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In
occasione dell’anno giubilare (28 agosto 2009-29 agosto 2010), per
celebrare gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino, S.E. Mons.
Angelo Spina e Mons. Eulo Tarullo hanno scritto questo interessantissimo
libro, che ci fa conoscere in maniera più approfondita la vita
dell’eremita del Morrone, vissuta nell’umiltà e nella luce divina.
Questo frate, nacque da umili contadini nel Molise tra il 1209 ed il
1215, visse da eremita nelle grotte del monte Morrone e nel 1294 fu
eletto Papa, ma dopo cinque mesi rinunciò al mandato, non per viltà, ma
per vivere nella verità di Dio senza cedere alle lusinghe del potere.
Morì nel 1296 nella rocca di Fumone (Frosinone) dove lo aveva fatto
imprigionare il suo successore, Bonifacio VIII. Fu proclamato santo nel
1313, appena 17 anni dopo la morte, a testimonianza della sua vita spesa
per annunciare con l’esempio la grandezza di Dio.
Il libro si compone di due parti, come si rileva dal titolo. La prima
raccoglie le riflessioni che il vescovo Angelo Spina scrive dopo avere
visitato i luoghi in cui visse, pregò ed operò S. Pietro Celestino. Le
riflessioni sono profonde e colpiscono la coscienza del lettore. Mons.
Spina evidenzia il valore della vita come “dono meraviglioso” che va
vissuto con gioia e con fede sempre in armonia con Dio come fece Pietro
Angelerio, che fu un ardente ricercatore di Dio fin da giovinetto,
<<percorse le strade della terra mosso da una forza interiore: la sete
di cercare Dio ed il desiderio di trovarlo>>. Egli cercava Dio nel
silenzio della grotta sul monte Morrone, ma non nel silenzio inteso come
assenza di suoni, bensì nel silenzio interiore in cui risuona nell’anima
solo la voce di Dio. Angelo Spina è un pellegrino che si sofferma nei
luoghi celestiniani, li osserva attentamente e fa delle considerazioni
importanti sulla ricerca di Dio, sul silenzio interiore, sul vivere
chiassoso ed egoistico dell’attuale società, sulla contemplazione, sulla
preghiera, sulla penitenza, sulla misericordia, ecc. e, riferendosi a S.
Pietro Celestino, scrive: <<Egli era eremita, cercatore di luoghi
solitari, seppe fare silenzio dentro di sé, perciò la parola risuonò nel
suo cuore come sorgente zampillante portatrice di vita>>. Inoltre, S.E.
ci invita alla contemplazione perché <<essa è un modo di vivere intuendo
e sperimentando il mistero di Dio e percependo l’unità del Creatore con
il creato>>. S. Pietro Celestino è stato un grande contemplativo, perciò
ha potuto cogliere la verità nella grandezza di Dio. Egli sprofondava in
Dio attraverso la preghiera. Infatti, spiega Mons. Spina, la preghiera è
importante perché è l’unione con Dio. Essa è il respiro dell’anima, il
colloquio rigeneratore con Dio e ci fa gustare ed amare l’armoniosa
bellezza della natura, perché il creato è un dono di Dio all’uomo.
Riflessioni interessanti sono anche quelle circa la forza devastante del
peccato sull’uomo. Comunque, l’uomo peccatore non deve disperare perché
la misericordia di Dio è infinita verso il peccatore pentito.
Per invitare alla pace, l’autore si sofferma a riflettere sulla
“Perdonanza” che S. Pietro Celestino donò alla città de L’Aquila
all’inizio del suo pontificato per <<indicare a tutti noi la via che può
portarci alla riconciliazione ed alla pace>>. Pietro del Morrone, però,
non viveva solo una vita contemplativa, ma anche di relazioni sociali in
cui cercava di aiutare tutti e da tutti era riamato e rispettato. Egli
incontrava pastori, poveri, benestanti, ricchi e portava loro la pace e
la parola di Cristo. Con lui nacquero i cenobi, luoghi in cui si viveva
in comunione con altri fratelli. Il suo scopo era quello di insegnare a
vivere per il bene comune e non per il proprio egoismo e i propri
interessi.
Angelo Spina, al termine di queste sue riflessioni esalta la figura di
S. Pietro Celestino e ritiene che egli non fece il gran rifiuto, come
scrisse Dante, ma si dimise da Papa per il suo amore di servire e non di
comandare, concetto ribadito anche da grande poeta, Francesco Petrarca,
che scrisse: <<Egli depose il massimo pontificato perché lo sentiva come
un peso che gli dava la morte>>.
Tutte queste riflessioni sono espresse da Angelo Spina con grande
chiarezza, con linguaggio comprensibile da tutti e con una capacità di
convinzione straordinaria. Per essere più esplicito, più chiaro, più
convincente, l’autore riporta anche aneddoti piacevoli e ricchi di
insegnamenti. La lettura di queste pagine dona serenità e dolcezza nel
cuore e nella mente. Spiana la strada che conduce a Dio. Scuote chi non
crede e lo illumina, rafforza la fede in chi ancora è tormentato da
qualche dubbio sulle verità religiose.
Mons. Eulo Tarullo nella seconda parte del libro si sofferma anch’egli
sulla figura di Celestino V, ascolta le considerazioni di alcuni storici
che hanno giudicato l’eremita una figura incapace di governare la
Chiesa, che in quel tempo viveva situazioni molto travagliate e quelle
di altri che lo hanno ritenuto un illuminato dal Signore, un eroe del
distacco dai beni della terra e si schiera dalla parte di questi ultimi,
perché pensa che Pietro da Morrone fu e rimane un grande santo. A
testimonianza riporta parte della Bolla di Canonizzazione del 5 maggio
1313 in cui è scritto: <<Il distacco dalle attrattive del mondo sino
alla meravigliosa sua rinuncia, ce lo rendono degno di ammirazione>>.
L’autore, con linguaggio accattivante, passa ad una puntuale descrizione
dei luoghi celestiniani, la cui dislocazione si trova al’incirca sul
monte Morrone, presso Palena, Campo di Giove, Pacentro, Sulmona,
L’aquila, Pratola Peligna, Popoli, ed altri paesi. Mons. Tarullo ne
parla con tanto afflato che fa sentire il carisma e la santità di S.
Pietro Celestino che in essi si respira. Questa seconda parte del libro
è anche un’ottima guida per i pellegrini, che fa riscoprire il culto del
santo del Morrone, molto vivo nella diocesi di Sulmona-Valva, ed è uno
strumento per diffondere maggiormente la conoscenza delle virtù del
santo e dei luoghi in cui visse ed operò, come uomo di Dio, penitente,
laborioso, scevro dal peccato, adoratore della croce e fedele servitore
della Chiesa.
Don Eulo traccia anche un profilo biografico dell’eremita, molto utile
per averne una conoscenza della sua esistenza molto travagliata.
Conclude il libro un’appendice ricca di foto in cui si possono ammirare:
lo stemma pontificio di San Pietro Celestino; Pietro del Morrone in
raccoglimento; il santuario “Madonna dell’altare” in Palena (CH) ; il
monastero benedettino di San Giovanni in Venere (CH); l’eremo di Santa
Croce, monte Morrone, Sulmona (AQ); la grotta di fra’ Pietro, eremo di
Sant’Onofrio, Sulmona (AQ); Santo Spirito a Maiella, Roccamorice (PE);
Abbazia di Santa Maria di Faifoli, Montagano (CB); San Bartolomeo in
Legio, Roccamorice (PE); l’eremo di Sant’Onofrio, Sulmona (AQ); la
Basilica di Santa Maria di Collemaggio, L’Aquila; l’Abbazia di Santo
Spirito, Sulmona (AQ); il Castello di Fumone (FR) e le sacre spoglie di
San Pietro Celestino V.
In conclusione, la lettura di questo libro vibrante d’amore per
l’altissimo Signore è salutare per la mente, per il cuore e soprattutto
per l’anima. |