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Pronti
a votare per Fini, purché voti contro Berlusconi. A dirlo è il
Segretario del PD (ex Falce e Martello, ex Quercia, ex DS, ex Ulivo, ex
Ministro), il querulo Bersani. A dirlo è il Capo Gruppo PD alla Camera
(ex DC, ex Margherita, ex Segretario defenestrato del PD) il redivivo
galleggiante sulla sponda dei nuovi “compagni”, che non ha ancora il
coraggio di cambiare nome e continua a chiamarsi Dario Franceschini
(solo in questo distinguendosi almeno da Fini che oltre al suo passato
abiurato e alla posizione politica sta studiando la possibilità di
cambiare anche il nome).
Pronti a votare Fini purché voti contro Berlusconi, lo dice anche l’ex
DC, ex Margherita ed ex Ministro malamente defenestrata nel Governo
Prodi, la pseudo“Cattolica” ma verace “Antipatica nuova Compagna”,
Presidente del PD e perché no anche Vice Presidente di uno dei due rami
del Parlamento, Rosy Bindi.
E il primo fra tutti, in tempi non sospetti, e che ha dovuto quindi
sopportare anche l’ipocrisia di Franceschini ed altri esponenti del suo
Partito, a dirlo, è stato il Capo dei Capi dei comunisti italiani, ex
Presidente del Consiglio, ex Segretario dei DS, ex Ministro, ex
Presidente della Camerale, nientepopodimeno che l’immarcescibile Massimo
D’Alema.
Che bella compagnia. Tutti a cercare l’ex fascista, l’ex
anti-comunista-viscerale, l’ex Camerata, l’ex ministro “sdoganato” da
Berlusconi, e messo dallo stesso Berlusconi nello scranno di Presidente
della Camera, sul quale ha meditato il più vile dei tradimenti, la
congiura di Palazzo.
Un giorno sì e l’altro pure ciancia di legalità, come Di Pietro e i
nemici di Silvio Berlusconi. E’ davvero squallido costatare come la
terza carica dello Stato si appiattisca ogni giorno sul Presidente della
Repubblica – al quale dedica una sviolinata al giorno- per irrobustire
la “cordata” antiberlusconiana.
L’abiura del passato e forse la vergogna, non lo scompongono più di
tanto. E sulla faccia di bronzo i richiami alla coerenza, all’onestà,
all’affidabilità e alla dignità scivolano come acqua e non lasciano
segno.
In tutto questo, gli ex comunisti e i nuovi “compagni” del PD, gioiscono
come fanciullini. Hanno ritrovato un nuovo compagno, anti-berlusconi,
con il quale sognare.
Ma, come dicevamo, oltre a rendere lo spettacolo stomachevole di un Fini
che prende il posto di Gramsci, Lenin, Togliatti, Stalin nel cuore degli
ex comunisti, una volta “duri e puri” che ancora oggi cianciano di
rigore morale, di linea politica, di politica sociale, il sogno è
destinato a durare una notte di mezza estate. Mai, gli italiani
permetteranno il colpo di Stato. Non s’illudano i nostri. Nessun
Governo, al di fuori di quello che gli Italiani hanno voluto e vogliono,
vedrà la luce. In ogni caso di tornerebbe alle urne e sarà un’altra
nottata di mal di fegato di tutta questa bella compagnia
antiberlusconiana. Mentre, la maggioranza degli Italiani stapperebbe la
bottiglia di Spumante perché Fini sarà tornato a guidare un manipolo
piccolo piccolo di questuanti neo-compagni di destra (l’incoerenza che
guida ormai tutti i pensieri dell’ex Camerata non gli permetterà mai di
non godere dello spazio di destra dello schieramento politico). |
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«Signor Vicepresidente del
Consiglio, Lei mi ricorda Palmiro Togliatti. Il comunista più odioso che
abbia mai conosciuto, l’uomo che alla Costituente fece votare l’articolo
7 ossia quello che ribadiva il Concordato con la Chiesa Cattolica. E che
pur di consegnare l’Italia all’Unione Sovietica era pronto a farci
tenere i Savoia, insomma la monarchia. Non a caso quelli della Sinistra
La trattano con tanto rispetto anzi con tanta deferenza, su di Lei non
rovesciano mai il velenoso livore che rovesciano sul Cavaliere, contro
di Lei non pronunciano mai una parola sgarbata, a Lei non rivolgono mai
la benché minima accusa.
Come Togliatti è capace di tutto. Come Togliatti è un gelido calcolatore
e non fa mai nulla, non dice mai nulla, che non abbia ben soppesato
ponderato vagliato per Sua convenienza. (E meno male se, nonostante
tanto riflettere, non ne imbrocca mai una). Come Togliatti sembra un
uomo tutto d’un pezzo, un tipo coerente, ligio alle sue idee, e invece è
un furbone. Un maestro nel tenere il piede in due staffe. Dirige un
partito che si definisce di Destra e gioca a tennis con la Sinistra. Fa
il vice di Berlusconi e non sogna altro che detronizzarlo, mandarlo in
pensione. Va a Gerusalemme, con la kippah in testa, piange lacrime di
coccodrillo allo Yad Vashem, e poi fornica nel modo più sgomentevole coi
figli di Allah. Vuole dargli il voto, dichiara che “lo meritano perché
pagano le tasse e vogliono integrarsi anzi si stanno integrando”.
Quando ci sbalordì con quel colpo di scena ne cercai le ragioni. E la
prima cosa che mi dissi fu: buon sangue non mente. Pensai cioè a
Mussolini che nel 1937 (l’anno in cui Hitler incominciò a farsela col
Gran Muftì zio di Arafat) si scopre «protettore dell’Islam» e va in
Libia dove, dinanzi a una moltitudine di burnus, il kadì d’Apollonia lo
riceve tuonando: “O Duce! La tua fama ha raggiunto tutto e tutti! Le tue
virtù vengono cantate da vicini e lontani!”. Poi gli consegna la famosa
spada dell’Islam. Una spada d’oro massiccio, con l’elsa tempestata di
pietre preziose. Lui la sguaina, la punta verso il sole, e con voce
reboante declama: “L’Italia fascista intende assicurare alle popolazioni
musulmane la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi
del Profeta, vuole dimostrare al mondo la sua simpatia per l’Islam e per
i musulmani!”. Quindi salta su un bianco destriero e seguito da ben
duemilaseicento cavalieri arabi si lancia al galoppo nel deserto del
futuro Gheddafi.
Ma erravo. Quel colpo di scena non era una reminiscenza sentimentale, un
caso di mussolinismo. Era un caso di togliattismo cioè di cinismo, di
opportunismo, di gelido calcolo per procurarsi l’elettorato di cui ha
bisogno per competere con la Sinistra e guidare in prima persona
l’equivoco oggi chiamato Destra.
Signor Vicepresidente del Consiglio, nonostante la Sua aria quieta ed
equilibrata Lei è un uomo molto pericoloso. Perché ancor più degli ex
democristiani (che poi sono i soliti democristiani con un nome diverso)
può usare a malo scopo il risentimento che gli italiani come me
esprimono nei riguardi dell’equivoco oggi chiamato Sinistra. E perché,
come quelli della Sinistra, mente sapendo di mentire. Pagano-le-tasse, i
Suoi protetti islamici?!? Quanti di loro pagano le tasse?!? Clandestini
a parte, spacciatori di droga a parte, prostitute e lenoni a parte,
appena un terzo un po’ di tasse! Non le capiscono nemmeno, le tasse. Se
gli spiega che servono ad esempio per costruire le strade e gli ospedali
e le scuole che anch’essi usano o per fornirgli i sussidi che ricevono
dal momento in cui entrano nel nostro paese, ti rispondono che no: si
tratta di roba per truffare loro, derubare loro. Quanto al Suo
vogliono-integrarsi, si-stanno-integrando, chi crede di prendere in
giro?!?
Uno dei difetti che caratterizzano voi politici è la presunzione di
poter prendere in giro la gente, trattarla come se fosse cieca o
imbecille, darle a bere fandonie, negare o ignorare le realtà più
evidenti. Più visibili, più tangibili, più evidenti. Ma stavolta no,
signor mio. Stavolta Lei non può negare ciò che vedono anche i bambini.
Non può ignorare ciò che ogni giorno, ogni momento, avviene in ogni
città e in ogni villaggio d’Europa. In Italia, in Francia, in
Inghilterra, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Danimarca, ovunque si
siano stabiliti. Rilegga quel che ho scritto su Marsiglia, su Granada,
su Londra, su Colonia. Guardi il modo in cui si comportano a Torino, a
Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma.
Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e
rifiuta d’integrarsi come i musulmani. Nessuno. Perché Maometto la
proibisce, l’integrazione. La punisce. Se non lo sa, dia uno sguardo al
Corano. Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono.
Intanto gliene riporto un paio. Questa, ad esempio: “Allah non permette
ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce
affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di
vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla
Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano
a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”. Oppure questa:
“Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente
mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino.
Assediateli, combatteteli con qualsiasi sorta di tranelli”.
In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci.
Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia.
Signor Fini, ma perché come capolista dell’Ulivo non si presenta Lei?». |
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