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LA
LEGGENDA della "suina" parte da una storiella messicana. Il virus
sarebbe partito dal Messico: il paziente zero era un bambino di 5 anni,
Edgar Hernandez, originario di La Gloria (Veracruz). L'assunto,
inizialmente smentito, viene confermato dal Governatore di quella città,
Fidel Herrera, solo il 26 aprile 2009, diverse settimane dopo la morte
del primo niño e le segnalazioni di 400 persone contagiate, tutte a La
Gloria. Perché proprio in quel luogo apparentemente fuori dal mondo? I
media messicani e la popolazione locale non hanno dubbi: la colpa
sarebbe da attribuire agli scempi ambientali perpetrati dalla
multinazionale americana Smithfield Company, la maggior produttrice
statunitense di carne suina, presente in Messico con la controllata
Granjas Carrol, che dispone di circa quaranta stabilimenti produttivi,
tutti compresi nella Valle del Perote, zona a confine tra lo stato di
Veracruz e quello di Puebla, dove si trova appunto La Gloria. Secondo
fonti non governative, e secondo gli attivisti messicani che da
quattordici anni si battono per proteggere se stessi e la loro terra, la
causa dell'influenza A sarebbe da ricercare nell'inquinamento acquifero
prodotto dagli scarichi industriali di Granjas e in quello atmosferico
dovuto alle carcasse di maiali abbandonate en plein air. In pista scende
subito Big Pharma e i vaccini sono tre: il Celvapan, prodotto
dall'americana Baxter; il Pandemrix della britannica GlaxoSmithKline; il
Focetria, della svizzera Novartis. Il via libera arriva dall'Agenzia
Europea del Farmaco, l'Emea, tramite una sottocommissione, la Chmp, che
si occupa dei prodotti medicinali per uso umano. Organismi non del tutto
imparziale. Ralph Edwards, responsabile del l'Uppsala Monitoring Centre
svedese ed esperto di farmacologia, afferma che «le Agenzie regolatorie
hanno molti più rapporti con le aziende farmaceutiche che con i
cittadini». «Questo è un grosso problema anche dell'Emea», conferma
Mauro Venegoni, componente dell'organismo consultivo di farmacovigilanza
del Chmp e direttore dell'ufficio farmacovigilanza dell'Aifa, la
corrispondente italiana dell'Emea. Può risultare allora interessante
puntare l'attenzione su alcuni illustri connazionali che operano tra l'Emea
e il Chmp e sulle strutture in cui svolgono nel nostro paese la loro
attività.
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