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Una
causa collaterale al fenomeno dell’analfabetismo in Italia, è
l’abbandono scolastico che si verifica nel corso della scuola elementare
o della scuola media. Sono gli alunni della scuola dell’obbligo che si
perdono per strada e quasi sempre per cause di ordine economico-sociale:
famiglie in difficoltà economiche che utilizzano i minori in lavori
manuali (spesso mansioni di vigilanza di animali nella masseria
di famiglia o di terzi, come accade ancora in alcune regioni meridionali
e in particolare in Sardegna), che vengono mandati a bottega per
imparare un mestiere o per guadagnare un paga modesta, o per una
bocciatura subita, molto raramente per incomprensioni gravi con
l’insegnante.
Quando mi fu assegnata la sede definitiva di maestro elementare di ruolo
in un piccolo paese di collina, alle porte del Cilento, in provincia di
Salerno, mi ritrovai titolare di una pluriclasse di secondo ciclo
“rurale” (terza,quarta e quinta elementare, un’unica classe per carenza
di alunni). Per edificio scolastico una stanza di “masseria” lasciata
vuota da contadini emigrati all’estero: il sindaco del paese l’aveva
affittata per ospitare la mia pluriclasse in quella conca a valle
di Perdifumo, dove scorre il fiumiciattolo Testene.
Tra gli alunni, tutti figli di contadini della contrada, ce n’era uno ,
Salvatore, che frequentava la quinta elementare. Non assiduamente,
perché nel corso dell’anno scolastico avevo registrato che la sua
frequenza a scuola era regolata dal ritmo delle stagioni e dalla
climatologia locale: quando il tempo era cattivo (pioveva o nevicava),
Salvatore era presente in classe, quando il tempo si metteva al bello,
il banco di Salvatore diventava vuoto, anche per giorni. I compagni di
scuola furono solleciti a spiegarmi la causa delle sue assenze: “
Professò, quann’ chiove Salvatore vien’a scola, quann’u tiemp’ è bell’
tiene ‘da ‘baddà e’ capr” (Professore, quando piove Salvatore viene a
scuola, quando il tempo è bello deve pascolare le capre). Era tutto
chiaro: Salvatore era un alunno-lavoratore già a udici anni, alle
dipendenze di sua padre, padrepadrone!
Una mattina di primavera Salvatore si presentò in classe con i capelli
tosati in modo orripilante: sembrava uscito da un lager nazista. Aveva
subito una tosatura tipo “naziskin” ante-litteram, che lo faceva
somigliare ad un gallo cedrone. I compagni di classe lo guardavano e
ridacchiavano con tono di scherno: Salvatore abbassava gli occhi, che
testimoniavano la vergogna, per terra.. Gli chiesi quale parrucchiere
l’avesse mai conciato in quel modo, senza riceverne risposta.
I compagni morivano dalla voglia di parlare, alzando la mano: diedi loro
la parola. Mi informarono che il giorno precedente il padre di Salvatore
aveva tosato le capre del suo gregge e, per ultimo, aveva tosato anche
il figlio con le stesse cesoie usate per le capre,ottenendo un taglio
pastorale: intendeva così risparmiare sul parrucchiere!
Compresi il dramma familiare e sociale del mio alunno e vidi per lui un
futuro grigio di miseria e di privazioni, di lavoro duro nei campi, di
emarginazione. Trovai le parole per fargli comprendere l’importanza di
frequentare la scuola tutti i giorni per poter conseguire, a giugno, la
licenza di quinta elementare, indispensabile per espletare un qualsiasi
lavoro, anche se umile, nella nostra società. Convocai il padre che non
si presentò : lo invitai, attraverso il diario del figlio, a concedere a
Salvatore la possibilità di frequentare la scuola tutti i giorni,al fine
di poter conseguire la licenza elementare. In caso contrario correva il
rischio di una bocciatura per le numerose assenze e conseguente cattivo
esito delle prove d’esame. Correva il rischio di essere bocciato e
ripetere l’anno scolastico!
Incoraggiai il mio alunno-lavoratore, dopo aver conseguito la licenza
elementare, a proseguire gli studi, almeno fino alla licenza di scuola
media inferiore, se voleva sperare in un futuro migliore. Gli ricordai
che in un tema aveva scritto che, quando sarebbe diventato più
grandicello, aveva intenzione di emigrare nella Svizzera per cercare un
lavoro.
Quale lavoro avrebbe potuto svolgere senza un minimo titolo di studio?
Alle prove di esame di licenza Salvatore si presentò ben pettinato e
vestito a festa. Mi guardava, come per dirmi: ecco, sono venuto! Le sue
prove di esame furono scadenti da meritare una bocciatura: in barba ai
regolamenti scolastici che imponevano il raggiungimento della
sufficienza in tutte le materie d’insegnamento per essere approvato, lo
promossi ugualmente, motivando la mia scelta in una relazione, allegata
al registro d’esame. Intendevo incoraggiare l’alunno e dargli una prova
concreta della mia umana solidarietà. Ero certo che la bocciatura
avrebbe sortito solo l’effetto di un abbandono della scuola per sempre!
Verso Natale di quello stesso anno (mi ero intanto trasferito alle
scuole “G. Carducci” di Legnano) mi pervenne una lettera, con
calligrafia infantile, timbrata –Perdifumo-(SA). L’aprii, era di
Salvatore che mi scriveva per farmi gli auguri natalizi, per
ringraziarmi della promozione e per farmi sapere che si era iscritto
alla scuola media in paese: frequentava la prima classe!
Avevo preso una buona decisione promovendolo sottobanco: avevo così
rimesso in moto le aspirazioni e la volontà di Salvatore che si era
attivato per ricercare presso la segreteria della direzione didattica il
mio indirizzo, per scrivermi una lettera, per dirmi grazie!
Avevo evitato un abbandono scolastico, e non solo!
Dal libro “Molisani fuori
regione” di Orlando Abiuso-Lucio Trjano- Ed. XX REGIONE, 2008,Campobasso |