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Fondazione Pavone, 5 condanne e un’assoluzione.
Le dichiarazioni dell’on.Patriciello

19-06-2010
 

Più “malconcio” degli altri imputati, esce dal processo celebrato ieri e conclusosi a tarda sera e dopo parecchie ore di Camera di Consiglio presso il Tribunale di Campobasso, don Orlando Di Tella, il sacerdote che oltre ad essere stato riconosciuto colpevole - alla stregua degli altri 4 imputati di concorso in abuso di ufficio e con una pena inflittagli di un anno e sei mesi, si è visto confermare l’accusa di violazione di sigilli con altri 4 mesi di pena.
E’ giunto così a conclusione il primo grado di Giudizio per Aldo Patriciello, Mario Pietracupa, Erberto Melaragno, don Orlando Di Tella, Giovanni Di Renzo, Sergio Di Vico, quest’ultimo (funzionario della ASREM) completamente assolto da tutti i capi di imputazione. Gli imputati dovevano rispondere di parecchi capi di imputazione per la nota vicenda della trasformazione della Fondazione Pavone, in quel di Salcito, da riabilitativa a sanitaria, “promossa” e “sostenuta” secondo l’accusa da uno dei titolari della Neuromed, Aldo Patriciello, oggi eurodeputato e all’epoca dei fatti vice presidente della Giunta Regionale, da Mario Pietracupa, all’epoca Amministratore Delegato della Neuromed, già Presidente del Consiglio Regionale del Molise ed attuale consigliere regionale, dal dott. Egberto Melaragno, all’epoca Presidente della struttura di Venafro e “assecondata” dai Dirigenti regionali, dott. Giovanni Di Renzo e dott. Sergio Di Vico. Soddisfatto si è detto il PM Fabio Papa del riconoscimento del suo lavoro; mentre l’eccellente difesa di Patriciello, Pietracupa e degli altri imputati, Stellato, Ranaldi e Prencipe è riuscita a smontare davanti ai Giudici del Tribunale (Collegio composto dal Presidente dott. Michele Russo, giudici a latere Rinaldi Maria Rosaria e Laura Scarlatelli) gravi ipotesi di reato, quali la truffa qualificata.Sergio Di Vico, che esce dall’incubo durato parecchi anni, era difeso dall’ottimo avv. Saverio Costanzo.
Anche alla lettura della sentenza, erano presenti Patriciello e Pietracupa, che si son detti sereni e fiduciosi nei motivi di Appello che hanno preannunciato. L’on. Patriciello, che ha dichiarato di non voler usufruire della probabile “prescrizione”, affidava poi le sue considerazioni al seguente comunicato stampa:
“Il tribunale di Campobasso ha adottato una sentenza che non mi convince e che non ricostruisce la successione effettiva dei fatti che risalgono al lontano 2003. La decisione esclude che avrei concorso in una truffa a danno della Regione e stabilisce, al tempo stesso, che avrei, come privato cittadino, concorso nell’abuso d’ufficio che si assume commesso da un dipendente pubblico. Costui avrebbe, a parere dei giudici, rilasciato una autorizzazione sanitaria necessaria al funzionamento della struttura di Salcito adottando una sorta di presunto favoritismo.
Autorizzazione che, ironia della sorte, è stata concessa dopo ben tre anni e mezzo dalla richiesta e solo dopo ricorsi al Tar Molise e numerose denunce alla Procura della Repubblica di Campobasso e Isernia, oltre a molteplici diffide a provvedere ad una legittima istanza. Ebbene, vorrei precisare, che in casi analoghi, prodotti e documentati in sede di giudizio, tali autorizzazioni sono state rilasciate in un tempo assai ridotto: da un giorno fino a massimo tre, quattro mesi.
Tuttavia, sempre nel massimo rispetto della sentenza emessa dal tribunale, al cui esame gradirei sottolineare non mi sono mai sottratto con costante presenza in udienza, rinunciando ad avvalermi della mia funzione di europarlamentare per scongiurare periodici rinvii, auspico un tempestivo deposito della sentenza per consentire ai miei legali di predisporre immediato appello e scongiurare così l’alto rischio di prescrizione del quale non intendo assolutamente avvalermi.
Ho intenzione, infatti, di percorrere l’intero iter giudiziario, consapevole di essere estraneo anche rispetto a quest’ultima e marginale accusa”.

 

 

Tino Martino

 
 
 
 
 
 
 

  

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