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Ripabottoni, convegno sugli emigranti |
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| 08-09-2008 | ||||||||
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Testimonianze toccanti, di chi ha “subito” l’emigrazione. Il Convegno “La mia seconda Patria”, che si è tenuto a Ripabottoni, nella ricorrenza della tragedia di Marcinelle, è stato organizzato dall’Associazione Tito Barbieri, con il patrocinio del Comune di Ripabottoni e della Comunità Montana “Cigno Valle Biferno” di Casacalenda. La signora Nicolina Montagano ha raccontato la propria esperienza di figlia di emigranti, con il papà costretto a partire per la Germania negli anni ’60. Altre storie vissute sono state raccolte dagli alunni della Scuola Elementare di Bonefro : i lunghi addii, la visita medica, i documenti che vietavano l’espatrio siglati da una S per scabbia, una P per donna incinta, una X per deficienza mentale. Si è commosso anche il Presidente dell’Associazione socio-culturale “Tito Barbieri”, Domenico Ciarla, che ha introdotto i lavori del convegno spiegando la scelta della data dell’8 luglio, in concomitanza con la ricorrenza di Marcinelle. “Un fenomeno, quello dell’emigrazione italiana – ha spiegato – che è purtroppo di grande attualità. Dovremmo ricordare, quando parliamo dei tanti immigrati che hanno invaso il nostro Paese, di essere stati, fino all’altro ieri, zingari noi stessi”. E il convegno è entrato nel vivo, introdotto dal consigliere Cristofano Vincenzo. La ricercatrice e giornalista Mina Cappussi ha portato i saluti del Responsabile del Servizio per i Rapporti con i Molisani nel Mondo della Regione Molise, Teresio Onorato, impegnato nella 1^ Conferenza dell’America latina a mar del Plata e dell’incontro con le Associazioni di Molisani in Argentina. vi sono vicino col cuore. E la Cappussi ha relazionato sulla grande ondata migratoria che ha sconvolto il tessuto sociale italiano tra gli anni ’70 del 1800 e la prima guerra mondiale, ripresa con maggior vigore nel secondo guerra, quando l’Italia usciva da un conflitto che l’aveva fiaccata. “Di recente – ha ricordato la studiosa – sono stata a Bedford, in Inghilterra, dove gli italiani hanno lavorato nella fabbrica di mattoni London Brick. Gli italiani, i molisani, i bussesi in particolare, cocevano i mattoni che sono serviti a costruire la nuova Inghilterra”. Ed è andata indietro nel tempo, alla legge sull’emigrazione del 1888, varata dal Parlamento italiano il 30 dicembre di quell’anno, che riconosceva il diritto ad emigrare. Ha parlato dell’opera di Monsignor Bonomelli, mostrando un libricino originale del 1910, delle compagnie di navigazione, dei truffatori che facevano commercio di carne umana abbandonando gli emigranti al loro destino, della Legge sulla Frode in Emigrazione approvata dal Governo di Mussolini nel 1931, del provvedimento degli Usa del 1917 che vietava l’ingresso negli States degli italiani analfabeti, delle quote del ’21, abolite nel 1965. Un cenno agli schedati di Ripabottoni, De Julio Luigi Maria Arsenio, Di Julio Tito, Giovannitti Arturo. “Sono convinta – ha concluso – che per quanto possiamo fare per rimediare all’oblio in cui abbiamo relegato i molisani all’estero, non faremo mai abbastanza per restituire loro l’abbraccio della Terra d’origine”. Coinvolgente, a tutto tondo, forte e appassionata la relazione di Antonio D’Ambrosio, già Presidente del Consiglio Regionale del Molise, fondatore dell’Associazione “Pro Giovannitti”, firmatario della proposta di Legge che istituisce il Museo Regionale dell’Emigrazione intitolato ad Arturo Giovannitti. |
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LM |
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dal 31 maggio 2008 |
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