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Esplode
la protesta degli assegnatari delle Case Popolari. Sul tavolo del
Commissario dello IACP, Teresio Di Pietro arrivano incessantemente
segnalazioni degli inquilini che lamentano la necessità di immediati
lavori di manutenzione (muri lesionati, pavimenti da rifare, infissi
rotti, umidità persistente, balconi pericolanti, ristrutturazione dei
palazzi, bagni fatiscenti). A nessuna di queste segnalazioni, l’avv. Di
Pietro dà la dovuta risposta (tanto che ormai si è guadagnato il
simpatico appellativo del “sordomuto”). Le scarica al Direttore Generale
e all’Ufficio Manutenzioni. Ma anche il direttore generale, ing. Nicola
Lembo, ha da sempre infiorettato la sua attività professionale al motto
“Quieta non movere” e si è guadagnato sul campo, il simpatico
appellativo di “lento pede”.
E così passano giorni, mesi, anni, senza che si intervenga. E gli
assegnatari si sentono presi in giro (vedi, il caso clamoroso, delle
centinaia di famiglie che abitano le case di Fontanavecchia che dopo
appena un anno dall’assegnazione degli alloggi si trovano a vivere
nell’indigenza pura, senza che peraltro, la magistratura, pur
interessata al caso, intervenga).
A Termoli, i 45 abitanti delle case IACP di Via Amalfi, sono addirittura
inferociti. “Ci prendono in giro” gridano ormai senza ritegno, nel
costatare che i lavori di ristrutturazione della copertura e del
piazzale antistante alle palazzine, iniziati con 4 mesi di “inspiegabile
ritardo” (ma solo apparentemente “inspiegabile” alla luce delle
suesposte considerazioni) sono stati interrotti, con la conseguenza che
continua il disagio dei cittadini che non possono usufruire del garage.
«Gli interventi dovevano essere ultimati lo scorso 6 febbraio, e invece
sono partiti il 3 febbraio. Dopo l’interruzione abbiamo più volte
contattato l’impresa. Ci hanno detto che i lavori erano interrotti per
il maltempo. Ma in questi giorni c’è stato il sole. Ci sentiamo presi in
giro e ci rivolgeremo alla magistratura”.
Nonostante sia stato realizzato 9 anni fa, l’edificio versa in
condizioni di degrado e pericolosità, a causa delle infiltrazioni
d’acqua che creano la muffa nelle abitazioni e delle crepe spaventose
che si sono aperte sui muri. La ditta, dopo l’intervento sul tetto del
condominio, ha anche lasciato, vicino agli ingressi, le canne fumarie
sostituite: «Hanno detto che dovevamo pensare noi a smaltirli”. |