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Pesantissimi i capi di imputazione, tra i quali l’avvelenamento di acque (15 anni di reclusione)
L’Avv. Stefano Sabatini indagato
L’inchiesta è del PM Luca Venturi della Procura di Larino

02-03-2011
 

Aveva negato di aver ricevuto un avviso di garanzia, il Presidente di “Molise Acque” e ha continuato imperterrito a pubblicizzare – con soldi dell’Ente e quindi con soldi pubblici- sulle TV locali (TVI ore 20,50 del 28 febbraio) le “chiare, dolci, fresche acque” che lui e il suo Ente erogavano. E’ evidente il tentativo di mettere una toppa alla tragedia che ha visto una intera popolazione rischiare la vita e che ora sta rinserrando le fila per una poderosa class action di cui Sabatini deve rispondere. Così, il maldestro tentativo di arginare le prove della sua condotta, sempre ricorrendo alle casse dell’Ente chiamando in aiuto anche il Ministero della Sanità.
Ma vi sono state interrogazioni parlamentari e la rabbia di 70.000 cittadini che reclamano giustizia.
Da qui, la meticolosa, approfondita e puntualissima indagine che il PM Luca Ventuti della Procura di Larino (un PM che per quello che già ci ha fatto vedere, farà certamente impallidire Magrone) ha portato avanti.
E il responso è arrivato: il Presidente e il direttore di Molise Acque sono accusati di reati pesantissimi: avvelenamento di acque (art. 439 c.p.: ” Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all’alimentazione prima che siano attinte o distribuite con il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a 15 anni”). E’ un reato che prevede l’arresto obbligatorio e la custodia cautelare per tanto che è grave. E che quindi ancora lascia col fiato sospeso; di falsità contro la fede pubblica ed omissione di atti d’Ufficio.
Il dottor Luca Venturi ha ricostruito la dinamica della sfiorata tragedia.
In particolare, è richiamata la conferenza di servizi convocata da Molise Acque il 2 novembre 2010, in occasione della moria delle carpe nel lago. l'Arpa Molise aveva evidenziato che i trialometani avevano raggiunto il limite massimo, 30 microgrammi per litro, già da alcuni giorni. I tecnici in quella occasione avevano indicato una serie di prescrizioni con l’obiettivo di far tornare il livello dei trialometani entro i limiti di legge. Si disse che in assenza di quelle misure la decomposizione delle carpe avrebbe fatto aumentare ulteriormente il livello di trialometani. Prescrizioni che però non sarebbero state prese in considerazione per tempo dai vertici di Molise Acque provocando, secondo la Procura, il conseguente avvelenamento dell'acqua.
Il P.M. sostiene quindi che questa gestione omissiva è stata la causa dell’inquinamento chimico dell’acqua, con tutte le conseguenze scaturite e i danni a una popolazione di circa 70mila residenti, privati del diritto all’acqua potabile per due settimane circa e costretti e rifornirsi di acqua minerale per bere e cucinare. Sabatini ha affidato la sua difesa all’avv. Antonio De Michele

 

 

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