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Sabatini verso le dimissioni

09-03-2011
 

Lui non vuol sentir parlare di dimissioni e vorrebbe restare ancorato al timone di un Ente che, potenzialmente, costituisce un ottimo trampolino di lancio per le Regionali. Già ci aveva provato, alla guida dello IACP, dove Iorio lo aveva collocato ed era riuscito a farsi eleggere alla Regione. Poi Giustizia fu fatta. Fu dichiarato ineleggibile. Ma il piacere del potere, Sabatini, ce l’ha nel sangue. Vive di questo. Non è forse vero che gode dell’appoggio del Grande Elemosiniere (leggi Michele Iorio)? E noncurante dei rischi, procede come una locomotiva alla stazione prescelta.
Travolto dallo scandalo dell’acqua sporca, tenta ancora di galleggiare sulle sporche acque (che non sono le “chiare, dolci e limpide acque”, da lui sponsorizzate nelle TV locali (TVI), con i soldi dell’Ente anche quando il Magistrato (l’ottimo Luca Venturi della Procura di Larino) lo chiama a responsabilità penale per aver tentato di avvelenare gli ignari cittadini.
Ma il vento soffia forte e, mentre giorno dopo giorno il Presidente di Molise Acque - con tutto il potere di cui dispone, primo fra tutti i soldi dell’Ente - tenta di procurarsi pezze di appoggio per dimostrare la correttezza del suo operato nella triste vicenda, sono in molti a chiedere le sue dimissioni. Quell’incarico è ormai incompatibile con la sua funzione e con la sua condizione di inquisito per un reato pesantissimo che è previsto e punito con la reclusione non inferiore a 15 anni.
Iorio non presta orecchie, né è sensibile all’etica politica. L’ultimo caso è del Presidente dello IACP, Pierluigi Lepore, che indagato anche lui in due filoni di inchiesta, viene seraficamente riconfermato dal Presidente della Giunta, nel suo incarico di Commissario Straordinario dello IACP. Le dimissioni di Sabatini (ma, ci chiediamo, un amministratore inquisito, per dignità e correttezza oltre che per rispetto al Magistrato, non dovrebbe dimettersi spontaneamente?) sono chieste dalla pubblica opinione; dai consiglieri regionali di opposizione (sacrosanta la posizione di Massimo Romano); dai 70.000 cittadini scampati all’avvelenamento; dalle migliaia di cittadini che, in una class action senza precedenti nel Molise, gli chiedono un risarcimento milionario.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

  

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