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L'Università del Molise e il tarlo che voleva conquistare la quercia

di Manuele Martelli *
10-01-2011
 

C'è una casta di potere, accusata sempre di amministrarlo con legami parentali, con i soliti privilegi personali. Ma c'è un'altra casta, più perniciosa, che finge scalpore ogni volta che il proprio, infimo interesse è toccato. E' una casta subacquea che non ha ruoli perché forse non ha neppure qualità. Malgrado ciò, non ha la dignità alta dell'avversario politico, anzi. Si tratta solo di eterni ‘competitor', di tutto e di tutti. Perniciosi perché di fatto annientano anche la politica delle opposizioni. Vi si insinuano urlando allo scandalo, ma finiscono per divorarne il cuore, come tarli. Visti da fuori, visti dalla parte di un giovane studente, che nulla ha a che fare con tutto ciò, fanno tristezza. Io so che nell'Università del Molise ho una possibilità di esistenza migliore, di conoscenza.
Laureando in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ho conosciuto docenti tra i quali annovero Massimo Bagarani, Delegato per i rapporti con l'Ufficio Europa della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane a Bruxelles e già Assessore al Bilancio della Regione Calabria, docente di Politica Economica; Matteo Luigi Napolitano, delegato internazionale del Pontificio Comitato di Scienze storiche per i temi di storia contemporanea, docente di Storia delle Relazioni Internazionali; Cinzia Dato, già Senatrice della Repubblica, docente di Scienza Politica; Giuseppe Pardini, proveniente dalla Scuola Superiore S.Anna di Pisa, già docente della Luiss, professore di Storia dei movimenti e dei partiti politici; ma ancora lo storico Giovanni Cerchia, docente di Storia Contemporenea; Maria Beatrice Deli, docente di Organizzazione Internazionale presso la Luiss; Alberto Vespaziani, proveniente da una formazione accademica targata ''Harvard'', docente di Diritto Pubblico ... Ma sono travolto, senza averne colpa alcuna, in una battaglia strumentale che fuori dal Molise sembra vera, sembra legittima. Da qui la vediamo meglio e sentiamo la reale portata. Se dico 'parentopoli', se dico 'clientelismo', fuori mi danno retta, sembro sincero. Ma io, giovane studente, so bene quanto sia incongruente l'allarme con il rischio reale. E mi chiedo quale coscienza abbia chi è disposto a uccidere me, il mio futuro, le mie possibilità pur di punire, adombrare, attaccare il suo personale 'competitor'. Quale strano cinismo può essere giustificato se dietro di sé lascia solo calunniose ‘ammuine' per fare chiasso. (!)
Mi chiedo, davvero, perché un giovane studente debba rinunciare a qualcosa che concretamente aveva perché qualcuno, estromesso dal gioco, si mette a dare calci e distrugge pallone e porta. La gente molisana queste cose le sa e non li prende sul serio. Ma fuori, la stampa nazionale, non può ignorare e se anche correttamente, dà loro risalto per dovere di informazione, finisce involontariamente per dare dignità pubblica a persone che hanno piccole, mediocri aspirazioni private.

 

 

* studente dell'Università
degli Studi del Molise

 
 
 
 
 
 
 

  

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