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“malconcio” degli altri imputati, esce dal processo celebrato ieri e
conclusosi a tarda sera e dopo parecchie ore di Camera di Consiglio
presso il Tribunale di Campobasso, don Orlando Di Tella, il sacerdote
che oltre ad essere stato riconosciuto colpevole - alla stregua degli
altri 4 imputati di concorso in abuso di ufficio e con una pena
inflittagli di un anno e sei mesi, si è visto confermare l’accusa di
violazione di sigilli con altri 4 mesi di pena.
E’ giunto così a conclusione il primo grado di Giudizio per Aldo
Patriciello, Mario Pietracupa, Erberto Melaragno, don Orlando Di Tella,
Giovanni Di Renzo, Sergio Di Vico, quest’ultimo (funzionario della ASREM)
completamente assolto da tutti i capi di imputazione. Gli imputati
dovevano rispondere di parecchi capi di imputazione per la nota vicenda
della trasformazione della Fondazione Pavone, in quel di Salcito, da
riabilitativa a sanitaria, “promossa” e “sostenuta” secondo l’accusa da
uno dei titolari della Neuromed, Aldo Patriciello, oggi eurodeputato e
all’epoca dei fatti vice presidente della Giunta Regionale, da Mario
Pietracupa, all’epoca Amministratore Delegato della Neuromed, già
Presidente del Consiglio Regionale del Molise ed attuale consigliere
regionale, dal dott. Egberto Melaragno, all’epoca Presidente della
struttura di Venafro e “assecondata” dai Dirigenti regionali, dott.
Giovanni Di Renzo e dott. Sergio Di Vico. Soddisfatto si è detto il PM
Fabio Papa del riconoscimento del suo lavoro; mentre l’eccellente difesa
di Patriciello, Pietracupa e degli altri imputati, Stellato, Ranaldi e
Prencipe è riuscita a smontare davanti ai Giudici del Tribunale
(Collegio composto dal Presidente dott. Michele Russo, giudici a latere
Rinaldi Maria Rosaria e Laura Scarlatelli) gravi ipotesi di reato, quali
la truffa qualificata.Sergio Di Vico, che esce dall’incubo durato
parecchi anni, era difeso dall’ottimo avv. Saverio Costanzo.
Anche alla lettura della sentenza, erano presenti Patriciello e
Pietracupa, che si son detti sereni e fiduciosi nei motivi di Appello
che hanno preannunciato. L’on. Patriciello, che ha dichiarato di non
voler usufruire della probabile “prescrizione”, affidava poi le sue
considerazioni al seguente comunicato stampa:
“Il tribunale di Campobasso ha adottato una
sentenza che non mi convince e che non ricostruisce la successione
effettiva dei fatti che risalgono al lontano 2003. La decisione esclude
che avrei concorso in una truffa a danno della Regione e stabilisce, al
tempo stesso, che avrei, come privato cittadino, concorso nell’abuso
d’ufficio che si assume commesso da un dipendente pubblico. Costui
avrebbe, a parere dei giudici, rilasciato una autorizzazione sanitaria
necessaria al funzionamento della struttura di Salcito adottando una
sorta di presunto favoritismo.
Autorizzazione che, ironia della sorte, è stata concessa dopo ben tre
anni e mezzo dalla richiesta e solo dopo ricorsi al Tar Molise e
numerose denunce alla Procura della Repubblica di Campobasso e Isernia,
oltre a molteplici diffide a provvedere ad una legittima istanza.
Ebbene, vorrei precisare, che in casi analoghi, prodotti e documentati
in sede di giudizio, tali autorizzazioni sono state rilasciate in un
tempo assai ridotto: da un giorno fino a massimo tre, quattro mesi.
Tuttavia, sempre nel massimo rispetto della sentenza emessa dal
tribunale, al cui esame gradirei sottolineare non mi sono mai sottratto
con costante presenza in udienza, rinunciando ad avvalermi della mia
funzione di europarlamentare per scongiurare periodici rinvii, auspico
un tempestivo deposito della sentenza per consentire ai miei legali di
predisporre immediato appello e scongiurare così l’alto rischio di
prescrizione del quale non intendo assolutamente avvalermi.
Ho intenzione, infatti, di percorrere l’intero iter giudiziario,
consapevole di essere estraneo anche rispetto a quest’ultima e marginale
accusa”. |