aggressivo. Allora non ci resta che rappresentare il Molise con l'animale meno piacevole: il cinghiale.
Appunto il cinghiale è la figura emblematica delle colline molisane che rappresenta il Sannio del Nord. Il cinghiale ha da sempre la necessità e la tradizione di scendere a valle e di muoversi agilmente e con velocità lungo le valli e i tratturi del Molise. In quanto tale ha necessità concreta di infrastrutture moderne per il proprio movimento veloce. Quindi anche il cinghiale ha desiderio di avere una bella autostrada che unisca San Vittore a Termoli passando per Campobasso.
A questo punto, il cinghiale non deve fare altro che rivolgersi alla sua passera preferita e chiedere sovvenzionamenti e finanziamenti vari per realizzare l'opera da decenni agognata.
Il vecchio Presidente Onorario del Molise non ha soddisfatto questa richiesta popolare anzi la ignorata poiché non direttamente interessato: al popolo non resta che sperare nella passera solitaria.
Già, perché nessuno ha mai detto che “ù passariell'” sia stato veramente maschio e perché no, uno dei tanti ”gay” che vanno tanto di moda adesso, soprattutto lungo le painure pugliesi. A questo punto si può pure pensare che “u' passariell” sia stato e sia una femmina: una “passera”.
Allora ci si domanda ma questa passera passerà qualche volta nei cieli molisani per notare la necessità di infrastrutture che uniscano il Molise velocemente al Lazio, alla Campania e, perché no, anche alla Puglia anche se quest'ultima opzione non è molto ben desiderata dal popolo.
Eppoi, dove sono andati a finire i nostri progetti preliminari di una avio-superficie e/o direttamente di un piccolo aeroporto nella piana di Bojano????
È passato oltre un decennio ma si può veramente credere che sia passato tutto nel dimenticatoio poiché non si tratta di una bazzecola e non si può passarla in cavalleria tanto facilmente.
Il cinghiale ha cooptati tutti i nostri progetti e li ha riciclato agli isernini.
Questo non ci piace, ci amareggia e ci spinge a fare guerra ed anche guerra ambientale nei confronti di chi continua a spendere il denaro pubblico per soddisfare solo gli interessi del proprio clan e non per eseguire opere necessarie a tutto il popolo.
I nuovi impulsi economici del nuovo Governo dei cosiddetti “Tecnici” allontanano ogni possibilità di miglioramento. Ma poi questi tecnici chi sono? Riparatori di TV, riparatori di frigoriferi, riparatori di scarpe o altro tipo di artigiano tecnico che dir si voglia. No sono “economisti”. Eppure, da che mondo è mondo, la “economia” non è una “scienza” poiché non rispetta i criteri e la metodologia scientifica dettata da Galilei (ad esempio l'unità di misura cambia di giorno in giorno e quindi non può essere una scienza nel senso stretto e rigoroso della parola). Sostanzialmente gli economisti sono degli alchimisti, degli inventori e degli organizzatori delle disgrazie degli altri. Basta studiare un po' di storia dell'Umanità ed accorgersi di avere ragione a dubitare degli economisti.
Osservando i fenomeni economici (se così si può dire!), si nota che in Spagna, dopo la enorme crisi, il nuovo Governo ha ridotto le tasse togliendo potere alle banche ed ai banchieri. Già oltre due anni fa, gli Inglesi avevano nazionalizzato le banche quando questa idea era stata ventilata anche dai Tremonti (drei zinnen). La Banca d'Italia continua ad avere almeno quattro azioni privati: le prima quattro banche private d'Italia. Per Costituzione la Banca d'Italia dovrebbe essere dello Stato Italiano e quindi del popolo italiano e non di alcune aziende private. Questo non accade ma bisogna pensare che ci devono pur essere dei mezzi, dei metodi e dei tempi da rispettare perché il popolo si riprenda ciò che è suo e non di un gruppo di banche aguzzine.
Di fatto, il ritorno della Banca d'Italia nelle mani del popolo deve avvenire il più presto possibile senza colpo ferire e senza che il popolo o lo Stato Italiano debbano pagare.
Passera o non passera, cinghiale o non cinghiale, l'Europa delle banche sta trascinando i popoli europei ed in particolare il popolo italiano nel più nefasto periodo dopo la seconda guerra mondiale. Come ormai tutti dicono si tratta di un nuovo metodo per fare la guerra, un metodo non previsto dallo stesso Carl von Clausewitz ma che forse produrrà gli stessi danni se non maggiori.

 

 

* Presidente del Comitato Scientifico dei Circoli dell'Ambiente
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 
  NOTE: Questo sito fa largo uso di javascript e flash actionscript. Gli script utilizzati sono sicuri, non possono pertanto danneggiare in alcun modo il computer del visitatore, inoltre non prelevano informazioni personali di alcun genere.
Sito realizzato da Luca Martino - ®2008 - 2012