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di Orlando Abiuso

Dal “Diario di un maestro unico”:
Salvatore salvato dall’abbandono

22-12-2008

Una causa collaterale al fenomeno dell’analfabetismo in Italia, è l’abbandono scolastico che si verifica nel corso della scuola elementare o della scuola media. Sono gli alunni della scuola dell’obbligo che si perdono per strada e quasi sempre per cause di ordine economico-sociale: famiglie in difficoltà economiche che utilizzano i minori in lavori manuali (spesso mansioni di vigilanza  di animali nella masseria di famiglia o di terzi, come accade ancora in alcune regioni meridionali e in particolare in Sardegna), che vengono mandati a bottega per imparare un mestiere o per guadagnare un paga modesta, o per una bocciatura subita, molto raramente per incomprensioni gravi con l’insegnante.
Quando mi fu assegnata la sede definitiva di maestro elementare di ruolo in un piccolo paese di collina, alle porte del Cilento, in provincia di Salerno, mi ritrovai titolare di una pluriclasse di secondo ciclo “rurale” (terza,quarta e quinta elementare, un’unica classe per carenza di alunni). Per edificio scolastico una stanza di “masseria” lasciata vuota da contadini emigrati all’estero: il sindaco del paese l’aveva affittata per ospitare la mia pluriclasse in quella conca a valle
di Perdifumo, dove scorre il fiumiciattolo Testene.
Tra gli alunni, tutti figli di contadini della contrada, ce n’era uno , Salvatore, che frequentava la quinta elementare. Non assiduamente, perché nel corso dell’anno scolastico avevo registrato che la sua frequenza a scuola era regolata dal ritmo delle stagioni e dalla climatologia locale: quando il tempo era cattivo (pioveva o nevicava), Salvatore era presente in classe, quando il tempo si metteva al bello, il banco di Salvatore diventava vuoto, anche per giorni. I compagni di scuola furono solleciti a spiegarmi la causa delle sue assenze: “ Professò, quann’ chiove Salvatore vien’a scola, quann’u tiemp’ è bell’ tiene ‘da ‘baddà e’ capr” (Professore, quando piove Salvatore viene a scuola, quando il tempo è bello deve pascolare le capre). Era tutto chiaro: Salvatore era un alunno-lavoratore già a udici anni, alle dipendenze di sua padre, padrepadrone!
Una mattina di primavera Salvatore si presentò in classe con i capelli tosati in modo orripilante: sembrava uscito da un lager nazista. Aveva subito una tosatura tipo “naziskin” ante-litteram, che lo faceva somigliare ad un gallo cedrone. I compagni di classe lo guardavano e ridacchiavano con tono di scherno: Salvatore abbassava gli occhi, che testimoniavano la vergogna, per terra.. Gli chiesi quale parrucchiere l’avesse mai conciato in quel modo, senza riceverne risposta.
I compagni morivano dalla voglia di parlare, alzando la mano: diedi loro la parola. Mi informarono che il giorno precedente il padre di Salvatore aveva tosato le capre del suo gregge e, per ultimo, aveva tosato anche il figlio con le stesse cesoie usate per le capre,ottenendo un taglio pastorale: intendeva così risparmiare sul parrucchiere!
Compresi il dramma familiare e sociale del mio alunno e vidi per lui un futuro grigio di miseria e di privazioni, di lavoro duro nei campi, di emarginazione. Trovai le parole per fargli comprendere l’importanza di frequentare la scuola tutti i giorni per poter conseguire, a giugno, la licenza di quinta elementare, indispensabile per espletare un qualsiasi lavoro, anche se umile, nella nostra società. Convocai il padre che non si presentò : lo invitai, attraverso il diario del figlio, a concedere a Salvatore la possibilità di frequentare la scuola tutti i giorni,al fine di poter conseguire la licenza elementare. In caso contrario correva il rischio di una bocciatura per le numerose assenze e conseguente cattivo esito delle prove d’esame. Correva il rischio di essere bocciato e ripetere l’anno scolastico!
Incoraggiai il mio alunno-lavoratore, dopo aver conseguito la licenza elementare, a proseguire gli studi, almeno fino alla licenza di scuola media inferiore, se voleva sperare in un futuro migliore. Gli ricordai che in un tema aveva scritto che, quando sarebbe diventato più grandicello, aveva intenzione di emigrare nella Svizzera per cercare un lavoro.
Quale lavoro avrebbe potuto svolgere senza un minimo titolo di studio?
Alle prove di esame di licenza Salvatore si presentò ben pettinato e vestito a festa. Mi guardava, come per dirmi: ecco, sono venuto! Le sue prove di esame furono scadenti da meritare una bocciatura: in barba ai regolamenti scolastici che imponevano il raggiungimento della sufficienza in tutte le materie d’insegnamento per essere approvato, lo promossi ugualmente, motivando la mia scelta in una relazione, allegata al registro d’esame. Intendevo incoraggiare l’alunno e dargli una prova concreta della mia umana solidarietà. Ero certo che la bocciatura avrebbe sortito solo l’effetto di un abbandono della scuola per sempre!
Verso Natale di quello stesso anno (mi ero intanto trasferito alle scuole “G. Carducci” di Legnano) mi pervenne una lettera, con calligrafia infantile, timbrata –Perdifumo-(SA). L’aprii, era di Salvatore che mi scriveva per farmi gli auguri natalizi, per ringraziarmi della promozione e per farmi sapere che si era iscritto alla scuola media in paese: frequentava la prima classe!
Avevo preso una buona decisione promovendolo sottobanco: avevo così rimesso in moto le aspirazioni e la volontà di Salvatore che si era attivato per ricercare presso la segreteria della direzione didattica il mio indirizzo, per scrivermi una lettera, per dirmi grazie!
Avevo evitato un abbandono scolastico, e non solo!

Dal libro “Molisani fuori regione” di Orlando Abiuso-Lucio Trjano- Ed. XX REGIONE, 2008,Campobasso

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

  

dal 31 maggio 2008

 
 

 

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